Certificare l’impronta ambientale dell’edificio

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Oltre alla certificazione energetica dell'edificio si sta facendo strada la sua valutazione e certificazione ambientale. La metodologia utilizzata e lo strumento di valutazione in Italia oggi fanno capo al Protocollo ITACA. iiSBE Italia, un chapter di iiSBE internazionale, supporta le Regioni nella sua applicazione a livello locale. I Corsi di formazione.

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Oggi per progettare un edificio in maniera corretta non si può più prescindere da una attenta ‘progettazione’ della sua prestazione energetica, nonché della sua impronta ambientale. Ciò significa valutare quanto la realizzazione del manufatto e la sua successiva fase di esercizio contribuiranno al prelievo di risorse dal nostro ecosistema (materie prime, acqua, superfici boschive, terreni, qualità dell’aria, ecc.). Il comparto dell’edilizia rappresenta circa il 12% del PIL nazionale, ed è responsabile del 40% delle emissioni di CO2. È evidente quindi la necessità di una ferrea regolamentazione che ne garantisca una maggior sostenibilità negli anni a venire.


In quest’ottica accanto alla ormai acquisita certificazione energetica si sta facendo strada la valutazione (e relativa certificazione) ambientale, che rappresenta un naturale completamento del giudizio sulla qualità di un manufatto edilizio che dovrà dunque essere progettato non solo per contrarre il fabbisogno energetico delle utenze, ma anche l’impatto sulle risorse ambientali.


A livello internazionale negli ultimi anni sono stati numerosissimi i sistemi di valutazione energetico-ambientale degli edifici che hanno optato per questo tipo di ‘approccio olistico’. Senz’altro più conosciuto è il Green Building Challenge (GBC), risultato di studi condotti dal 1996 ad oggi da parte di un network mondiale composto da istituti ed enti di ricerca, sia pubblici che privati, appartenenti a 25 diverse nazioni, con la finalità di sviluppare un sistema che potesse divenire in futuro lo standard internazionale di riferimento per la valutazione energetico-ambientale del patrimonio edilizio.


Nel 2000 il GBC diede vita a iiSBE (international initiative for a Sustainable Built Environment) un’organizzazione internazionale non profit nata con l’obiettivo di mettere a punto gli strumenti e i metodi per applicare in modo efficace, declinandoli a ogni contesto nazionale, i principi elaborati anni prima dal GBC. La metodologia sviluppata da iisbe, chiamata SBMethod, e il relativo strumento, l’SBTool, permettono di quantificare, attraverso un punteggio di prestazione, il livello di sostenibilità di una costruzione rispetto alla prassi costruttiva tipica della regione geografica di riferimento, definita come benchmark.


Questo metodo approda finalmente in Italia nel 2002 quando iisbe stipulò un accordo con ITACA (Associazione Federale delle Regioni e Province autonome italiane) per l’adozione di un protocollo di valutazione ambientale del patrimonio edilizio che potesse essere adottato su scala nazionale, basato proprio sull’SBTool®. Nel 2005 nasce iiSBE Italia, un chapter di iiSBE internazionale e da quel momento diventa l’unico referente per l’applicazione di SBMethode del Protocollo Itaca e supporta le Regioni nella sua applicazione e contestualizzazione a livello locale.


Oltre a quello italiano sono nati recentemente altri otto Chapter a rappresentanza di iisbe internazionale in altrettanti Paesi e come tali gestiscono in esclusiva l’SBMethod e il relativo strumento applicativo di valutazione messo a punto a livello nazionale (equivalente del Protocollo Itaca italiano). In Europa sono presenti chapter di iisbe in Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca e Austria.


L’elemento che distingue il sistema GBC rispetto a quelli di prima generazione, come il britannico BREEAM o lo statunitense LEED, limitati alla peculiarità del paese di appartenenza e quindi circoscritti geograficamente, è di non avere limiti strutturali, non essendo stato pensato esclusivamente per la regione geografica di origine. È strutturato in maniera flessibile, per poter essere adattato alle condizioni locali in cui viene applicato (clima, economia, cultura, priorità ambientali), pur mantenendo la stessa terminologia e struttura di base.


Ad oggi hanno adottato il proprio Protocollo ITACA 12 Regioni: Valle D’Aosta, Provincia di Trento, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Basilicata, Puglia e Campania.


Negli ultimi mesi il processo di definizione del Protocollo ha visto una fase di accelerazione: dall’incontro tenutosi il 17 gennaio a Roma tra ITACA, Regioni, di ITC-CNR e iiSBE Italia, con il quale si è avviato il lavoro di revisione del Protocollo nazionale per una sua semplificazione e aggiornamento con la normativa vigente, alla sua approvazione definitiva, in data 21 aprile, da parte del consiglio direttivo, nelle due versioni, per il residenziale e per il terziario.


L’iter di definizione e approvazione del Protocollo ITACA è stato accompagnato dai primi Corsi di formazione di esperto Protocollo ITACA durante i quali i corsisti sono stati aggiornati sui contenuti e le novità in tempo reale. La prima edizione si è tenuta a Torino, nel febbraio scorso, in collaborazione con la Fondazione dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino e la seconda a Roma, sarà organizzata dal Kyoto Club a partire dal prossimo 16 giugno. I corsi sono finalizzati alla formazione di un elenco di professionisti con la qualifica di “Esperto Protocollo ITACA Edilizia Residenziale (e/o Terziario)”.


La novità più interessante è rappresentata dal nuovissimo marchio di qualità ESIT® registrato da ITC-CNR e da iiSBE Italia, e presentato il 30 marzo scorso a Roma. ESIT sta per Edilizia Sostenibile ITALIA (ESIT) ed è il nome ufficiale della certificazione valutata con il Protocollo Itaca; con la sua adozione viene completato così il processo di valutazione che si avvarrà di un importante strumento, come lo è un marchio, in grado di comunicare con immediatezza e visibilità il ‘voto’ raggiunto.

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