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L’industria dell’auto che investe nelle rinnovabili

La Volkswagen decide di incrementare il suo piano di investimento nella produzione di energia rinnovabili, soprattutto eolico, con circa un miliardo di euro in due anni. Un cambio di approccio che fa capire come lo sguardo sull'energia pulita in Germania stia cambiando anche nel grande settore manifatturiero tradizionale.

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Un interessante segnale di cambiamento nella visione del grande settore manifatturiero ci viene dalla decisione dell’industria automobilista tedesca Volkswagen di lanciare con maggior forza un piano di investimento in due anni per un impegno di quasi un miliardo di euro nella produzione di tecnologie che utilizzano fonti rinnovabili. A fine giugno la casa automobilistica aveva pensato di investire 600mila euro nel medio termine, ora, a distanza di poche settimane, spiega il Financial Times Deutschland, punta ad un sostanziale incremento del budget.


La società intende acquisire una partecipazione in almeno due nuovi parchi eolici offshore attualmente in costruzione e potrebbe anche annunciare, entro fine anno, una partnership con il developer eolico Windreich.


Per la Volkswagen questo interesse nell’energia pulita non è una novità: già alcune sue fabbriche come quella dove si costruisce la Passat, nella città portuale di Emden, usufruiscono di elettricità da eolico grazie ad accordi con l’utility locale. Qui la centrale eolica può fornire annualmente 20 milioni di kWh. Anche l’unità Volkswagen Kraftwerk GmbH ha firmato di recente un accordo di fornitura per ritirare dal 2013 il 10% dell’elettricità da impianti idroelettrici della Austria’s Verbund da consumare presso 12 impianti di produzione.


Merita una riflessione il fatto che forse questo approccio farebbe storcere il naso in Italia, dove la produzione di auto, benché in gravissima e forse irreversibile crisi, ha ancora un qualcosa di sacro, e non sarebbe quindi visto di buon grado un simile spostamento di risorse. Significativo che la decisione della Volkswagen nasca anche dall’obiettivo della casa automobilistica di ridurre l’ammontare delle emissioni di gas serra della sua produzione del 40% in 10 anni, rispetto al 2010.


L’intero sistema economico tedesco guarda con attenzione al cambiamento nella modalità generazione elettrica con le fonti rinnovabili. Anzi le sinergie tra produttori da rinnovabili e industria sono sempre più profonde. Il punto debole di questa evoluzione resta nelle grandi aziende energetiche. Dopo la decisione di uscire dal nucleare che comporterà per loro perdite nei profitti, oggi queste temono nuovi impegni economici, specialmente nelle rinnovabili che finora hanno visto come soluzioni costose e non adatte per l’utilizzo su larga scala. Di fatto le grandi utility hanno rappresentato un ostacolo alla più rapida evoluzione verso le energia pulite. Se pensiamo che la E.ON tedesca ha meno del 9% della propria produzione elettrica da rinnovabili e che la RWE questa quota è meno dell’uno per cento, si può capire quali sia stato l’atteggiamento dei grandi gruppi nei confronti di queste fonti.


Ma nonostante questo il settore è cresciuto e maturato, tanto che le stesse organizzazioni delle rinnovabili e il presidente della Federal Network Agency (Bundesnetzagentur), Matthias Kurth, hanno dichiarato di recente che la sfida dei prossimi anni sarà quella di uscire il più rapidamente dal sistema di incentivazione per passare ad un completamente market-oriented. Obiettivo è competere con tutte le fonti tradizionali.

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