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Contabilizzazione del calore, come raggiungere la massima efficienza

Dagli orari di accensione delle caldaie all’utilizzo delle valvole termostatiche, vediamo cosa cambia per gli impianti di riscaldamento centralizzati nei condomini con i sistemi di contabilizzazione e termoregolazione. Considerazioni e suggerimenti per ottenere i maggiori benefici.

Dopo lo slittamento concesso dal decreto Milleproroghe, continua la “corsa” per installare i sistemi di contabilizzazione-termoregolazione del calore negli edifici condominiali.

L’obbligo di adeguare gli impianti di riscaldamento centralizzati secondo quanto previsto dal D.lgs. 141/2016, infatti, è stato posticipato di qualche mese, dal 31 dicembre 2016 al 30 giugno 2017, sulla scia delle richieste pervenute da più parti, in particolare da Confedilizia che lamentava i ritardi sia burocratici (l’approvazione del decreto che ha modificato le regole applicabili) che tecnici (le imprese installatrici non riuscivano a tenere il passo delle numerose richieste).

Resta qualche mese di "zona Cesarini" per regolarizzare gli impianti: ecco alcune considerazioni utili per “gli ultimi arrivati” nel mondo della contabilizzazione individuale del calore, scritte con il contributo dell’ing. Massimiliano Marchesini.

Con le nuove disposizioni cambia completamente il modo di gestire il generatore di calore. Dalla logica “accendi-spegni” si passa all’impostazione “sempre acceso”.

Niente più blocchi di 3-4 ore intervallati da spegnimenti totali, ma un funzionamento più continuo della caldaia, indispensabile per garantire, a tutti gli inquilini, i benefici della contabilizzazione-termoregolazione, cioè scegliere liberamente in quali ore riscaldare la propria dimora, in base alle esigenze individuali.

Il problema è che le caldaie più vecchie - e sono ancora moltissime - a gasolio o gas senza condensazione, rischiano di annullare una buona fetta del risparmio energetico potenziale, perché sono assai poco modulabili e, quindi, funzionano sempre o quasi alla massima potenza, anche quando non sarebbe necessario.

Per dirla con una metafora, è come utilizzare un motore sovradimensionato schiacciando sempre il pedale a tavoletta, anziché viaggiare con un filo di acceleratore e una marcia lunga.

Conviene ricordare che il D.P.R. 412/93 impone una serie di limitazioni sul numero di ore giornaliere in cui la caldaia può rimanere accesa, secondo la zona climatica di appartenenza, con l’obiettivo di limitare consumi ed emissioni inquinanti dei generatori. Ci sono alcune eccezioni; in particolare i limiti di durata non si applicano nei seguenti casi:

  • Se l’impianto centralizzato ha un gruppo termoregolatore pilotato da una sonda di rilevamento della temperatura esterna. Il programmatore deve consentire di regolare la temperatura ambiente almeno su due livelli nell’arco delle 24 ore; questi impianti possono essere condotti in esercizio continuo, purché il programmatore giornaliero venga tarato e sigillato per raggiungere 16 gradi (+2 di tolleranza) nelle ore notturne.
  • Se in ogni appartamento è installato un sistema di contabilizzazione-termoregolazione della temperatura ambiente, con un programmatore che permetta di regolarla almeno su due livelli nell’arco delle 24 ore.

Diventa chiaro che il massimo vantaggio, sia economico che di benessere per gli inquilini, si può ottenere se all’installazione di contabilizzatori e termovalvole sui singoli caloriferi è abbinata la sostituzione della vecchia caldaia con una a condensazione, sfruttando il bonus fiscale del 65% prorogato fino al 2021 per gli interventi nelle parti comuni condominiali.

L’importante è scegliere un modello con un campo di modulazione molto elevato, nell’ordine di 1:10 fino a 1:20 nelle tecnologiche più innovative.

Con una caldaia di ultima generazione così modulabile, infatti, è possibile risparmiare fino al 20-30% di combustibile rispetto a un generatore più tradizionale; inoltre, si ottimizza la flessibilità assicurata dalle valvole termostatiche, perché con un funzionamento continuo (anche h24) dell’impianto centralizzato è davvero possibile utilizzare i caloriferi del proprio appartamento come se fossero autonomi.

Per quanto riguarda le termovalvole sembra scontato, ma il punto fondamentale è che devono cambiare le abitudini delle persone. Le valvole standard vanno regolate manualmente, una per una nelle varie stanze, per trovare il livello di temperatura desiderato, ricordando che i dispositivi “leggono” tutti gli apporti gratuiti di calore (irraggiamento solare, presenza di persone o elettrodomestici accesi, fornelli e così via).

Certo, per ottenere il massimo risultato possibile, in termini di facilità di gestione e risparmio energetico, l’ideale è installare valvole digitali programmabili singolarmente, in modo da impostare le temperature degli ambienti nelle diverse ore con valori predefiniti.

Ci sono anche soluzioni “intelligenti” che permettono di gestire tutto sul computer o sui dispositivi mobili, grazie alle nuove e sempre più diffuse applicazioni dell’Internet of Things (IoT).

Le valvole digitali-programmabili costano ovviamente di più di quelle meccaniche, ma non c’è paragone quanto a comodità di utilizzo, perché una volta impostate, non è più necessario fare il giro di tutti i caloriferi di casa per abbassare o aumentare i profili di temperatura.

Anche per questi apparecchi smart è possibile ottenere le detrazioni fiscali del 65% previste dalla legge.





Commenti

"Come se fossero autonomi";

"Come se fossero autonomi"; ancora insisto col fare presente che nei vecchi edifici il disaccoppiamento termico tra appartamenti praticamente non esiste; chi progettava gli impianti calcolava la potenza dei radiatori in proporzione alla superficie delle pareti esposte all'esterno, non considerando le pareti interne che, in un centralizzato, non avrebbero disperso calore. Quindi facendo un caso limite, se un appartamento viene circondato da altri che tengono il proprio riscaldamento spento, questo appartamento , oltre a consumare di più, rischia addirittura di non poter raggiungere i 20 °C pur mettendo le valvole ad apertura massima, senza contare che per questo unico appartamento le colonne che lo interessano devono stare al massimo della temperatura con notevole sperpero di energia. L'edificio deve essere progettato adeguatamente per ricevere la contabilizzazione, altrimenti si creano squilibri inaccettabili.
"Diversificare le temperature delle stanze": altra bufala; un appartamento tipo di 80-100 mq viene normalmente utilizzato al 100% con le porte sempre aperte e le stanze non sono compartimenti stagni, quindi è praticamente impossibile creare zone a temperature diverse, a meno che non si abiti in un castello dove si utilizza una ristretta zona; e la caldaia a condensazione per dare dei vantaggi deve lavorare a bassa temperatura, cosa impossibile se si mantengono gli stessi vecchi radiatori, dove il funzionamento normale richiede temperature oltre i 60 °C; avete capito perché i condomini cercano di andare in deroga ad ogni costo ? Non è una scarsa coscienza ecologica, ma semplicemente rientrare in una legalità calpestata da queste ordinanze fatte per soddisfare le esigenze lobbistiche di ditte tipicamente tedesche come Siemens, Techem, Brunata, Ista. Cerchiamo di farla finita con questa buffonata e stendiamo un velo pietoso.