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Trasporto urbano a zero emissioni: cinque soluzioni rapide, eque ed efficaci

Buone pratiche europee già collaudate e replicabili dal livello nazionale al comunale. Selezionate dalla campagna Clean Cities per essere veloci da attuare, socialmente eque ed efficaci in termini di costi.

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Le emissioni del trasporto su strada hanno una forte dimensione sociale.

La salute delle famiglie a basso reddito, dei cittadini che vivono in aree scarsamente collegate e delle persone con disabilità è colpita maggiormente dagli effetti negativi generati dall’inquinamento atmosferico del trasporto stradale.

E, paradossalmente, questi gruppi spesso sono responsabili di una quota minore del consumo di combustibili fossili e delle emissioni.

Insintesi questa è la conclusione dell’ultimo rapporto “WIN-WIN. 5 fast and fair solutions for cleaning up urban transport” (allegato in basso) pubblicato dalla Clean Cities Campaign, associazione europea che promuove campagne di sensibilizzazione e fa attività di ricerca per spingere le città a eliminare i veicoli a benzina e diesel entro il 2030, a vantaggio della mobilità attiva, condivisa ed elettrica.

La campagna Clean Cities ha fatto una revisione delle migliori pratiche già adottate in tutta Europa per dimostrare che esistono soluzioni già collaudate per queste sfide e che possono essere replicate.

Le politiche selezionate sono state raggruppate sulla base di tre criteri: la velocità con cui possono essere attuate, la loro equità sociale (per quanto riguarda l’inclusione dei gruppi vulnerabili) e la loro efficacia in termini di costi.

Ciò ha permesso di identificare cinque misure principali che le amministrazioni locali e nazionali possono adottare per attuare politiche di trasporto urbano attente non solo alla salubrità dell’aria, ma anche alle esigenze delle categorie sociali più vulnerabili.

1. Crediti di mobilità: Londra

La prima soluzione “crediti di mobilità” consiste in sovvenzioni a categorie sociali specifiche per la rottamazione (o il retrofit) delle loro auto inquinanti, sostituendole in maniera prioritaria con l’utilizzo di mezzi di trasporto attivi (es. bici) o pubblici (es. abbonamenti a tariffa agevolata) e, dove necessario, con nuovi veicoli a zero emissioni.

Secondo il rapporto, questa misura è replicabile se nel comune è stata istituita una LEZ (Low Emission Zone), se ci sono dei finanziamenti disponibili e se, in anticipo, viene fatta una ricerca sui gruppi target da agevolare.

Tra i casi interessanti, lo studio ci suggerisce quello del sindaco di Londra, che ha lanciato un nuovo programma di rottamazione da 110 milioni di sterline (circa 128 milioni di euro).

La misura fornisce assistenza finanziaria per aiutare i londinesi ammissibili a rottamare i loro veicoli più inquinanti in vista dell’espansione della zona a emissioni ultra basse (ULEZ) in tutti i distretti di Londra, prevista a partire dal 29 agosto 2023.

I beneficiari, in generale, possono ottenere circa 2.200 euro per la rottamazione di un’auto e fino a 1.100 euro per la rottamazione di una moto. Ma per la rottamazione o il retrofit dei veicoli accessibili alle sedie a rotelle è previsto un pagamento di 5.600 euro, rispettando le regole delle ULEZ in programma.

2. Costi ridotti per l’acquisto di biciclette: Portogallo

La seconda soluzione “costi ridotti per l’acquisto di biciclette” è di facile replicabilità in quanto, secondo lo studio, in tutta Europa esistono circa 300 regimi di sovvenzione che possono essere offerti a privati, enti pubblici e imprese.

Le agevolazioni possono essere utilizzate, per esempio, per l’acquisto di determinati tipi di biciclette, oppure per la sostituzione di auto con biciclette.

La campagna Clean Cities evidenzia la buona pratica del Portogallo, primo paese europeo ad aver ridotto l’Iva per le bici dal 23% al 6%: per l’acquisto di una e-bike che costa circa 2mila euro, con l’attuale aliquota Iva i consumatori risparmierebbero quasi 300 euro.

