L’efficienza energetica nelle aziende vitivinicole è un approccio concreto per ridurre i costi e aumentare la competitività, ma tutto parte da un passaggio fondamentale: conoscere e monitorare i propri consumi.
È questo il punto centrale della guida ENEA “Guida sull’efficientamento energetico delle aziende vitivinicole” (allegata in fondo), che analizza nel dettaglio i fabbisogni energetici delle cantine italiane e propone un percorso operativo per ridurli, dalla misurazione dei consumi fino all’adozione di soluzioni tecnologiche efficienti.
I maggiori consumi energetici nelle cantine
Il primo dato chiave riguarda la struttura dei consumi: circa il 90% dell’energia utilizzata in cantina è elettrica, mentre solo il 10% è termica. Questo dipende soprattutto dal ruolo centrale del controllo della temperatura nei processi enologici.
Nel complesso, il settore vitivinicolo italiano consuma oltre 500 GWh/anno di elettricità, con un impatto importante sui costi aziendali.
Il sistema più energivoro (grafico in basso) è la refrigerazione, utilizzata per fermentazione, stabilizzazione e conservazione del vino. Da sola può assorbire il 50-60% dei consumi elettrici annui. Durante la vendemmia e la fermentazione si hanno i picchi di domanda energetica, legati alla necessità di mantenere temperature controllate.

Accanto alla refrigerazione, incidono:
- imbottigliamento e confezionamento: 10-15% dei consumi
- lavorazioni meccaniche (pompaggi, pressature): 5-10%
- aria compressa: 5-8%
- illuminazione e servizi generali: 5-10%.
L’energia termica, invece, viene utilizzata soprattutto per il lavaggio e la sanificazione degli impianti.
Quali soluzioni: le principali azioni per ogni fase
La guida propone un percorso in più step, che parte dalla conoscenza dei consumi e arriva all’integrazione di tecnologie avanzate. L’approccio privilegia prima gli interventi gestionali e a basso costo, poi quelli tecnologici. Ecco una sintesi delle soluzioni per l’efficienza energetica che ENEA propone.
Gli interventi gestionali. Il punto di partenza è sempre la misura dei consumi. Senza dati affidabili non è possibile intervenire in modo efficace. L’installazione di sistemi di monitoraggio consente di: individuare sprechi e anomalie, ridurre i picchi di potenza, ottimizzare i cicli produttivi e verificare i risparmi ottenuti.
I risultati sono concreti: già così si ottengono riduzioni dei consumi energetici tra il 5% e il 15%, con tempi di ritorno dell’investimento tra 1 e 3 anni.
Il passo successivo è strutturare la gestione energetica aziendale. Per esempio, un sistema conforme alla norma ISO 50001 permette di definire obiettivi misurabili, monitorare continuamente le prestazioni e migliorare i processi in modo sistematico. Anche in questo caso i risparmi sono nell’ordine del 5-15%, ma con benefici aggiuntivi su organizzazione, accesso a incentivi e posizionamento di mercato.
L’efficientamento dei processi parte dall’analisi dei principali carichi energetici, in particolare dei servizi ausiliari come refrigerazione, aria compressa e pompaggio. Questa fase precede qualsiasi investimento tecnologico: diagnosi e monitoraggio forniscono i dati necessari per intervenire in modo mirato e immediato, trasformando la gestione dell’energia in un sistema continuo di controllo.
Gli interventi gestionali si concentrano soprattutto sulla refrigerazione (regolazione dei set-point, miglioramento dei gruppi frigo, gestione dei cicli), sull’aria compressa (riduzione delle perdite e ottimizzazione della pressione) e sul recupero del calore, ad esempio per i processi di lavaggio. Si tratta di azioni a basso costo e con tempi di ritorno rapidi, spesso prioritarie rispetto a investimenti più complessi.
Interventi tecnologici maturi. Dopo monitoraggio e analisi, le aziende possono integrare tecnologie mature e già diffuse.
Il fotovoltaico consente di coprire fino al 50% del fabbisogno elettrico, con costi tra 1.100 e 1.400 €/kWp e ritorni in 4-6 anni. Le pompe di calore riducono i consumi termici del 30-50%, con investimenti tra 800 e 1.200 €/kW e tempi di rientro tra 4 e 7 anni.
Anche interventi più semplici offrono risultati significativi: l’illuminazione LED, con costi di 10-20 euro per punto luce, taglia i consumi oltre il 50% (fino all’80%) con ritorni in 1,5-3 anni. L’uso di motori efficienti e inverter, insieme a sistemi di controllo come i timer (da circa 150 euro), può ridurre i consumi fino al 40%.
A questi si aggiungono il rifasamento elettrico, che migliora la qualità della rete e riduce gli sprechi, e la coibentazione dei serbatoi (circa 160 €/m²), che consente risparmi del 40-60% sulla refrigerazione.
Nel complesso, sono interventi che riducono in modo strutturale la spesa energetica.
Interventi tecnologici innovativi. Accanto alle tecnologie consolidate, la guida segnala soluzioni ancora poco diffuse nel comparto vitivinicolo ma comunque promettenti.
Tra queste abbiamo le comunità energetiche rinnovabili che si adattano bene alle cantine sociali poiché spesso già aggregano centinaia di piccoli produttori, permettendo di condividere l’energia prodotta tra i soci vignaioli e ridurre i costi lungo la filiera.
Il solar cooling (raffrescamento solare) è invece particolarmente adatto alle aree ad alta insolazione, dove la disponibilità di energia solare coincide con il fabbisogno di raffrescamento e controllo dei processi fermentativi.
L’applicazione di campi elettrici pulsati (PEF), infine, permette di migliorare alcune fasi produttive – in particolare l’estrazione di composti nobili e i processi di affinamento – con consumi energetici inferiori rispetto ai metodi tradizionali.
Sono soluzioni con un potenziale elevato, ma che richiedono ancora valutazioni economiche più consolidate prima di una diffusione su larga scala.
Il ruolo dell’Energy Manager
ENEA è chiara su un punto, quello di partenza: per intervenire bene bisogna conoscere e monitorare i consumi energetici.
Per questo, anche nelle aziende vitivinicole può essere utile introdurre la figura dell’Energy Manager che si dovrebbe occupare di analizzare i consumi energetici, individuare interventi di efficienza, coordinare investimenti e tecnologie, oltre a monitorare i risultati nel tempo (vedi anche: Energy Manager: cosa fa, dove lavora e quali competenze servono oggi).
Per molte cantine, soprattutto piccole e medie, il supporto di un Energy Manager – interno o esterno – può fare la differenza nel passaggio da interventi sporadici a una gestione energetica strutturata.
- La Guida di ENEA (pdf)





























