Sì all’uso di idrogeno “verde” (prodotto da fonti rinnovabili) nei settori dove è più difficile rinunciare alle fonti fossili, come le industrie chimiche e dell’acciaio; no, invece, all’uso di idrogeno per sostituire il gas tradizionale nel riscaldamento degli edifici.

È la posizione espressa da un gruppo di 33 aziende, associazioni industriali e organizzazioni non governative, tra cui figura in particolare l’European Alliance to Save Energy (EU-ASE), in una lettera inviata al vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans.

L’Europa, ricordiamo, scommette sulla produzione futura di idrogeno pulito per ridurre l’utilizzo di carburanti fossili nei trasporti pesanti e nelle industrie, cosiddetti settori “hard-to-abate”, vale a dire, settori economici in cui abbattere le emissioni di CO2 è particolarmente complesso e costoso.

Tuttavia, secondo i firmatari della lettera a Timmermans, impiegare direttamente e su vasta scala l’idrogeno verde per il riscaldamento delle abitazioni, non è una buona idea, perché ci sono innumerevoli incertezze sui costi e sulla fattibilità tecnica.

La Commissione Ue, si legge nella lettera, non deve sovrastimare il potenziale del gas a zero emissioni, che sarebbe in buona parte importato dall’estero (da paesi dove è più conveniente produrre idrogeno da fonti rinnovabili) e richiederebbe cospicui investimenti per potenziare/modificare le infrastrutture del gas (gasdotti esistenti, centri di stoccaggio, apparecchiature, caldaie).

Al contrario, afferma l’EU-ASE, per ridurre i consumi energetici degli edifici, l’Europa deve dare la priorità alle fonti rinnovabili e alle soluzioni di efficienza energetica, come i cappotti termici, ricorrendo così alle tecnologie già disponibili sul mercato a costi competitivi, come le pompe di calore elettriche.

Intanto in Gran Bretagna partirà una prima sperimentazione per l’utilizzo di idrogeno mixato nella rete gas per il riscaldamento domestico, che coinvolgerà circa 300 abitazioni in Scozia; per un approfondimento si veda l’articolo Idrogeno, le prime sperimentazioni per il riscaldamento residenziale

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