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Reti, regole e rinnovabili: Autorità e Terna nell’Italia di frontiera

L'Italia è osservata nel mondo come un laboratorio dell'integrazione delle rinnovabili nel sistema elettrico. Nella sede di Terna, Greenpeace ha spiegato come si può arrivare in maniera efficiente e in tempi rapidi ad un mix elettrico al 77% da fonti rinnovabili, confrontandosi con l'Autorità per l'Energia e il gestore della rete in alta tensione.

L'Italia è una terra di frontiera della transizione energetica, un laboratorio dell'integrazione tra rinnovabili e fossili a cui il resto del mondo guarda con interesse. A livello di rete, regole e mercato, molte delle soluzioni per arrivare ad un mix elettrico dominato dalle fonti rinnovabili non programmabili verranno con ogni probabilità trovate da noi italiani.

Per questo è stato molto interessante che per illustrare il suo scenario 2030 di un'Europa con il 77% della domanda elettrica soddisfatto dalle rinnovabili e senza carbone e nucleare, Greenpeace sia stata ospitata insieme all'Autorità per l'energia e ad Euroelectric, proprio dal nostro gestore di rete, Terna nella cui sede ieri pomeriggio si è tenuto il workshop "PowE[R] 2030. A European grid for ¾ renewable electricity in 2030”.

Del report dell'associazione ambientalista avevamo già parlato: si mostra come al 2030 si potrà avere un mix elettrico europeo con il 77% della produzione da rinnovabili, e il 53% da eolico e fotovoltaico, con lo stesso livello di investimenti in infrastrutture di rete previsto oggi per arrivare al 37% di rinnovabili dallo scenario di riferimento di ENTSO-E (l'associazione degli operatori di rete europei). Per l'Italia tra i diversi vantaggi da considerare (ad esempio con lo scenario Greenpeace si costruirebbero solo metà degli elettrodotti previsti dall'ENTSO-E), ci sarebbe un risparmio di oltre un miliardo all'anno sull'import di fossili, leggasi gas, ha spiegato il responsabile rinnovabili di Greenpeace, Sven Teske, nella sua presentazione (allegato in basso).

“Non è un esercizio teorico per far vedere che siamo capaci anche di costruire scenari, oltre che occupare centrali a carbone e piattaforme petrolifere, ma uno studio a supporto delle nostre richieste per gli obiettivi 2030”, ha spiegato Giuseppe Onufrio, presidente di Greenpeace Italia, lamentandosi per l'inadeguatezza dei target proposti dalla Commissione europea. “D'altra parte, in questi anni il mercato ha dimostrato di cambiare molto più in fretta di quanto indicato dai target della politica: si veda il boom delle rinnovabili e del fotovoltaico in particolare, che ha superato di gran lunga qualsiasi previsione”.

Di mix elettrici che cambiano più in fretta di quanto ci si aspetti ne sa qualcosa il nostro Paese e soprattutto Terna, che ne gestisce la rete in alta tensione. Dal 2005 in Italia sono stati connessi 26 GW di fotovoltaico ed eolico, gran parte al Sud e lontano dai grandi centri di consumo, ha ricordato l'a.d. di Terna Rete Italia (TRI), Gianni Vittorio Armani. Nella zona ‘Sud+Sicilia’ ci sono stati giorni in cui la quota di rinnovabili sulla domanda è arrivata oltre l'80% e ore in cui ha superato il 130% (si veda presentazione in basso), mentre da soli eolico e FV nel 2013 hanno coperto il 12% della domanda nazionale.

“Con il calo inarrestabile dei costi è certo che la penetrazione delle rinnovabili crescerà fino a che queste diverranno maggioritarie. Non sappiamo se ciò avverrà nei tempi descritti nello scenario di Greenpeace, ma la direzione è quella. È questa la prospettiva secondo la quale bisogna adeguare le reti: si deve puntare ad una rete elettrica che si autoregoli”, ha detto Armani illustrando le misure che Terna sta prendendo, dai nuovi elettrodotti ai sistemi di accumulo. Le rinnovabili per la rete, ha sottolineato l'a.d. di TRI, possono essere una risorsa: “se usate per i servizi di dispacciamento possono essere potenzialmente più efficienti”, ha sottolineato.

Sulla stessa linea l'intervento di Giulio Volpi, della Direzione Energia della Commissione Europea: “Nostri studi mostrano che se le rinnovabili partecipano attivamente (al mercato dei servizi di dispacciamento, ndr) si può arrivare a una penetrazione del 68% risparmiando sui costi di rete”. Priorità della Commissione entrante, ha annunciato, “sarà fare l'Europa anche in materia di energia”, cioè integrare il mercato elettrico per migliorarne l'efficienza.

Sulla promozione delle rinnovabili il rappresentante della Commissione ha ricordato i vantaggi che queste stanno portando in termini di riduzione della dipendenza energetica dell'UE: “Ci sono 400 miliardi all'anno che possono essere liberati, quelli che l'Unione spende ogni anno in combustibili fossili importati. Per fare un esempio gli aiuti alle rinnovabili stanziati nel 2010 hanno reso tre volte tanto in quanto a risparmio sull'import di fossili”.

Notizia arrivata da Volpi è che il nuovo commissario UE per l'energia, Cañete, sarebbe intenzionato ad affrontare a livello europeo, con delle linee guida, la questione degli oneri sull'autoconsumo.

