Il Gestore Servizi Energetici (GSE), così come molti addetti ai lavori, è certo che il 2011, anno della tempesta perfetta dei diversi ‘conto energia’ che si sovrappongono, del decreto “Salva Alcoa”, delle decine di interpretazioni dei decreti ministeriali, delle 190mila domande di incentivi, non potrà più ripetersi per molti motivi. Facciamocene una ragione, il mercato fotovoltaico italiano non è da 9,2 GW (potenza entrata in esercizio nel 2011), almeno non ora. In effetti se si ragiona in termini di impianti realizzati e non di impianti in esercizio, lo scorso anno è stato più o meno sulla stessa linea del 2010, forse anche leggermente inferiore. 

Come ha detto l’ing. Francesco Trezza responsabile dell’Unità Conto Energia del GSE, nel corso del workshop organizzato alla Conferenza dell’Industria Solare (CIS-IT), svoltasi a Roma il 23 e 24 febbraio, il mercato nazionale è più propriamente da 5-6 GW/anno. “Come si può pensare che quello italiano possa essere un terzo di tutto il mercato FV planetario? E’ qualcosa che oggi spaventa e non può essere un fatto positivo”, ha affermato Trezza.

Sottoposto a dure critiche, soprattutto nell’ultimo semestre, il servizio del GSE per forza di cose dovrà nel 2012, almeno tra marzo ed aprile, ritornare su livelli qualitativi pre-2011. I dati che provengono dall’ente dicono che nel 2011 la capacità di gestione delle pratiche era di un terzo rispetto alle domande presentate, con conseguenti lunghi tempi di risposta. Oggi, invece, la situazione si è completamente ribaltata: “questa situazione non è ancora riscontrabile da parte degli operatori perché stiamo in effetti utilizzando la nostra maggiore capacità per smaltire il più velocemente possibile le grosse giacenze che si erano accumulate”. “Oggi siamo in grado di produrre tra le 35mila e le 40mila comunicazioni al mese – ha spiegato il rappresentante del GSE -. Quindi attualmente possiamo, tra chiusure di procedimenti e avvii agli incentivi, lavorare intorno ai 20mila progetti al mese. E non credo che esista al mondo una sola organizzazione in grado di gestire questa mole di progetti e con un tale complessità”.  La speranza per le prossime settimane è dunque di vedere rispondere il GSE nei tempi corretti di 60 giorni.

Il quarto conto energia è nato con l’idea di semplificare il meccanismo, ma questo purtroppo non è accaduto. “Dalle intenzioni alle decisioni poi passa tutto un mondo di situazioni che portano ad altri risultati. E da un certo punto di vista il quarto conto energia è stato ancora più complesso da gestire”, ha sottolineato Trezza. Diverse le criticità, ancora non risolte. Nel corso del workshop ne sono emerse solo alcune.

Un esempio è il premio del 10% per i prodotti europei. Si è visto come in corso d’opera questo incentivo aggiuntivo sia stato esteso anche a componenti e prodotti extra UE, anche assemblati in tali contesti, purché si riuscisse a dimostrare la provenienza dall’Europa di alcuni componenti e materiali. “La gestione di questo premio è di una complessità assoluta, totale”, dice Francesco Trezza.  “Il GSE si trovava di fronte a due scelte: o arrenderci e quindi darlo a tutti quelli che lo richiedevano oppure cercare di fare una distinzione seria. Quest’ultima soluzione ci è sembrata più opportuna. Poi però ci siamo resi conto che procedendo in quel modo avremmo allungato ancora in maniera esagerata i tempi di accettazione delle domande, perché nella quasi totalità dei casi in cui c’era stata la richiesta del premio la documentazione consegnataci non rispondeva ai requisiti che avevamo stabilito nelle regole applicative”.

Sarebbe iniziato così il lungo processo di richiesta di integrazione documentale, di fatto insostenibile economicamente per tutti, soprattutto per i soggetti responsabili. Il GSE ha spiegato che per questo motivo si è scelto di non valutare specificatamente il riconoscimento del premio. “In questa fase infatti riconosciamo il premio del 10% a tutti quelli che ce lo richiedono; però ci riserviamo in un prossimo futuro, allorché avremo smaltito tutte le nostre giacenze, di prendere in mano tutta la documentazione ed eventualmente procedere nell’iter normale di richiesta di documenti integrativi”, ha detto Trezza nel corso del workshop.

Altro tema di difficile gestione è anche quello relativo alla realizzazione degli impianti a terra in caso di terreni agricoli dismessi. L’attestazione dovrebbe provenire dalle Regioni in base ad una legge pubblicata diversi anni fa (che aveva un obiettivo esattamente contrario a quello concernente il quarto conto energia, cioè di indurre i proprietari a non abbandonare i terreni). Poiché le Regioni non hanno mai attuato quella legge, non possono attestare il cosiddetto abbandono dell’area agricola. “Noi come GSE – dice Trezza – non possiamo autonomamente derogare a qualcosa che è esplicitamente richiesto da un decreto e quindi non possiamo accettare autodichiarazioni da parte dello soggetto responsabile”.

C’è poi il problema dei Comuni che non rilasciano il documento che attesta l’idoneità del titolo autorizzativo  (in caso di edilizia libera) al momento della richiesta. Molti Comuni si rifiutano di produrre tale documento e non ne hanno la possibilità. “Anche qui, visto che noi dobbiamo solo applicare delle regole dettate, in questo caso, da un decreto ministeriale, non possiamo prescindere da una richiesta di documentazione prevista, appunto, dal Governo”.

Altra questione annosa è quella dell’integrazione architettonica innovativa e della lista o catalogo dei prodotti idonei a questa tipologia di impianto, appositamente incentivata. Il GSE rassicura, affermando che su questa lista, tanto attesa, si è ormai in dirittura d’arrivo (comunque sarà pubblicata non prima di aprile, ndr).

Ma perché non è stata fatto prima? “Non potevano presentare una lista di pochissimi prodotti o soluzioni industrializzate alle quali sarebbe stato riconosciuto il ‘Titolo III’. Avremmo provocato una turbativa del mercato, creato un polverone e tante polemiche. In realtà le soluzioni possibili erano potenzialmente tante. Abbiamo allora aspettato di avere un campione rappresentativo delle diverse soluzioni tecniche e che a breve termine pubblicheremo sul nostro sito. Stiamo infatti per far partire le lettere ai proprietari degli impianti per la richiesta del consenso alle immagini, proprio ai fini della pubblicazione”.

Il GSE si dice disponibile, dopo questo tumultuoso periodo, a tornare alle buone pratiche di due anni fa, come quella di organizzare Focus Group su temi specifici e di dialogare con le Associazioni, cose per le quali in questo anno e mezzo è mancato il tempo.

Abbiamo illustrato la posizione del GSE, ma sappiamo che per gli operatori sono ancora moltissime le questioni aperte. Non esiteremo a parlarne, sempre nella speranza che si riapre un flusso di comunicazioni costruttivo per tutti.