Capacity payment o non capacity payment? Anche l’Europa se lo sta chiedendo e sta chiedendo agli stakeholder se e con quali modalità sia opportuna l’introduzione della misura, che – pagandoli anche per la potenza messa a disposizione anziché solo per l’energia prodotta – dovrebbe difendere gli impianti termoelettrici più flessibili e costosi dalla concorrenza delle fonti rinnovabili.

Se la Commissione europea, non sembra favorevole alla remunerazione della capacità, temendo che possa distorcere il mercato a favore delle fonti convenzionali  a scapito di efficienza e rinnovabili, l’industria elettrica invece il salvagente lo vorrebbe, eccome. Mentre i regolatori lo ritengono accettabile, ma con diversi distinguo.

La posizione dell’industria europea si può leggere nel documento che Eurelectric ha fatto avere alla Commissione (allegato, pdf) e in cui torna a lanciare l’allarme per i danni che le rinnovabili stanno provocando agli impianti convenzionali più costosi: i decisori politici devono introdurre meccanismi di remunerazione della capacità per consentire la copertura dei picchi di domanda e assicurare un’adeguata capacità di back-up, sostiene l’associazione.

Meno propenso all’introduzione del capacity payment è invece il Consiglio dei regolatori energetici, Ceer, che (vedi allegato, pdf) la ammette solo ove permangano “significative distorsioni” e a patto che avvenga in modo armonizzato a livello comunitario tenendo scrupolosamente conto della capacità di interconnessione. Un efficiente scambio di flussi elettrici transfrontalieri è infatti, a giudizio di Ceer, il modo migliore e prioritario per risolvere i problemi di bilanciamento del sistema.

Di capacity payment in questo ultimo anno si è parlato spesso. Soprattutto nei due mercati elettrici in cui le rinnovabili sono cresciute più rapidamente – il nostro e quello tedesco – sole e vento, producendo a costo marginale zero, per via del merit order effect che fa fermare gli impianti a partire dal più costoso, stanno costringendo i cicli combinati a gas a rimanere sempre più inutilizzati, con perdite economiche significative. Impianti che per ripagare l’investimento fatto dovrebbero lavorare 4-5mila ore l’anno, ne stanno invece funzionando in media 2-3mila.

L’allarme è rilanciato nel documento di Eurelectric: “il mercato – si legge – è distorto (dagli incentivi alle rinnovabili, ndr) e la fattibilità della generazione convenzionale è minacciata dalla riduzione delle ore di funzionamento, cosa che potrebbe mettere a rischio la sicurezza del sistema. Inoltre, questo potrebbe mettere in discussione la decisione di nuovi investimenti come pure il mantenimento del parco esistente.”

Insomma, i grandi dell’elettricità convenzionale sono preoccupati per lo sviluppo delle fonti pulite, come pure di quello, ancora potenziale, dei sistemi di accumulo, che taglierebbero ulteriormente il prezzo dell’energia nei picchi, di domanda incrementando la competitività delle rinnovabili ed emarginando ancor più la produzione termoelettrica. E come si legge in un recente rapporto di Moody’s ne hanno motivo: “Il forte incremento delle rinnovabili ha avuto un profondo impatto negativo sui prezzi della produzione e la competitività delle società attive nella generazione termoelettrica in Europa. Quelle che un tempo erano considerate aziende stabili hanno visto il loro modello di business sconvolto e noi ci aspettiamo che la crescita progressiva della produzione rinnovabile intacchi ulteriormente la qualità del credito delle utility europee”.

La salvezza potrebbe essere il capacity payment? Vari paesi, tra cui il nostro, ci stanno pensando ma la tempistica e le modalità rimangano incerte, senza contare che le misure potrebbero contrastare con le indicazioni del Terzo pacchetto UE per la rimozione delle barriere tra gli Stati e la maggiore interconnessione energetica. Interconnessione che, come ribadito nel documento presentato da Consiglio dei regolatori alla Commissione, deve restare la via prioritaria per rendere più efficiente il sistema elettrico europeo.

In Italia dove la posta in gioco è molto alta – circa 25 miliardi di euro di (avventati) investimenti in cicli combinati che rischiano di andare in fumo (vedi QualEnergia.it)  – il capacity payment dovrebbe partire dal 2017. Il documento di Terna che ne stabilisce le modalità è in consultazione e la versione definitiva dovrebbe essere pronta per il prossimo aprile.