Gli Stati Uniti riprovano a darsi una legge che, se non parla più di ridurre le emissioni, almeno faccia crescere le rinnovabili. Ma finché al Senato si tenta un accordo tra democratici e repubblicani in favore delle fonti pulite, alle porte della camera alta americana si avvicina minaccioso un esercito di “zombie”, come qualcuno li ha chiamati, che potrebbe mandare tutto all’aria, cioè i candidati negazionisti delle elezioni mid-terms di novembre.

Intanto l’agenzia federale per l’ambiente, l’EPA, si prepara – pur contrastata a livello legale – a regolare anche i gas serra: potrebbe essere l’unico freno alle emissioni degli Stati Uniti.

Il Climate Bill, la legge su clima ed energia fortemente voluta da Obama che prevedeva un taglio della CO2 del 17% rispetto ai livelli del 2005 (ossia del 3-4% rispetto al 1990), come abbiamo più volte detto, ha fatto una brutta fine: dopo l’approvazione alla Camera, è stata pesantemente annacquata al Senato per poi rimanere comunque incagliata sugli scogli degli interessi economici.
Una parte della legge su clima ed energia però, si è scoperto in questi giorni, forse ha ancora qualche speranza. Si tratta del cosiddetto “Renewable Energy Standard”, che prevede l’obbligo per i produttori di elettricità di ottenerne una certa quota dalle rinnovabili. Una misura già presente nel primo climate bill, quello approvato dalla Camera nel 2009, che prevedeva che le utility dovessero ricavare dalle fonti pulite almeno il 20% dell’elettricità e che poi, nell’infruttuoso passaggio della legge al Senato, aveva visto la percentuale obbligatoria ridursi al 15%.

Ora l’obbligo di rinnovabili torna ad affacciarsi in Senato, questa volta come legge a sé stante e contando su una promozione bipartisan: la proposta, presentata ieri, viene dal senatore democratico Jeff Bingaman e dal repubblicano Sam Brownback. Se passerà, i produttori elettrici Usa dovranno ottenere da fonti low-carbon e interventi di efficienza energetica almeno il 15% dell’energia entro il 2021. Per raggiungere tale percentuale le utility potranno contare per un quarto della quota anche su interventi di efficienza energetica (mentre il nucleare al momento resta escluso, nonostante le pressioni repubblicane). Chi non arriverà con le proprie forze a quota 15% dovrà acquistare sul mercato o dal pubblico (21 dollari a megawattora) i titoli che certificano la produzione da fonti rinnovabili: un meccanismo molto simile a quello dei certificati verdi, il principale sistema di incentivazione delle rinnovabili nel nostro paese.

La misura annunciata potrebbe essere una spinta determinante per lo sviluppo delle rinnovabili negli States. La accoglie chiaramente con favore il settore della green economy americana. Ora resta da vedere se verrà promossa dal Senato: la prima votazione è prevista per i primi di novembre. Se i proponenti parlano di un ampio appoggio bipartisan, tra gli analisti (come Kevin Book di ClearView Energy Partners, citato da Bloomberg) c’è più scetticismo. Se la decisione dovesse slittare dipenderà molto da come andranno le elezioni medio termine di novembre, che vedono favoriti i repubblicani. Qui le cose si complicherebbero dato che, come sottolinea un report di Climate Progress Action, dei 48 candidati repubblicani al Senato ben 47 sono “zombie climatici”, ossia continuano a non ammettere l’esistenza del problema del riscaldamento globale antropogenico.

Intanto la speranza più concreta affinché gli Usa mettano qualche freno alle loro emissioni resta la possibilità che sia l’Environment Protection Agency a regolare i gas serra da centrali elettriche e da installazioni industriali. Una facoltà data all’EPA (e contestata a livello legale dagli oppositori) nell’ambito della legge sulla qualità dell’aria, dal cosiddetto Clean Air Act, dopo che la CO2 è stata riconosciuta un “gas pericoloso”.

Venerdì l’agenzia ha trasmesso alla Casa Bianca una bozza delle linee guida attraverso le quali si verificherà se i grandi emettitori utilizzino “la miglior tecnologia possibile” per minimizzare la produzione di gas serra. La versione definitiva delle linee guida – che interesseranno i processi autorizzativi e potrebbero bloccare la costruzione di nuove centrali a carbone senza CCS – dovrebbe arrivare nelle prossime settimane; le nuove regole potrebbero essere applicate già da luglio 2011.