Un paese ancora fortemente dipendente dagli idrocarburi esteri, ma con un proprio grande giacimento di energia ancora da sfruttare: quello dell’efficienza energetica. Mentre le rinnovabili si avviano a ricoprire un quota crescente, nel nostro paese è ancora grande lo spreco di energia: ci costa ogni anno 8 miliardi di euro, “l’equivalente di una manovra finanziaria”.
Fa riflettere il ritratto energetico del nostro paese tracciato dall’ultimo rapporto sulla sicurezza energetica redatto da Consiglio nazionale dei periti industriali e da Censis (il sesto, pubblicato pochi giorni fa, vedi allegati per la sintesi e la versione integrale).

Il documento ci ricorda che siamo ancora nel petrolio fino al collo: la nostra dipendenza dall’import di fonti fossili è dell’86,8% contro una media europea del 54%. Paghiamo una bolletta petrolifera da 60 miliardi di euro l’anno e il nostro fabbisogno energetico cresce. Di positivo c’è la consapevolezza della necessità di diversificare le fonti puntando su quelle più pulite: lo pensa quasi il 60% degli italiani, dice lo studio. E aumenta anche il peso delle rinnovabili. Nel quinquennio 20032007, la produzione lorda proveniente da queste fonti è cresciuta del 3% e il consumo in valori assoluti legato a fonti rinnovabili è salito del 10%. Dunque è aumentato l’import di energia pulita, mentre il contributo delle rinnovabili alla produzione totale nazionale resta “marginale” e significativo solo per la parte elettrica (oltre il 14% della produzione elettrica, di cui 2/3 da idroelettrico).

Ma la risorsa più importante e più immediatamente disponibile, è la conclusione significativa dello studio, è l’efficienza energetica. Come anticipato, sono 8 i miliardi di euro che secondo lo studio ogni anno vengono sprecati per l’inefficenza del nostro sistema energetico. “Una tassa – sottolinea Giuseppe Jogna, presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali, da nessuno voluta, ma da tutti pagata, che potrebbe essere drasticamente ridotta se finalmente si adottassero procedure accurate per la progettazione delle opere, per i collaudi e per la diagnosi e la certificazione energetica degli edifici. Fino ad oggi sono state misure osteggiate un po’ da tutti in nome dei costi che avrebbero comportato. Ma ora, di fronte ad una spesa così abnorme, che ogni anno svuota le tasche dei cittadini, peggio di una manovra finanziaria, si renderanno finalmente conto i responsabili politici che non è più possibile continuare a rinviare norme utili per il Paese?”

A sostegno dell’idea che il risparmio energetico sia un vero giacimento da sfruttare in Italia e il più redditizio, il rapporto va a citare uno studio Enea in materia che è bene ricordare. Il lavoro dell’ente ipotizzava un intervento sul 35% del patrimonio edilizio costituito da uffici direzionali e scuole che avesse l’obiettivo di adeguarli a un saldo di energia in pareggio (farne cioè degli edifici a consumo zero): secondo le stime, a fronte di un investimento di 8 miliardi di euro, si avrebbe un risparmio sulla bolletta petrolifera di 450 milioni di euro ogni anno, si creerebbero 150mila nuovi posti di lavoro nella sola fase di cantiere e si genererebbe un impatto positivo sull’economia di circa 28 miliardi di euro.

Numeri che si commentano da soli e che andrebbero fatti presenti a chi sostiene che la via per la sicurezza energetica del paese passi per soluzioni pericolose, costose e dall’efficacia spostata troppo in là nel tempo. Tanto per cambiare ci riferiamo alla scelta incomprensibile di tornare al nucleare.

GM

 
 
12 marzo 2010