E di autoconsumo, oltre che di oneri di sbilanciamento, ha parlato anche il presidente dell'Autorità per l'Energia, Guido Bortoni. La visione dal presidente dell'Aeegsi è risultata probabilmente la più conservatrice tra quelle esposte al convegno. Il discorso di Bortone è sembrato addirittura più ostile alle rinnovabili di quello del rappresentante di Eurelectric, Owen Wilson, che dal suo campo ha ribadito le posizioni della lobby dell'energia convenzionale: ben venga la riduzione della CO2, ma con un approccio di neutralità tecnologica, in modo da consentire alle fossili, magari con CCS, di rimanere protagoniste del mercato.

L'Italia, ha spiegato Bortoni, è “in una fase di frontiera nella regolazione di un mercato che cambia molto rapidamente”; in questo mare in tempesta, è stato il senso del discorso, l'Autorità ha la barra del timone dritta a seguire una sua stella polare: quella dell'interesse del consumatore.

Peccato che dalle parole del presidente dell'Autorità emerga ancora una volta come, nella sua visione, il nemico principale del consumatore siano proprio le rinnovabili, considerate come un elemento di disturbo e causa di inefficienza del sistema. Lo si capisce anche dal fatto che il discorso di Bortoni si sia concentrato quasi esclusivamente sulla questione degli oneri di sbilanciamento, che l'Aeegsi sta per regolare recependo le indicazioni del Consiglio di Stato che come sappiamo ha bocciato le precedenti disposizioni dell'Autorità, troppo penalizzanti per le rinnovabili.

Per chi ha seguito la questione e conosce le tre ipotesi in discussione, Bortoni ha annunciato che l'Autorità vorrebbe arrivare ad applicare la terza soluzione, passando per un transitorio in cui ci si sarà in vigore la prima o la seconda. Ma in questo contesto ciò che ci colpisce è che tutto quello che l'Autorità ha da dire sull'integrazione delle rinnovabili nel mercato elettrico sia che devono pagare i costi di sbilanciamento e che anche coloro che si producono l'energia da soli con il fotovoltaico devono partecipare ai costi di rete (come ha ribadito il presidente sollecitato sul tema autoconsumo).

“Quello dei costi di sbilanciamento, grazie alle tecnologie di previsioni attuali, è un problema già in fase di superamento”, fa notare dal pubblico GB Zorzoli, presidente onorario di FREE, il coordinamento delle associazioni dell'efficienza e delle rinnovabili. “Stiamo parlando di un fenomeno che non pesa che per 40 milioni di euro all'anno - gli fa eco il senatore M5S Gianni Girotto – se vuole tutelare il consumatore, perché l'Autorità non interviene su altri sprechi come interrompibilità, interconnector, divario tra PE e PUN?”

Insomma, se l'Italia è una terra di frontiera verso un futuro con le rinnovabili protagoniste, forse l'Autorità dovrebbe rivolgere il suo sguardo alle opportunità che queste fonti pulite potranno dare, anziché continuare a considerarle come un fanciullo egoista e irresponsabile da reprimere affinché non turbi lo status quo.

Presentazioni (pdf)

Sven Teske - Responsabile rinnovabili di Greenpeace

Gianni Vittorio Armani, a.d. di Terna Rete Italia (TRI)

Giulio Volpi - Direzione Energia della Commissione Europea





Commenti

La risposta è dentro di voi...

Cari GB e Rob Nuclear Troll, la risposta al quesito l'avete già data voi stessi: quello nelle rinnovabili - come, senza neppure farci caso, avente ben detto - è un investimento. Al contrario di ciò che accade per le fonti fossili (che sono puri costi: produttivi/estrattivi, di esercizio ed esternalità).
Come torna l'investimento in rinnovabili da qui al 2030? Poche e semplici cosette...Per il settore privato ed economico calo ulteriore PUN, efficientamento e forte risparmio energetico, energia pulita prodotta per 30 anni per nuovo installato con pay back (a costi decrescenti) a 5 anni. Per il settore pubblico abbattimento import fossile, riduzione di costi socio sanitari ed esternalità, risparmi energetici su immobili di proprietà. E l'elenco potrebbe continuare...perché l'accumulo è già realtà (così ci leviamo dalle scatole pure la storiella dell'intermittenza delle fonti rinnovabili).
Magari, frattanto, chiuderanno altre centrali termoelettriche e risparmiamo qualcos'altro pure dal capacity payment...che ne dite?
Le uniche cose creative qui, come mostra il presidente dell'AEEGSI, sono le obiezioni alla crescita (ineluttabile) delle Rinnovabili.

@gb Eh!... sempre a cercare

@gb
Eh!... sempre a cercare il pelo nell'uovo, tu!... per pagarlo basterà fare un investimento oculato, come sanno fare quelli di Greenpeace, un po' di finanza creativa, dopo l'energia creativa.

R.

"al 2030 si potrà avere un

"al 2030 si potrà avere un mix elettrico europeo con il 77% della produzione da rinnovabili, e il 53% da eolico e fotovoltaico, con lo stesso livello di investimenti in infrastrutture di rete previsto oggi"

Perfetto, se si parla di investimenti in linee di trasmissione può essere.... ma il costo delle centinaia di GW di impianti FER per arrivare al 77% della produzione chi lo paga? Come lo paga?