Come la politica può cambiare gli scenari energetici

Il Governo ha iniziato a indicare alcune linee di intervento sul tema dell'energia. In un Paese che ha bisogno di obiettivi ambiziosi e moderni, il Ministro Passera ha puntato il dito contro i costi delle rinnovabili, glissando però sui molteplici impatti positivi che stanno dando e potranno dare all'intero sistema economico. L'editoriale di Gianni Silvestrini.

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L’intervento di Corrado Passera la settimana scorsa rappresenta uno dei primi segnali della volontà del Governo di voler affrontare la tematica energetica nella sua complessità. Il tempo è maturo: dopo che il pendolo delle politiche è passato dalle improduttive pianificazioni degli anni Settanta e Ottanta alla liberalizzazione spinta negli ultimi 15 anni, si pone la necessità di definire una strategia con obiettivi chiari, scenari ambiziosi, strumenti efficaci. Il tutto in un contesto caratterizzato da prezzi energetici crescenti e da obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti estremamente impegnativi.

Il Ministro ha annesso grande importanza, come è giusto, all’efficienza energetica. Su questo fronte occorrerà una seria riflessione perché i risultati, specie in questa fase, potranno essere molto rilevanti. Oltre a rendere costanti le detrazioni fiscali del 55%  e a definire obiettivi incisivi al 2020 per i certificati bianchi, andrà favorita l’esplosione di centinaia di Esco a caccia di risparmi di energia mediante l’accesso a fondi di rotazione nazionali e regionali; andrà inoltre lanciato un programma nazionale di riqualificazione dell’edilizia pubblica in grado di intervenire annualmente sul 2,5% del patrimonio, come richiesto ultimamente anche dalla Commissione Energia del Parlamento europeo.

Passera è poi preoccupato per il peso sulle bollette delle fonti rinnovabili. Timore comprensibile, in particolare per il fotovoltaico sfuggito di controllo in un periodo in cui mancava addirittura il ministro allo Sviluppo Economico. Si parla di 9 miliardi/anno già accumulati e di 14 a regime per l’insieme delle rinnovabili.

Vero, ma riflettiamo un attimo. Intanto l’impatto dell’energia solare sulla formazione dei prezzi toglierà 1 miliardo alle bollette. Vanno poi conteggiate le riduzioni delle importazioni di gas grazie al boom dell’elettricità verde (3 miliardi di metri cubi in meno nel periodo 2008-11 e 7 miliardi di CO2 non emessa, con un risparmio per il Paese di 1,5 miliardi di euro). Inoltre i costi del Cip6, già calati dai 3,6 miliardi del 2006 a 1,2 miliardi, continueranno a ridursi. Un altro paio di miliardi verranno, infine, tolti dalle bollette grazie alla liberalizzazione del mercato del gas. Come si vede, il fardello delle rinnovabili risulterà più che dimezzato. E diventerà ancor più leggero considerando tutte le entrate per lo Stato in termini di Iva e di tasse pagate dalle migliaia di aziende che sono sorte. Dunque, attendiamo che l’emanazione dei prossimi decreti sulle rinnovabili elettriche e termiche consideri con saggezza tutti le ricadute positive per il Paese.

A proposito di metano e di petrolio, Passera propone di raddoppiare la produzione nazionale. Su questo punto andrebbe fatta una riflessione di fondo. Non sarebbe più saggio lasciare questo ‘tesoretto’ alle generazioni future quando il prezzo dei combustibili fossili schizzerà alle stelle? Considerando anche che, volendo, l’attuale produzione di metano (8 miliardi mc, 10% dei consumi) potrebbe raddoppiare grazie alla produzione di biogas. E che una quantità analoga potrebbe essere risparmiata nel settore civile.

Anche in questo caso, le decisioni politiche possono cambiare notevolmente gli scenari energetici.

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