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Dl Energia, cosa propone Italia Solare per sbloccare il fotovoltaico

Tra le richieste fatte in audizione sulla conversione in legge del provvedimento, quella di stralciare il contributo aggiuntivo di 10 €/kW da versare alle Regioni. In altra audizione Kyoto Club con proposte per favorire le pompe di calore e abbandonare le caldaie a fonti fossili.

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C’è “consapevolezza” delle opportunità offerte dalle rinnovabili e in particolare dal fotovoltaico, anche se manca “uno sforzo per affrontare in modo coerente e organico” gli ostacoli che ne rallentano la diffusione.

Questo, in sintesi, il giudizio di Italia Solare sul decreto Energia 181/2023 all’esame del Parlamento per la conversione in legge.

Nell’audizione presso le commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera, Italia Solare si è soffermata innanzi tutto sull’art. 1 del decreto (“Misure per promuovere l’autoproduzione di energia rinnovabile nei settori energivori a rischio delocalizzazione attraverso la cessione dell’energia rinnovabile a prezzi equi).

La norma, ricordiamo, prevede un meccanismo (da definire con decreto Mase entro 60 giorni) per permettere alle imprese a forte consumo di energia elettrica, comprese nell’elenco Csea, di realizzare impianti a fonti rinnovabili di potenza minima di 1 MW, chiedendo al Gse di anticipare per tre anni “una quota parte delle quantità di energia elettrica rinnovabile e delle relative garanzie di origine, mediante la stipula di contratti per differenza a due vie”.

Poiché 1 MW è la soglia massima per gli impianti delle comunità energetiche rinnovabili, secondo l’associazione è opportuno “chiarire che quando un soggetto pubblico concede a terzi superfici di proprietà per la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili, la priorità di concessione alle imprese energivore (prevista dal comma 1) non si applichi se le superfici hanno un’area inferiore a quella necessaria per la realizzazione di impianti da 1 MW”.

Per il fotovoltaico, si precisa, “ciò significa non applicare la priorità di concessione a superfici inferiori a circa 15.000 m2 e la deroga potrebbe essere limitata alle sole coperture degli edifici”.

Una critica riguarda in particolare l’art. 4 che istituisce il fondo per incentivare le Regioni a ospitare impianti a fonti rinnovabili, finanziato dai proventi delle aste CO2 e anche dai titolari di impianti Fer: dovranno pagare tutti gli impianti a rinnovabili oltre 20 kW, esclusi idroelettrici e geotermici, autorizzati tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2030.

Il contributo sarà di 10 euro per ogni kW di potenza dell’impianto, da versare per i primi tre anni dalla data di entrata in esercizio.

Poiché sono già previste compensazioni ambientali per i Comuni, Italia Solare chiede che il contributo a carico degli operatori “sia stralciato” dalla norma “perché incide sugli investimenti e sul costo dell’energia da FV”.

Altre osservazioni riguardano infine l’art. 12 che prevede il registro delle tecnologie per il fotovoltaico con cui definire gli incentivi per l’autoconsumo nelle imprese, previsti dal nuovo Pnrr, in modo che premino le tecnologie “con il miglior ritorno per il sistema produttivo”.

Stando al decreto, ricordiamo, il registro avrà tre sezioni:

  • moduli fotovoltaici prodotti negli Stati membri dell’Unione europea con un’efficienza a livello di modulo almeno al 21,5%;
  • moduli fotovoltaici con celle, prodotti negli Stati membri con efficienza a livello di cella almeno al 23,5%;
  • moduli prodotti negli Stati membri composti da celle bifacciali a etero giunzione di silicio o tandem prodotte nell’Unione europea con un’efficienza di cella almeno pari al 24%.

Questa misura – che in parte come abbiamo spiegato sembra fatta apposta per favorire la produzione di moduli di Enel-3Sun – presenta alcune incertezze.

Ad esempio, secondo Italia Solare “non è chiaro se anche le celle e i wafer di silicio debbano essere prodotti in UE: chiediamo che sia così e che sia chiarito, in modo da spingere la manifattura in Europa su una parte più significativa della filiera”.

Si chiede inoltre di non fare distinzioni per tecnologia e che sia previsto un aggiornamento periodico dei valori di efficienza minima, al fine di tenere conto dell’evoluzione tecnologica.

Le proposte di Kyoto Club su pompe di calore e bonus edilizi

Da segnalare poi anche l’audizione di Kyoto Club, sempre in merito alla conversione del dl energia, che però affronta temi più ampi come la proposta di supportare la diffusione delle pompe di calore negli edifici residenziali, tramite misure specifiche (tariffe elettriche dedicate con riduzione o azzeramento degli oneri di sistema sulla domanda elettrica incrementale delle pdc, Iva al 5%).

Altre proposte si focalizzano sul riordino degli incentivi nell’edilizia, applicando il principio di “efficacia e proporzionalità dell’intervento” con bonus differenziati per tecnologie (in base al loro contributo alla riduzione di fonti fossili) e lo stop agli incentivi alle caldaie fossili entro il 1° gennaio 2025.

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