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Nel 2024 rallenterà l’aumento della domanda petrolifera globale

La Iea parla di un incremento di 1,1 milioni di barili giornalieri il prossimo anno, rispetto ai 2,3 mb/g del 2023. Tra i motivi: minore crescita del Pil, maggiore efficienza energetica, diffusione dei veicoli elettrici.

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La domanda mondiale di petrolio aumenterà anche nel 2024, anche se a un ritmo più che dimezzato rispetto al 2023, a causa di una crescita del Pil inferiore alle attese e grazie anche ai miglioramenti nell’efficienza energetica (si consuma meno energia per ogni unità di Pil) e alla forte espansione dei veicoli elettrici.

Queste le principali considerazioni dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) nel suo Oil Market Report di dicembre 2023.

Quest’anno, scrive la Iea, la domanda petrolifera globale va verso un incremento di 2,3 milioni di barili giornalieri, portandosi così a 101,7 mb/g, anche se ciò “maschera l’impatto di un ulteriore indebolimento del clima macroeconomico”.

La crescita della domanda nel quarto trimestre 2023, infatti, è stata rivista al ribasso di quasi 400mila barili al giorno, con l’Europa che ha rappresentato più della metà del calo.

Come detto, il rallentamento è destinato a continuare nel 2024: si parla di +1,1 milioni di barili giornalieri, meno della metà della crescita registrata quest’anno.

Sul fronte dell’offerta, afferma la Iea, la crescita dell’offerta petrolifera statunitense continua a sfidare le aspettative, con una produzione che supera la soglia dei 20 mb/g. Ciò, combinato con la produzione record di Brasile e Guyana e con l’aumento dei flussi iraniani, aumenterà la produzione mondiale di 1,8 mb/g fino a 101,9 mb/g nel 2023.

Intanto i prezzi delle esportazioni di greggio russo sono diminuiti drasticamente a novembre, con i prezzi Urals scesi sotto il limite di 60 dollari al barile il 6 dicembre. I prezzi più bassi e un calo di 200mila barili al giorno nelle spedizioni di petrolio, si spiega, hanno spinto i ricavi delle esportazioni di greggio e prodotti di novembre verso una riduzione del 17% su base mensile a 15,2 miliardi di dollari, un livello che non si vedeva da luglio 2023.

Un deterioramento delle prospettive macroeconomiche, precisa poi l’Agenzia, “ha portato a una revisione al ribasso delle previsioni di crescita per il consumo globale di petrolio di quasi 400 mila barili al giorno negli ultimi tre mesi dell’anno”.

L’impatto dei tassi di interesse più elevati “si sta trasmettendo all’economia reale mentre l’attività petrolchimica si sposta sempre più verso la Cina, minando la crescita altrove”, mentre l’Europa “è particolarmente debole nel contesto della vasta crisi manifatturiera e industriale del continente”.

Inoltre, “lo spostamento dell’offerta globale di petrolio dai principali produttori del Medio Oriente agli Stati Uniti e ad altri paesi del bacino atlantico, e l’impatto dominante della Cina e del suo settore petrolchimico in forte espansione sulla domanda di petrolio, stanno influenzando profondamente il commercio petrolifero globale”.

I mercati a est di Suez, evidenzia la Iea, “hanno già assorbito la maggior parte dei flussi russi in seguito all’invasione dell’Ucraina e all’aumento delle esportazioni iraniane, ma ora devono adattarsi ai crescenti volumi di greggio e di LNG del bacino atlantico”.

In definitiva, “il continuo aumento della produzione e il rallentamento della crescita della domanda complicheranno gli sforzi dei principali produttori, per difendere la propria quota di mercato e mantenere elevati i prezzi del petrolio”.

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