Le rinnovabili nel 2010 hanno contribuito – importazioni incluse – al 35,2% della produzione elettrica immessa in rete nel nostro Paese, salendo di due punti dall’anno precedente. Crolla invece la quota dei prodotti petroliferi: dal 3,4% del 2009 all’1,7%. In calo anche il nucleare (ovviamente tutto d’importazione): pesa per l’1,2% contro l’1,5% del 2009; stabili gas e carbone. 

Sono gli ultimi dati diffusi dal Gestore dei Servizi Energetici riguardanti il mix medio nazionale dell’energia elettrica immessa in rete relativo agli anni di produzione 2009 e 2010 di seguito riportati (vedi tabelle e grafico).

Sul sito del GSE il dettaglio delle modalità di calcolo del mix elettrico.

Va tenuto presente che le percentuali in questione includono anche l’energia importata, sul cui conteggio molti sono critici: si sospetta infatti che spesso i Certificati di origine che dovrebbero garantire che l’elettrictà acquistata all’estero sia pulita siano falsi, e che quella importata sia in realtà in parte energia proveniente da fonti convenzionali, come il nucleare francese (Qualenergia.it, Il trucchetto della falsa energia verde importata).

Oltre a questo ricordiamo che le percentuali fornite qui sono calcolate in maniera significativamente diversa da quelle relative agli obiettivi nazionali del “20-20-20”, per le quali si fa riferimento al consumo interno lordo nazionale. Il 17% di rinnovabili sui consumi finali di energia che l’Italia deve raggiungere entro il 2020, riguarda non solo l’energia elettrica ma anche quella termica e per i trasporti.

Per quel che riguarda la parte elettrica dell’obiettivo nazionale, il Piano d’azione nazionale presentato nel luglio 2010, punta a soddisfare con le rinnovabili il 25% dell’elettricità agli usi finali.

Quel 25% di elettricità però è calcolato in maniera completamente diversa dal 35% del mix presentato dal GSE. Come spiega a Qualenergia.it, l’ingener Davide Valenzano del GSE, il mix elettrico medio dell’energia elttrica immessa in rete nel 2010 include il totale dell’elettricità importata, non tiene conto delle perdite di rete né dell’elettricità autoconsumata nelle centrali stesse, ed è riferito al solo 2010 (vedi tabella relativa al 2009).

Al contrario, nel calcolare le percentuali valide per l’obiettivo 2020, riferite agli usi finali, si conteggia solo una parte delle importazioni dall’estero (quelle dai paesi con cui ci sono progetti comuni e trasferimenti statistici, si veda art. 35 e 36 del decreto 28 del 3 marzo 2011), si tiene conto anche dell’elettricità consumata sul luogo di produzione e delle perdite di rete (indicativamente il 6-7% della produzione).

Insomma, anche se nel mix elettrico medio sull’energia immessa in rete le rinnovabili hanno raggiunto già il 35% è presto per cantare vittoria. Il risultato è sicuramente buono, ma la strada da fare verso l’obiettivo 2020 è ancora molta.