L’Ue vuole mettere al bando le trivellazioni nell’Artico

La Commissione chiede uno stop multilaterale all’estrazione di gas, petrolio e carbone nella regione: oltre che per il clima, si teme per il dominio sull’Artico di Russia e Cina.

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Niente più estrazioni di petrolio e gas nell’Artico: l’annuncio della Commissione europea è arrivato mercoledì, con la presentazione della strategia europea “per un Artico più verde, pacifico e prospero” (link in basso).

L’Ue, che ha tre stati membri con territorio artico, ha affermato che c’era una “necessità geopolitica” di schierarsi sul futuro della regione, poiché il riscaldamento globale apre la competizione per le risorse e la prospettiva di nuove rotte marittime.

L’obiettivo che Bruxelles si pone è di arrivare a “un obbligo giuridico multilaterale volto a non consentire alcun ulteriore sviluppo di riserve di idrocarburi nell’Artico o nelle regioni contigue”, impegno che includerebbe un patto a non acquistare i combustibili fossili estratti dalla regione.

Il non nominato elefante nella stanza sono chiaramente Russia e Cina.

Sul versante Usa, il presidente Joe Biden ha sospeso le licenze di trivellazione petrolifera nell’Arctic National Wildlife Refuge, annullando la decisione presa dal suo predecessore Donald Trump. Anche il Canada ha emesso, già nel 2016, una moratoria di cinque anni sulle trivellazioni in Artico.

Altamente improbabile invece che il Cremlino vari una moratoria, almeno sul breve termine. Per la Russia, le risorse naturali dell’Artico valgono il 10% della sua produzione economica e Mosca sta valutando nuove rotte marittime, mentre l’anno scorso, Rosneft ha iniziato a perforare due pozzi nel Mare di Kara, nell’Artico russo, dopo che un progetto precedente era stato sospeso a causa di problemi legati alle sanzioni occidentali.

L’Ue, spiega il documento della Commissione, è un importatore netto di petrolio e gas dell’Artico e si stima sia responsabile del 36% dei depositi di nerofumo, cioè la polvere finissima costituita prevalentemente di carbonio e dovuta alla combustione incompleta di fossili e biomasse, che accelera il riscaldamento globale diminuendo la capacità di riflettere i raggi del sole.

“La regione artica – ha dichiarato il commissario Ue per l’ambiente, Virginijus Sinkevičius – si sta riscaldando tre volte più velocemente del resto del pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci e del permafrost nell’Artico accelerano ulteriormente il cambiamento climatico e hanno enormi effetti a catena”, accennando alla vera e propria bomba climatica costituita dagli idrati di metano ancora per non molto imprigionati dal freddo.

A firmare il documento assieme a Sinkevičius, il capo della politica estera dell’Ue, Josep Borrell. Sotto alla strategia pubblicata c’è infatti la preoccupazione che Russia e Cina arrivino a dominare la regione. “L’intensificato interesse per le risorse e le rotte di trasporto dell’Artico potrebbe trasformare la regione in un’arena di competizione locale e geopolitica e possibili tensioni, potenzialmente minacciando gli interessi dell’Ue”, afferma il documento.

Cinque degli otto membri del Consiglio Artico sono Stati membri dell’Ue (Svezia, Finlandia, Danimarca) o strettamente associati all’Ue (Norvegia e Islanda).

Il territorio artico danese, la Groenlandia, ha scelto di lasciare la Comunità economica europea nel 1985, sebbene rimanga una parte autonoma della Danimarca. L’Ue ora vuole aprire un ufficio a Nuuk, la capitale della Groenlandia. Canada, Russia e Stati Uniti sono gli altri tre membri del Consiglio Artico, organismo intergovernativo volto a promuovere la cooperazione nella regione.

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