Il ‘taglia-bollette’ di Zanonato è una pericolosa ipoteca sul sistema elettrico nazionale

Tagliare le bollette a debito, come vuole fare il ministro Zanonato, sarebbe un provvedimento estremamente pericoloso. Per ridurre il peso degli incentivi alle fonti rinnovabili si scaricherebbero sulla prossima generazione decine di miliardi di euro di oneri, senza alcuna garanzia che le bollette saranno più capienti e si ipotecherebbero in modo irreparabile le scelte future di politica energetica del Paese.

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Premessa: preferiremmo commentare un disegno di legge, non le anticipazioni del ministro Zanonato su un possibile provvedimento taglia-bollette. Visto però che si ventila, come al solito, l’inserimento in un decreto legge, il provvedimento finale sarà verosimilmente noto solo alla firma di Napolitano. Per cui non ci resta che prender posizione sulle parole del Ministro e le indiscrezioni di stampa, sperando di aver capito male.

Come spiegato altrove su queste pagine, l’idea del ministero dello Sviluppo Economico sarebbe quella di tagliare intorno a 3 miliardi di euro dalle bollette (e in particolare dalla componente tariffaria A3, a copertura degli incentivi alle fonti rinnovabili) raccogliendo le risorse attraverso l’emissione di titoli obbligazionari da parte del GSE. Le risorse per il pagamento degli interessi e il rimborso dei titoli verrebbero da uno speculare aumento, differito nel tempo, della medesima componente A3.

Apparentemente è un’idea geniale: si tagliano le bollette a imprese e famiglie, senza intervenire su livelli e scadenze degli incentivi corrisposti ai produttori da fonti rinnovabili. Ma c’è un piccolo particolare: secondo una prima analisi di Assoelettrica, il piano del Governo porterebbe in una quindicina di anni a un debito tariffario cumulato di 50 miliardi di euro, da rimborsarsi a carico delle bollette dal 2029 in poi. Diciamo 6 miliardi l’anno per altri 10 anni, contando gli interessi.

Se l’idea del Governo fosse effettivamente questa, ossia programmare un deficit tariffario strutturale nel medio termine, si tratterebbe di un provvedimento iniquo, miope e pericoloso.

Iniquo, perché scaricherebbe letteralmente sulla prossima generazione decine di miliardi di euro di oneri a remunerazione di impianti di cui beneficiamo primariamente noi, senza alcuna garanzia che le bollette dei nostri figli saranno più capienti.

Miope, perché ipotecherebbe in modo irreparabile le scelte future di politica energetica. La SEN prevedeva che post 2016 il calo del monte incentivi storico avrebbe liberato risorse per supportare, ad esempio, il repowering di impianti eolici tecnologicamente superati: il piano Zanonato impegnerebbe preventivamente quelle risorse al servizio del debito tariffario, precludendone utilizzi alternativi.

Inoltre, una volta asservite le bollette al servizio di titoli obbligazionari, diventerebbero impercorribili (senza l’assenso degli obbligazionisti) ipotesi di trasferimento del carico incentivi dalla bolletta ad una carbon tax. Infine, l’esigenza pressante di base imponibile favorirebbe misure microeconomicamente irrazionali quali l’imposizione di oneri di rete e di sistema sulla generazione distribuita.

Soprattutto, tagliare le bollette a debito sarebbe un provvedimento estremamente pericoloso. Come insegna la catastrofica esperienza spagnola, i deficit tariffari hanno la fastidiosa tendenza ad andare rapidamente fuori controllo, mentre eventuali tensioni sui mercati dei capitali possono impedire il collocamento delle obbligazioni. In entrambi i casi i rimedi per riequilibrare il sistema sono solo due, rialzi shock delle bollette ovvero tagli retroattivi disastrosi alla remunerazione degli investimenti in fonti rinnovabili e nell’infrastruttura di rete.

Il caso spagnolo dovrebbe essere un potente monito contro ogni ipotesi di deficit tariffario. Assoelettrica, incomprensibilmente (a meno che sappia qualcosa che noi ignoriamo), ha accolto l’idea con favore. Ma anche gli investitori in fonti rinnovabili, che vedessero nel piano Zanonato un’assicurazione rispetto all’ipotesi di tagli retroattivi diretti, farebbero bene a pensarci due volte: con una bomba ad orologeria alle fondamenta del sistema elettrico, le prime vittime dell’onda d’urto di una probabile deflagrazione sarebbero ovviamente loro.

 

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