Se il parere di un Premio Nobel per la Fisica può essere considerato sufficientemente autorevole e rappresentativo del pensiero scientifico, allora l’audizione di Giorgio Parisi alla Camera sul nucleare dovrebbe essere la pietra tombale dell’atomo come soluzione energetica a breve e medio termine.
Ieri, 19 febbraio, intervenendo dinanzi le commissioni riunite VIII e X, l’ex presidente dell’Accademia nazionale dei lincei ha chiarito quale dovrebbe essere la strategia migliore per l’Italia, in cui reattori di IV generazione e fusione nucleare non dovrebbero trovare spazio per le caratteristiche intrinseche del nostro Paese e per questioni tecniche ed economiche.
“Al momento i costi dell’energia solare sono decisamente inferiori rispetto a quelli del nucleare. Ci sono enormi spazi liberi nelle città dove si può installare” o “nelle campagne con l’agrivoltaico”. Di contro, “in passato i costi del nucleare sono aumentati, anche a causa della necessità di regolamentazioni sulla sicurezza”. Senza dimenticare che in Italia persistono “problemi come il deposito di rifiuti, di cui si parla da anni”.
Nella sua analisi Parisi non smentisce il valore scientifico di fissione e fusione, sottolineando l’importanza di portare avanti la conoscenza in questi come in tutti i campi del sapere, ma ne critica l’applicazione pratica e immediata nel contesto nazionale, caratterizzato da altre potenzialità energetiche da sfruttare prima e meglio.
“La IV generazione potrebbe essere importante, ma ricordiamo che non c’è nessuno prototipo funzionante su larga scala e che è l’evoluzione del reattore Superphenix francese, che ha avuto incidenti per svariati anni e poi è stato chiuso”.
Anche se i problemi tecnici interni a una centrale venissero risolti, però, resterebbe un’incongruenza a livello di sistema: “Qualcuno pensa che il nucleare possa essere una fonte alternativa” alla non programmabilità delle rinnovabili, al pari di quanto fanno oggi i cicli combinati a gas. “Sfortunatamente no! Il nucleare, adesso e penso nel futuro, ha una flessibilità estremamente bassa” perché una volta avviato deve generare in continuo, giorno e notte, per essere conveniente.
Infine, per quanto riguarda la fusione nucleare, molto semplicemente “è estremamente difficile che prima di trent’anni ci siano impianti funzionanti”; dunque, questa opzione resta un tema di ricerca scientifica, non di applicazione con effetto sui costi energetici di oggi.
Cosa dovrebbe fare, invece, l’Italia? Parisi ha dato indicazioni sintetiche anche su questo aspetto, spiegando come occorra investire in “efficienza energetica, smart grid, idroelettrico, geotermia e solare”, con una “semplificazione normativa per installare impianti” fotovoltaici. Inoltre, lo scienziato invoca “una volontà politica” sulla produzione di pannelli in Europa.
Sul fronte degli accumuli, infine, bisogna tenere presente che “il costo nel domestico è notevolmente diminuito”, mentre i pompaggi idro “sono il migliore accumulo, ma dobbiamo perfezionare efficienza e capacità”.
Valutazioni analoghe a quelle di Parisi sono state espresse ieri alla Camera anche da Federico Maria Butera, professore emerito di Fisica tecnica ambientale al Politecnico di Milano (si veda anche Il nucleare del ministro: illusioni di sicurezza e costi nascosti).
Nella memoria depositata si conclude che, “considerando la funzione a cui gli impianti nucleari sarebbero destinati, cioè a compensare la variabilità della produzione solare ed eolica, e i dati forniti dalle più autorevoli fonti disponibili in letteratura, l’opzione nucleare non sembra poter assicurare un costo del kWh inferiore a quello prodotto con fonti rinnovabili, pure se unite all’accumulo, e quindi non può contribuire alla riduzione del costo dell’energia elettrica per gli utenti finali”.
Dunque, “la cosa più ragionevole e utile al Paese è andare avanti il più rapidamente possibile con le rinnovabili, le cui tecnologie sono già disponibili ed economiche, e sugli accumuli, le cui tecnologie sono per gran parte già disponibili ed economicamente competitive col nucleare” (memoria di Federico Maria Butera presentata in Commissione – pdf).
Il Governo va avanti per la sua strada sul nucleare
È di oggi, 20 febbraio, un nuovo intervento sul nucleare del ministro Gilberto Pichetto Fratin, che non fa passi indietro sulla strategia del Governo, cioè quella di creare una cornice normativa favorevole all’eventuale sfruttamento dell’energia nucleare da fissione nel più breve tempo possibile.
Intervenendo a un evento di Confindustria il titolare del Mase ha spiegato che lo schema di Ddl sul nucleare sostenibile sarà esaminato dal Consiglio dei ministri, con qualche modifica rispetto alla bozza circolata, quando non ci saranno altre urgenze all’ordine del giorno (probabilmente il riferimento è anche al decreto bollette atteso in Cdm a breve). L’approvazione in Parlamento, invece, è auspicata “entro l’autunno”.
Tra le variazioni al testo dovrebbe esserci anche la qualificazione dell’Isin a “ente certificatore”, mentre Arera manterrà poteri regolatori sulla materia.
Di nucleare si è parlato anche il 18 febbraio, nel corso di un convegno organizzato da FdI, dal quale sono emerse indicazioni sulla linea nel principale partito di maggioranza.
Secondo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, “un mix elettrico nazionale diversificato ed equilibrato prevede certo anche il nucleare; preferibile per l’Italia essere avanguardia della fusione che retroguardia della fissione. Se la ricerca farà passi avanti e scioglierà i nodi dello smaltimento delle scorie e dei mini reattori di quarta generazione ne prenderemo atto. Ma già sappiamo che tanto la fusione quanto i mini reattori da fissione non saranno disponibili fino al 2040, quindi parlarne rischia di depistare dall’obiettivo primario”.
Sulla stessa linea il responsabile Energia FdI ed eurodeputato Nicola Procaccini: “Pensare di impiantare un’attuale centrale atomica non sarebbe realistico né sensato. Appena le nuove tecnologie saranno disponibili l’Italia dovrà approvvigionarsene”.
A livello locale, infine, da registrare anche una proposta del presidente della Liguria, Marco Bucci, intervenuto ieri a un evento a Genova dove ha proposto il capoluogo come sede per una futura, eventuale, Agenzia nazionale sul nucleare.



























