In base all’Accordo di Copenhagen gli Stati aderenti dovranno indicare entro il 31 gennaio i propri target di riduzione delle emissioni di gas serra. L’obiettivo inserito nell’accordo è di mantenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi.
Veronica Caciagli, dell’ufficio Cambiamenti Clmatici del Consolato Britannico di Milano ha rielaborato e riassunto per il suo blog “Oltre Copenhagen” gli impegni dichiarati finora da alcuni paesi in modo da poter aver un quadro sintetico della attuale situazione.

Come sappiamo, ai Paesi industrializzati, chiamati “Annex I Parties” dal Protocollo di Kyoto, è stato chiesto di fissare degli obiettivi di riduzione quantificabili, espressi in termini percentuali rispetto a un anno base (“Quantified economy-wide emissions targets for 2020”).
Per i Paesi emergenti o “Non-Annex I” c’è l’impegno di attivare azioni di mitigazione appropriate al caso specifico (“Nationally Appropriate Mitigation Actions”, o NAMA), che potranno consistere, ad esempio, nella riduzione della deforestazione di una certa percentuale, o nell’aumento dell’efficienza energetica.
Ecco come apparirebbero le tabelle (oggi in bianco) negli Appendix I e II dell’Accordo di Copenhagen sulla base delle intenzioni dichiarate dai diversi paesi:

TABELLE – TARGET DI RIDUZIONE DEI PAESI ANNEX I E ANNEX II (pdf) 

Questi impegni saranno sufficienti a scongiurare un aumento della temperature superiore ai 2 gradi centigradi rispetto al periodo pre-industriale?

Secondo il Climate Action Tracker, elaborato da Ecofys, la risposta è negativa. Infatti con queste proposte, la concentrazione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera raggiungerebbe addirittura i 650 ppm entro il 2100, a fronte degli attuali 390 ppm e di obiettivi che vanno, a seconda delle diverse posizioni, per così dire politiche o scientifiche, tra 350 e 450 ppm.

Con un livello di concentrazione di 650 ppm, la temperatura crescerebbe sicuramente di almeno 3 gradi, con un 25% delle possibilità che l’aumento vada oltre i 4 gradi centigradi, con rischi gravissimi per la comunità mondiale.

A questo proposito si veda pure l’articolo La strada per i 2 gradi è ancora lontana (Qualenergia.it) in cui viene anche illustrato il report Mc Kynsey Project Catalist (“Taking stock – the emission levels implied by the current proposal for Copenhagen”) che è più o meno in sintonia con quello elaborato da Ecofys.

L’ecodiplomazia non ha scelta: dovrà puntare ad obiettivi molto più ambiziosi.

 

a cura della redazione di Qualenergia.it

 

14 gennaio 2010