Consumi fermi, emissioni di CO2 in crescita, prezzi elettrici e del gas tra i più alti in Europa.
Questo il quadro delineato per il primo semestre 2025 nella nuova Analisi trimestrale del sistema energetico italiano, pubblicata il 29 luglio da Enea.
Dopo due anni e mezzo di riduzioni, spiega una nota di sintesi, sono tornate a crescere nella prima metà del 2025 le emissioni di CO2 (+1,3%), nonostante i consumi energetici complessivi siano rimasti stazionari: gas +6%, petrolio -2%, rinnovabili -3% circa con il solo fotovoltaico in forte rialzo.
In particolare, i prezzi dell’energia elettrica alla Borsa italiana hanno segnato una media semestrale di 120 €/MWh, il doppio rispetto a Spagna (62 €/MWh) e Francia (67 €/MWh).
“Di fatto, ne risente la produzione industriale dei settori energy intensive, che resta inferiore di oltre il 10% rispetto a quella dell’intera industria manifatturiera, già sui minimi di lungo periodo”, evidenzia Francesco Gracceva, il ricercatore Enea che cura l’aggiornamento trimestrale.
Dall’analisi emerge che nel primo trimestre le fonti rinnovabili hanno registrato un forte calo della produzione idroelettrica (-20%) ed eolica (-12%), non compensato dall’aumento del fotovoltaico (+23%), che è cresciuto in linea con il progressivo incremento della capacità installata (+3,3 GW) (si veda anche Infodata).
Invece i consumi di gas naturale sono stati sostenuti dalla maggiore domanda del settore termoelettrico (+19%) e dal clima rigido del primo trimestre 2025, che ha spinto la domanda per il riscaldamento degli edifici.
La situazione rispecchia sostanzialmente il quadro a livello Ue, dove il consumo di gas è salito del 5%, mentre le rinnovabili sono diminuite del 3%, con il solo fotovoltaico in crescita del +20%; segno positivo anche per la produzione nucleare (+2%).
“Nel complesso i consumi energetici dell’area euro sono stimati stazionari, e così le emissioni di CO2, un dato in chiaro contrasto con la traiettoria necessaria per il target 2030, che richiede un calo medio annuo di circa il 7%”, sottolinea Gracceva.
A livello di settori, in Italia si rileva una lieve contrazione dei consumi nei trasporti (-1%), concentrata nel primo trimestre, con un incremento nel settore civile (+3%), attribuibile principalmente al citato incremento della domanda di gas per riscaldamento e alla maggiore richiesta elettrica del settore terziario.
Nel complesso, nel semestre la domanda elettrica nazionale risulta in lieve aumento (+0,4%), confermando la sostanziale stazionarietà del grado di elettrificazione dei consumi energetici in Italia.
Il peggioramento dell’indice della transizione energetica Ispred è da attribuirsi soprattutto alla componente decarbonizzazione.
Come rimarca Gracceva, “nei prossimi cinque anni le emissioni di CO2 dovranno scendere del 6%, quasi il doppio di quanto fatto negli ultimi 3 anni”. Se invece si manterrà la tendenza attuale, il target 2030 sarebbe raggiunto con cinque anni di ritardo, non prima del 2035.
Sul fronte della sicurezza energetica, e con particolare riferimento al gas, il sistema è risultato solido anche per la bassa domanda invernale. Un contributo è arrivato anche dall’entrata in funzione del rigassificatore di Ravenna, che a maggio e giugno ha portato il Gnl ad essere la prima fonte di approvvigionamento di gas italiana (35% del totale), superando addirittura l’import dall’Algeria.
Nel sistema elettrico europeo sono sempre più frequenti le ore con prezzi zero o negativi, fino a un massimo raggiunto in Spagna con una media di oltre 6 ore al giorno.
“Si tratta di segnali di un eccesso di produzione di elettricità da fonti intermittenti, in primis il fotovoltaico, e di flessibilità non adeguata a gestire la variabilità delle rinnovabili. Ma è notevole come sul mercato italiano questi effetti risultino al momento radicalmente più contenuti, con prezzi zero solo nello 0,5% delle ore nella zona Sud, a conferma del persistente ruolo del gas nella fissazione dei prezzi sul mercato all’ingrosso”, conclude Gracceva.
- Analisi Enea (pdf)





