Parallelamente il parlamento portoghese ha anche approvato la prosecuzione, per l’anno corrente, del regime di incentivi per i veicoli a basse emissioni, comprese le bici convenzionali, elettriche e cargo. Ciò significa che i consumatori potranno beneficiare sia dell’aliquota Iva agevolata che dell’incentivo all’acquisto.

3. Trasporto pubblico con tariffe ridotte per categorie vulnerabili: Austria

La terza soluzione indicata dal rapporto è il “trasporto pubblico con tariffe ridotte per categorie vulnerabili”. Abbiamo già raccontato diverse esperienze avute da comuni, anche italiani e di medie dimensioni, nel rendere il trasporto pubblico gratuito o a tariffa agevolata: misure che hanno portato risultati positivi, ma anche alcune difficoltà.

Lo studio di Clean Cities ritiene che questa soluzione si possa replicare facilmente, l’importante è che sia presente una rete del trasporto pubblico, che ci siano fondi disponibili e soprattutto, che esista una domanda del servizio.

Dalle numerose esperienze di questo tipo, gli autori del rapporto suggeriscono quella dell’Austria con il “Klimaticket”, un biglietto annuale che permette l’uso illimitato del trasporto pubblico a scala nazionale, con prezzi che vanno da 821 euro – per le categorie vulnerabili – a 1.095 euro.

4. Hub di mobilità condivisa in aree scarsamente collegate: Bremen (Germania)

Invece, per realizzare la quarta soluzione “hub di mobilità condivisa in aree scarsamente collegate” secondo lo studio sarà necessario un periodo un po’ più lungo, compreso tra i 3 mesi e un anno.

Questo perché consiste nella creazione di hub multimodali con bici elettriche, veicoli per la micromobilità e auto elettriche condivise, in aree in cui c’è penuria di trasporto pubblico e quindi è presente maggiormente la proprietà forzata dell’auto.

Una buona pratica segnalata nello studio è quella del Comune di Bremen in Germania, in cui già dal 2003, è stata creata una rete di hub di mobilità (“mobil.punkt”) che parte dal centro della città, percorre le strade principali e si espande fino ai quartieri più suburbani.

Ad oggi la rete è composta da più di 40 “mobil.punkt”, ma si prevede di ampliarla con 8-10 nuovi hub ogni anno, per garantire la parità di copertura in tutta la città. A Bremen è stato calcolato che ogni car sharing rimuove 16 veicoli dalle strade.

5. Leasing sociale di veicoli elettrici: Francia

L’ultima soluzione, “leasing sociale di veicoli elettrici”, consiste nel noleggio a lungo termine di veicoli elettrici, reso più accessibile per le famiglie a basso reddito. Ovviamente, oltre alla volontà politica e alla disponibilità di fondi, sarà necessaria un’infrastruttura di ricarica.

Una buona pratica segnalata dallo studio arriva dalla Francia, che sostiene il leasing sociale di 130mila veicoli, i quali costeranno agli utenti 100 euro al mese.

Sulla base dei risultati dello studio, la Clean Cities Campaign invita soprattutto i Sindaci europei a:

  • dare priorità agli obiettivi e agli indicatori di equità sociale nelle politiche dei trasporti
  • stabilire con urgenza un pacchetto di politiche a breve termine, costruito sulla base delle misure già sperimentate e inserite in questo report
  • fissare un obiettivo chiaro per il trasporto urbano a emissioni zero entro il 2030: il percorso più efficace verso città più sane, vivibili ed eque.

Questa campagna europea ci informa che le città europee si stanno muovendo per adottare molte misure differenti per promuovere il trasporto attivo, pubblico e condiviso; ma è giusto fare un focus sulla situazione italiana: un benchmarking – sempre elaborato dalla campagna Clean Cities – confronta 36 città europee, stilando una classifica in base alle loro condizioni per adottare una mobilità a emissioni zero.

Tra queste, 4 sono italiane e con posti in classifica molto bassi: Milano (20° posto), Torino (23° posto), Roma (32° posto) e Napoli, ultima classificata (36°).

Perciò tutti i Sindaci italiani, a prescindere dalle dimensioni dei loro comuni, dovrebbero accogliere l’invito della campagna e impegnarsi a costruire le condizioni per avere un trasporto urbano a emissioni zero entro il 2030, considerando l’inclusività non solo territoriale ma anche sociale.

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