Il futuro delle centrali convenzionali, a gas e carbone, solleva ancora tanti punti interrogativi anche in Germania, dove è in atto una costante metamorfosi verso le energie rinnovabili. La nuova politica energetica della Repubblica Federale, che con l’uscita dal nucleare punta all’obiettivo dell’80% di energia pulita nel 2050, sta provocando un forte calo nei profitti delle utilities. «Molti dei nostri impianti sono in perdita», dichiara Bernhard Guenther, Direttore Finanziario di RWE (Rheinisch-Westfälisches Elektrizitätswerk), compagnia elettrica tedesca con sede a Essen.

Secondo il comunicato stampa divulgato dalla utility ad agosto, con la continua crescita dell’energia solare in Germania, molte centrali elettriche, alimentate da fonti fossili, non sono più redditizie. “Durante la prima metà del 2013 – prosegue il comunicato – la Divisione di Energia da Fonti Tradizionali di RWE ha registrato un crollo dei profitti di circa i due terzi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”.

Secondo Phys.org, portale internazionale di notizie scientifiche, la network agency che gestisce le chiusure di centrali elettriche, avrebbe ricevuto circa 15 richieste di cessazione delle attività dalla fine del 2012. La stessa RWE avrebbe annunciato la chiusura di impianti per una potenza installata di circa 4,3 GW in Germania e in Olanda, paese verso il quale convogliavano gran parte delle esportazioni di elettricità tedesca.

Tuttavia il gruppo di Essen conferma le previsioni, non proprio negative, diffuse lo scorso marzo, che annunciavano per il 2013 un utile netto di 2,4 miliardi di euro che in effetti non si discosterebbe troppo da quello del 2012. Lo sviluppo delle energie pulite in Germania, che a gennaio 2013 aveva contribuito per il 21,9% della generazione elettrica del paese (vedi Qualenergia.it), è stato però in grado tra aprile e giugno di ridurre al solo 10% la capacità di lavoro delle centrali RWE.

Lo scenario prospettato non è diverso per la rivale E.ON, società di vendita di energia elettrica e gas naturale. “Le centrali E.ON in Germania stanno lavorando per niente”, dichiara l’amministratore delegato Johannes Teyssen, che starebbe valutando un’eventuale spostamento in Turchia, dove l’utility ha già una forte presenza.

Secondo i dati di BDEW (Bundesverband der Energie-und Wasserwirtschaft), associazione tedesca dell’energia e dell’acqua, se si guarda alla produzione di energia elettrica nelle centrali, l’utilizzo del gas naturale già nel 2012 era crollato di quasi il 27%. Se da un lato questo cambio di paradigma ha fornito una forte spinta iniziale alle esportazioni, dall’altro “ha determinato nel corso del tempo un’evidente difficoltà economica per gli operatori delle centrali elettriche alimentate a gas”, ha dichiarato Hildegard Müller, Presidente dell’esecutivo BDEW, secondo quanto riportato dal sito dell’associazione.

“Il BDEW presenterà una proposta per la progettazione futura del mercato e quindi per l’integrazione delle energie rinnovabili e fossili. È necessario pensare a come migliorare il coordinamento e il controllo della rivoluzione energetica in atto”, conclude il presidente. Per questo motivo il BDEW ha avanzato con il WWF la proposta di un ‘Forum Nazionale rivoluzione energetica’ che dovrebbe garantire uno scambio costante tra i leader dei governi federali e statali volto a garantire una partecipazione equa di tutte le parti coinvolte nella transizione energetica.

In ogni caso, una volta portata a termine la riconversione energetica iniziata nel 2011, le utilities tedesche dovranno scegliere se ampliare il proprio profilo ‘green’ o accontentarsi di una sempre più piccola fetta di mercato. Reinventarsi o scomparire?

GP