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Storage: incentivi anche negli Usa, mentre l'Italia rischia di perdere il treno

Dopo la Germania, anche gli Usa pensano a un incentivo per gli accumuli di energia, con sgravi fiscali fino al 30%. Lo storage taglia i costi per sistema elettrico e consumatori, scrivono i firmatari della legge. In Italia intanto si parla di penalizzare l'autoconsumo, che vorrebbe dire condannare a morte prematura accumuli e generazione distribuita.

Dopo la Germania, che dal 1° maggio scorso ha un programma operativo, anche gli Stati Uniti pensano a un incentivo per l'accumulo di energia. In una proposta di legge bipartisan al Senato si prevedono sgravi fiscali fino al 30% per tutte le taglie e le tecnologie di storage.

Mentre in Italia il modello della generazione distribuita è messo a rischio da poco lungimiranti ipotesi di cambiamento normativo, cioè quelle di far pagare gli oneri di sistema sull'autoconsumo (vedi QualEnergia.it), eventualità che stroncherebbe sul nascere l'adozione degli accumuli, legislatori di altri paesi, al contrario, ne riconoscono la valenza strategica.

Lo Storage ACT 2013 Usa (allegato in basso), si legge nella sintesi che lo presenta, “promuove l'adozione di tecnologie per l'accumulo di energia, permettendo il contributo estremamente prezioso che queste possono dare alla rete elettrica statunitense. Lo storage – continuano i firmatari - trasforma rinnovabili non programmabili come eolico e solare in fonti di energia stabili e può tagliare le spese dei consumatori, riducendo la domanda di elettricità costosa nelle ore di picco.” E ancora: gli accumuli “aumentano l'efficienza della rete elettrica e permettono di evitare la necessità di costruire nuove linee”.

L'incentivo americano è technology neutral, cioè promuove allo stesso modo tutte le tecnologie e vale a prescindere dalla fonte che fornisce l'energia da accumulare. Per i progetti su scala di rete prevede uno sgravio fiscale del 20% fino a un massimo di 40 milioni di dollari, con un budget totale di 1,5 miliardi. Per gli accumuli on-site realizzati dalle aziende propone sgravi del 30% fino ad un milione di dollari, con una taglia minima di 5 kWh, e anche nel residenziale si fissano gli sconti al 30%. Aspetto interessate, la legge permette di accedere agli sgravi anche sfruttando modelli di leasing, che negli Usa si sono rivelati molto efficaci nel promuovere il fotovoltaico su tetto.

Insomma, un meccanismo abbastanza simile a quello in vigore in Germania, dove però gli accumuli incentivati devono essere al servizio di piccoli impianti a rinnovabili (< 20 kW) e dove il contributo del 30% è abbinato ad un finanziamento agevolato fino al 100% dei costi (vedi QualEnergia.it). Secondo stime IHS Research un impianto fotovoltaico dotato di accumulo in Germania coi nuovi incentivi, sull'intero ciclo di vita dell'investimento, sarebbe il 10% più conveniente di uno senza accumulo, come si vede dal grafico sotto.

Grazie anche a incentivi come quelli tedeschi e che si vorrebbe introdurre negli Usa, il mercato mondiale degli accumuli si prevede esploda nei prossimi anni: secondo l'utlimo report di IHS Research, solo per la parte legata al fotovoltaico, in 5 anni passerà dai 200 milioni di dollari del 2012 a 19 miliardi (vedi grafico sotto).

I produttori stanno tutti lavorando alacremente per preparare prodotti per l'accumulo di energia legato al FV residenziale, settore che diventa molto interessante vista la prospettiva di fare fotovoltaico in grid parity basato su vendita diretta e autoconsumo. La settimana scorsa a un convegno sul FV oltre gli incentivi, Valerio Natalizia, intervenuto come a.d. di Sma Italia, ha annunciato il lancio tra qualche mese di un modello di inverter con accumulo integrato, mentre Marco Pigni, di Fiamm, ci ha informato che l'azienda italiana metterà sul mercato batterie a costi accessibili a clienti domestici dall'inizio del 2014. Parlando con gli operatori si intuisce che, se non vi saranno regolamenti ostativi all'autoconsumo, in Italia le batterie per sistemi alimentati a fonti rinnovabili potrebbero vedere un calo dei costi annuali simile a quello che hanno registrato negli scorsi anni inverter e moduli FV.

Il futuro delle rinnovabili sarà sempre più legato agli accumuli che permettono a fonti come il solare fotovoltaico di esprimere al meglio i suoi punti di forza: la capacità di produrre energia in modo pulito laddove serve e consumandola quando serve, aumentando così l'efficienza del sistema elettrico. Se l'Italia perderà o meno questo treno dipenderà dalle evoluzioni normative di cui si sta discutendo in questi giorni: penalizzare l'autoconsumo, come propone l'Autorità per l'Energia, vorrebbe dire condannarci a restare legati a un sistema inefficiente basato sulla produzione centralizzata.

Lo Storage ACT 2013 americano (pdf)

 

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Commenti

pardon.... volevo scrivere

pardon.... volevo scrivere "pardon"

.... perdon nel sub

.... perdon nel sub emendamneto si parla anche dei piccoli.

Si, ma gli Usa hanno un

Si, ma gli Usa hanno un mercato elettrico molto diverso, incentivazioni date (e pagate) in modo diverso, politiche diverse da stato a stato.... non credo si possa fare un parallelo.... poi lo Storage Act promuove "at least 1 megawatt for a minimum of 1 hour".... che non sono propriamente 'domestici'. Accumulo domestico e su larga scala hanno significato, finalità e costi completamente diversi.

accumuli residenziali

Interessante idea quella degli accumuli, può essere la tecnologia che permette a fonti intermittenti come solare ed eolico, di essere disponibile quando l'energia serve. Speriamo che il legislatore tenga presente questa opportunità; oltre a risparmiare sui costi di nuove linee elettriche; si crea l'opportunità - davvero democratica - che tutti cittadini, non solo quelli che hanno a disposizione un tetto su cui installare un impianto fotovoltaico, ma anche quelli che abitano in condominio, possono installare un impianto di accumulo a batterie in garage, e perchè no, anche sul balcone di casa risparmiando sui costi di energia elettrica