In Europa il solare termico, dopo due anni di calo, recupera terreno. In Italia, invece, nel 2011 è andato male. Con un crollo del 15% delle installazioni si è praticamente tornati ai livelli del 2007. Un peccato visto che questa tecnologia, nella quale sono attive molte aziende italiane, è tra le rinnovabili una di quelle con il miglior rapporto tra costi per l’incentivazione e benefici in termini di resa energetica ed economica. La colpa è della burocrazia e dell’inefficacia del sistema incentivante, quella detrazione del 55% dal futuro perennemente incerto, indebolita dal fatto che si sia deciso di spalmarla su 10 anni anziché su 5-

È quanto emerge dal rapporto 2011 dell’associazione europea dell’industria del solare termico, ESTIF, che registra viceversa i primi segnali di recupero dal 2008 per il resto d’Europa (vedi allegato). Un dato, quel -15% italiano, che – ci fanno sapere da Assolterm, l’associazione italiana del solare termico, che fornisce i dati a ESTIF – è basato su una stima provvisoria, in attesa di elaborare i numeri definitivi che si conosceranno a fine mese. Ma che non lascia dubbi sul fatto che il 2011 sia stato una brutta annata per questa fonte.

Ecco cosa si legge nel rapporto al capitolo Italia: “Qui la parola chiave è ‘impredevedibilità’: sul destino delle detrazione del 55%, sull’annuncio di una tariffa feed-in per il calore (il cosiddetto conto energia termico, ndr), sul futuro economico. Nonostante la solida presenza (italiana, ndr) nell’industria e ambiziosi obiettivi nel Piano nazionale per le rinnnovabili, il Governo sta ritardando l’adozione di un quadro normativo chiaro e stabile per il settore”, si legge. E il riferimento è all’atteso decreto sulle rinnovabili termiche, che voci di corridoio ci dicono dovrebbe essere presentato molto presto.

Messo in ombra dal fotovoltaico – spiega il report ESTIF – il solare termico in Italia è stato ostacolato anche dal fatto che la detrazione del 55% spalmata su 10 anni rende meno attraente l’investimento e che installare un impianto in Italia su certi edifici sta diventando sempre più difficile a causa degli ostacoli amministrativi (si veda Qualenergia.it, Quegli ostacoli autorizzativi agli impianti solari).

Ecco che nel nostro Paese – che resta comunque il secondo mercato europeo dopo la Germania per dimensioni assolute – le installazioni, dice la stima ESTIF, sono calate del 15% in un anno: nel 2011 sono state di 290 MWt, pari a 415mila mq, un po’ sotto al livello del 2007 (vedi grafico sopra). In totale in Italia ora sono installati circa 2,15 GWt di solare termico.

Nonostante il sole generoso, la dipendenza dal gas estero e un’industria molto presente nel settore, ci troviamo però ad avere molto meno solare termico pro-capite rispetto ad altri Paesi europei. Abbiamo infatti 35,5 kWt di potenza da solare termico ogni 1.000 abitati, quando la media europea è di 51,7 kWt/1.000 abitanti e Paesi con irradiazione minore come Germania, Austria e Danimarca arrivano rispettivamente a 128,4 kWt/1.000 ab., 332,2 kWt/1.000 ab.e 73,5 kWt/1.000 ab.(vedi grafico sotto).

Nel complesso invece, si legge nel report, il mercato dei 27 Paesi UE più la Svizzera nel 2011 ha tenuto, restando praticamente stabile rispetto all’anno precedente, intorno ai 2,6 GWt. Il totale installato in quest’area è arrivato 26,3 GWt che producono 18,8 TWh all’anno e il settore ha mosso 2,6 miliardi di euro e dato lavoro full-time a circa 32mila addetti.

La Germania ha rappresentato anche l’anno scorso la forza trainante con 889 MWt installati: una crescita dell’11% rispetto al 2010 che porta l’installato a oltre 10,5 Gwt. Sorpresa dell’anno la Polonia che ha visto le installazioni crescere del 70% (177,5 MWt), divenendo così la quarta potenza solare (europea) dell’anno dopo Germania, Italia e Spagna (187 MWt, -20% rispetto al 2010) e alla pari con la Francia (176 MWt, -2%). A livello mondiale, impressionano i dati della capacità installata nel 2011 in Cina (29.900 MWt, +16%) e in Turchia (1.264 MWt, +9%).

Il report ESTIF (pdf)