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Caldo e freddo per la nuova sfida dei più grandi Comuni italiani

I grandi Comuni in tutta Europa dovranno a breve pianificare la loro strategia per decarbonizzare i consumi di riscaldamento e raffrescamento. Qual è la situazione del settore nel nostro Paese e quali le misure più plausibili per raggiungere questo obiettivo?

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La pianificazione a livello locale è sicuramente uno dei fattori chiave per garantire una efficace transizione energetica dei territori.

La revisione della Direttiva Europea sull’efficienza energetica (Energy Efficiency Directive, EED), completata nel 2023, ha anche introdotto un ulteriore tassello rendendo obbligatorio, per i Comuni con una popolazione superiore ai 45.000 abitanti, lo sviluppo di piani energetici locali specifici per riscaldamento e raffrescamento (Local Sustainable Heating and Cooling Plans, LSHCP).

Quasi 200 i Comuni coinvolti in Italia

L’Italia conta 173 comuni con più di 45.000 abitanti che, quindi, dovranno definire i propri LSHCP entro il 2030. Da notare che, tra questi, ben 159 sono firmatari del Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia.

Un altro dato fondamentale è che, nel nostro Paese, il settore del riscaldamento e raffrescamento (Heating and Cooling, H&C) rappresenta circa il 50% del consumo energetico finale e solo il 20% di questa quota proviene da fonti rinnovabili.

Si prevede che questo valore aumenterà fino a circa il 40% nel 2030, già tenendo conto della conformità alla Direttiva Europea RED III che impone obiettivi vincolanti per l’aumento annuale della quota di energie rinnovabili in questo settore.

Nello specifico, l’Italia doveva garantire una crescita dello 0,8% all’anno fino al 2025 e poi dell’1,1% dal 2026 al 2030. È prevista, inoltre, una quota del 49% di energia rinnovabile negli edifici entro il 2030 e la citata EED obbliga il Paese a ridurre il consumo energetico dell’11,7% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020.

La strategia nazionale

Per il settore H&C misure quali la cogenerazione ad alta efficienza, l’integrazione delle rinnovabili e l’utilizzo del calore residuo dovrebbero essere adeguatamente promosse, insieme a un uso più diffuso delle soluzioni di teleriscaldamento e teleraffreddamento.

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e Clima (PNIEC) italiano, che definisce la strategia a lungo termine in materia di energia e clima, indica un valore di circa 12.000 ktep/anno per il consumo finale di rinnovabili nel settore H&C.

Un valore che dovrebbe aumentare fino a quasi 18.000 ktep nel 2030. Entro il 2030, quindi, la quota del consumo energetico totale per H&C coperta dalle rinnovabili dovrebbe essere pari al 35,9%, partendo da circa il 23% nel 2024.

Va notato che la RED III porta a identificare per l’Italia un obiettivo settoriale al 2030 pari al 29,6%, che sale al 39,1% se si considerano gli aumenti indicativi previsti nell’allegato 1a della stessa direttiva.

Per raggiungere l’obiettivo, si ricorrerà al contributo del recupero del calore residuo e alla quota rinnovabile dell’elettricità consumata per il riscaldamento, alle condizioni previste dalla direttiva RED III.

Quali misure?

Il PNIEC sottolinea alcune priorità per il corretto sviluppo delle rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento:

  • standard di qualità e di emissione più elevati per le caldaie a biomassa;
  • promuovere l’utilizzo energetico dei residui agricoli;
  • favorire le filiere corte per la biomassa;
  • aumentare l’uso del biometano, con particolare attenzione al settore industriale;
  • incrementare l’impiego delle pompe di calore;
  • promuovere la tecnologia del solare termico nei sistemi ibridi e per applicazioni di grande taglia, come il teleriscaldamento, anche in combinazione con lo stoccaggio stagionale;
  • spingere la sinergia tra le rinnovabili e la riqualificazione energetica degli edifici.

Riguardo all’ultimo punto, le strategie di decarbonizzazione degli edifici sono uno degli elementi chiave, poiché gli edifici rappresentano il 42% del consumo energetico nazionale e il 75% di essi è stato costruito prima del 2000.

La maggior parte degli edifici, infatti, rientra ancora nella classe energetica “E” oppure inferiore. Le politiche italiane mirano a migliorare l’efficienza energetica degli edifici attraverso standard minimi di prestazione energetica, incentivi per la ristrutturazione energetica e l’eliminazione graduale delle caldaie a combustibili fossili entro il 2040.

Edifici e teleriscaldamento

Gli incentivi nazionali, come ad esempio l’Ecobonus, svolgono un ruolo cruciale nel promuovere gli investimenti in tecnologie energetiche sostenibili per il settore residenziale e commerciale.

La Strategia per la Rigenerazione Energetica del Parco Immobiliare Nazionale (STREPIN), inoltre, stabilisce misure per migliorare l’efficienza energetica degli edifici riducendo la domanda di energia nel settore H&C attraverso l’isolamento termico, l’installazione di sistemi di climatizzazione più efficienti e l’eliminazione progressiva delle caldaie a combustibile ssile.

Un altro tema cruciale per il settore H&C è il teleriscaldamento e teleraffrescamento. Sebbene l’Italia stia compiendo buoni progressi nella transizione verso sistemi di teleriscaldamento efficienti, per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione fissati dall’Unione Europea per il 2050, il Paese dovrà adottare ulteriori misure, massimizzando l’uso di rinnovabili e di calore residuo, in linea con l’articolo 26 della EED.

Questa transizione è sostenuta dall’attuazione della direttiva RED III, che introduce una chiara definizione di calore residuo, basata su criteri rigorosi: il calore deve essere inevitabile, un sottoprodotto di processi industriali o impianti di generazione, e deve essere recuperato per il teleriscaldamento. Il calore prodotto dagli impianti di trattamento dei rifiuti, ad esempio, al di là della frazione biogenica, è considerato calore residuo.

Una sfida avvincente

La spinta dall’Europa è arrivata, la strategia nazionale è stata definita e i meccanismi di incentivazione sono stati attivati. Ora la palla passa ai Comuni investiti di questo compito: saranno in grado di rispettarlo e di farlo nei tempi previsti?

In uno dei prossimi articoli vedremo come due regioni agli antipodi del nostro Paese, la Sicilia e il Friuli-Venezia Giulia, si stanno preparando a combattere, e speriamo anche a vincere, questa nuova sfida.

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