L’Ets sotto attacco. Prezzi giù e tante incognite

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I costi dei permessi di emissione sono scesi ai minimi da cinque mesi, perdendo una decina di euro/ton in una settimana, dietro le spinte politiche (e industriali) per una revisione del mercato.

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Gli attacchi delle industrie e dei leader politici contro l’Ets (Emissions Trading Scheme) si sono fatti sentire sui prezzi della CO2.

I permessi di emissione sul mercato europeo hanno perso una decina di euro rispetto a una settimana fa: lunedì scorso, 9 febbraio, erano quotati a 81 euro per tonnellata di CO2, mentre ora viaggiano sui 70-71 euro/ton, i livelli più bassi da cinque mesi.

Il tonfo si è avvertito in modo rilevante venerdì scorso, 13 febbraio, dopo il Consiglio europeo informale sulla competitività che si è svolto il giorno precedente nel castello di Alden Biesen, in Belgio, a sua volta preceduto dal summit delle industrie ad Anversa.

In entrambe le occasioni, come abbiamo scritto, dal mondo imprenditoriale e dalla politica sono arrivate richieste a Bruxelles per modificare il sistema Ets al fine di ridurre il costo delle emissioni di CO2, giudicato eccessivamente gravoso per molte aziende.

Come scrive Trading Economics, nell’ultimo mese il costo dei permessi di emissione nell’Ue è sceso del 19% circa; il calo è di oltre il 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo le negoziazioni su un contratto per differenza (CfD) che replica il mercato di riferimento per questa commodity.

Sulla medesima piattaforma web di dati statistici, si legge che “la Germania ha manifestato la sua disponibilità a rivedere o rinviare il mercato della CO2 dell’Unione, sollevando preoccupazioni sulla futura domanda di quote”.

Difatti, il cancelliere tedesco Friedrich Merz “ha affermato che il sistema dovrebbe essere riconsiderato se non riuscisse a ridurre le emissioni e a supportare l’industria nel passaggio a una produzione più pulita, aumentando le aspettative di cambiamenti politici”.

Finora l’Ets sembrava intoccabile, ma i recenti sviluppi mostrano che anche questo pilastro delle politiche “green” potrebbe vacillare.

Secondo Marcus Ferdinand, responsabile analisi della società norvegese di consulenza sui mercati della CO2 Veyt, citato dal sito web Politico, “il mercato ha perso circa 10 euro in un periodo di tempo molto breve, questo è chiaramente un segnale di erosione della fiducia nella stabilità a lungo termine del sistema”.

Il quadro però rimane molto sfaccettato.

Come riporta l’agenzia Euractiv, Merz ha poi ritrattato il suo attacco all’Ets, dichiarando giovedì scorso alla stampa che è “un valido strumento”.

Intanto però è stata aperta una breccia con relativo dibattito sull’opportunità di modificare l’Ets; ricordiamo che entro luglio 2026 è attesa una proposta di aggiornamento del sistema da parte della Commissione europea.

Alcuni Paesi, tra cui Austria, Repubblica Ceca e Polonia, hanno dato corda alle dichiarazioni di Merz. Il presidente francese, Emmanuel Macron, è stato più cauto, difendendo l’Ets ma rimarcando la necessità di evitare speculazioni sui prezzi. Dall’Italia, molte critiche si sono levate da Confindustria e Federchimica, che hanno chiesto di sospendere o rivedere il meccanismo.

Michael Pahle del Potsdam Institute for Climate Impact Research, citato da Euractiv, sottolinea che “per anni, la maggior parte delle entrate (dell’Ets) è stata spesa a discrezione degli Stati membri”.

Anche se le capitali nazionali incassano oltre 30 miliardi di euro ogni anno, “le aziende raramente rivedono quei soldi”. Il problema dunque è che gli Stati membri reinvestono una quota minoritaria dei ricavi Ets in processi industriali decarbonizzati, come aveva rimarcato la stessa presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nel suo discorso post Consiglio europeo.

Secondo Dirk Forrister, presidente e amministratore delegato della Ieta (International Emissions Trading Association), organizzazione no-profit basata a Ginevra che promuove i mercati della CO2, “stabilità e prevedibilità sono indispensabili”, perché “le decisioni di investimento a lungo termine dipendono da un quadro normativo credibile e resiliente”.

Una nota della stessa Ieta evidenzia che il sistema Ets è il pilastro della politica climatica europea.

Difatti, fissando un prezzo della CO2, l’Ets stimola l’innovazione, accelera la trasformazione industriale e mobilita entrate significative che gli Stati membri possono reinvestire nella transizione verde, perciò “deve essere salvaguardato e rafforzato”, precisa Forrister.

Al contrario, “i prezzi sono scesi di quasi il 12%, poiché gli operatori hanno scontato quello che considerano un rischio crescente di intervento politico sul mercato”.

L’Ets, conclude Forrister, “deve rimanere protetto da interventi politici ad hoc che rischiano di minare la fiducia degli investitori e indebolire il percorso di decarbonizzazione dell’Europa”.

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