Quei 550 miliardi regalati ogni anno alle fonti fossili

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I finanziamenti pubblici ai combustibili fossili nel mondo sono il 75% in più di quanto si era stimato finora. Oltre 550 miliardi di dollari l'anno a carbone, gas e petrolio. A rivelarlo è un rapporto della IEA anticipato dal Financial Times. "Un'appendicite che è essenziale rimuovere per uno sviluppo sano e sostenibile", ha detto Birol.

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Sussidi a fonti energetiche non competitive che appesantiscono i conti pubblici. No, non stiamo parlando degli incentivi alle rinnovabili, spesso al centro del mirino di alcuni fautori di un liberismo con due pesi e due misure, bensì degli aiuti di stato alle fonti fossili. Petrolio, gas e carbone ricevono infatti sussidi per oltre 550 miliardi di dollari all’anno.

Sono gli ultimi dati in materia, provenienti dall’International Energy Agency (IEA) e anticipati dal Financial Times. Il supporto economico alle fonti sporche, si scopre dai dati dell’agenzia, è il 75% in più di quanto stimato finora: si parlava di 300 miliardi di dollari e nel 2007 l’UNFCCC (Qualenergia.it, I mille sussidi alle fonti sporche ) lo stimava in 200 miliardi. Sono invece 557 i miliardi di dollari che nel 2008 sono stati elargiti alle fonti fossili da 37 grandi paesi emergenti. Tra gli Stati più “generosi” Iran, Russia, Arabia Saudita, India e Cina.

Sussidi che, spiega al Financial Times Fatih Birol, capo economista della IEA “sono l’appendicite del sistema mondiale dell’energia che bisogna rimuovere per uno sviluppo futuro sano e sostenibile”. Ad eliminare gradualmente gli aiuti alle fonti fossili d’altra parte si sono già impegnati i grandi del mondo l’anno scorso al G20. Senza i finanziamenti in questione, da qui al 2020, secondo lo studio citato, si avrebbe una riduzione dei consumi di 850 milioni di tonnellate di petrolio equivalente, pari al fabbisogno di Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda messe assieme, mentre la CO2 evitata sarebbe pari alle emissioni di Germania, Francia, Regno Unito Italia e Spagna.

Primo passo dunque togliere al più presto il sostegno economico diretto ai combustibili fossili. A questo, aggiungiamo noi, devono affiancarsi altri meccanismi economici che compensino anche i danni a clima, salute ed ecosistemi causati da queste fonti, le esternalità che attualmente ricadono quasi totalmente sulla collettività.

 

Gli esempi purtroppo non mancano: si pensi ai costi enormi e difficilmente quantificabili dei cambiamenti climatici, a quelli di disastri come la perdita in corso nel Golfo del Messico (si parla addirittura di 100mila barili di petrolio al giorno che stanno continuando ad uscire) o all’impatto su salute e ambiente di del carbone, che nel solo 2007 ha provocato esternalità negative (impatto sul clima  escluso) per 356 miliardi di euro (Qualenergia.it,  I costi nascosti del carbone).
 

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