Kyoto Club, in collaborazione con il progetto Horizon 2020 EUCalc, ha organizzato il 13 febbraio a Roma un convegno per riflettere sulle nuove frontiere della decarbonizzazione e sulle opportunità di una transizione da un sistema basato sulle fonti fossili a un’economia sostenibile, rinnovabile e circolare.

L’evento – ricorda una nota stampa dell’associazione – è stato anche una occasione per celebrare l’anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto.

Il Vicepresidente di Kyoto Club, Gianluigi Angelantoni, ha letto il discorso della Presidente Catia Bastioli, dedicato al suolo. Di seguito un estratto (neretti nostri).

Un suolo di buona qualità e ricco di materia organica – scrive la Presidenteha importanti funzioni economiche, ecologiche e sociali e aumentarne la fertilità può offrire molteplici vantaggi in termini di biodiversità e decarbonizzazione. I terreni del mondo contengono circa 1.500±230 Gt di carbonio fino a 1 metro di profondità, ossia il doppio della quantità di carbonio nell’atmosfera. Nei terreni europei, 70-75 Gt di carbonio sono immagazzinati nei primi 30 cm di terreno. Le nostre vite dipendono quindi fortemente dai suoli, che oltre ad essere risorse non rinnovabili, oggi, sono degli ecosistemi sempre più fragili e minacciati, a causa del basso apporto di materia organica, dello scarso bilanciamento nell’apporto di azoto, dell’eccessivo utilizzo di pesticidi e dell’inquinamento da microplastiche. Tutti questi fattori non solo contribuiscono alla riduzione della fertilità del suolo ma anche alla distruzione della biodiversità e della sua capacità di resilienza e di carbon sink. A fronte di questo, la bioeconomia circolare può rappresentare un’importante leva economica nonché un’opportunità imperdibile di decarbonizzazione e di competitività per l’Italia che, trovandosi nell’area Mediterranea è sempre più al centro degli effetti del cambiamento climatico e della degradazione e desertificazione dei suoli“.

L’impiego di materia organica in suolo, sia essa da residui agricoli, da radici, da letame con parametri di qualità elevati o da compost di qualità in agricoltura – prosegue la Bastioli – rappresenta una importante soluzione a due ordini di problemi: la rigenerazione e mantenimento della fertilità dei suoli e la decarbonizzazione dell’atmosfera. Ma ancora oggi, nonostante questa grande opportunità, impressionanti volumi di materia organica, sia in flussi solidi che liquidi, vengono tuttora inviati in discarica o inceneriti, invece di essere restituiti ai terreni agricoli. Ciò significa che abbiamo bisogno di un cambio di mindset e di ridisegnare l’intero sistema […]” (Qui il discorso completo).