Target Ue 2030. Solo 5 indicatori su 28 sono “altamente probabili” da raggiungere

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La valutazione dell'European Environment Agency (Eea) sugli obiettivi green dell'Ue entro fine secolo: bene il Fit for 55, male sui sussidi ai combustibili fossili.

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Da quando ha adottato il suo primo programma di azione ambientale nel 1973, l’Ue ha sempre monitorato regolarmente l’attuazione dei suoi obiettivi “green”.

L’ultima edizione del rapporto “European Union 8th Environment Action Programme – Monitoring report on progress towards the 8th EAP objectives 2023 edition” (link in basso), pubblicata il 18 dicembre dall’European Environment Agency (Eea), mostra come il Vecchio Continente sia sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo sui tagli delle emissioni del 55% entro il 2030, ma è totalmente fuori rotta su consumo di energia, gas serra derivati dall’agricoltura, riuso di materia, impronta dei consumi e agricoltura biologica.

“La nostra analisi mostra che gli Stati membri devono rafforzare urgentemente le azioni per raggiungere le ambizioni ambientali e climatiche dell’Europa entro la fine del decennio″, avverte la direttrice esecutiva dell’Eea, Leena Ylä-Mononen, illustrando i primi risultati dell’8° Programma d’azione per l’ambiente: “Ciò include la piena attuazione delle leggi vigenti, maggiori investimenti in tecnologie e la necessità di rendere la sostenibilità un elemento centrale in tutte le politiche“.

Il report Eea si basa su 28 indicatori divisi in 8 macro-aree: ‘mitigazione dei cambiamenti climatici’, ‘adattamento ai cambiamenti climatici’, ‘economia circolare rigenerativa’, ‘inquinamento zero e ambiente privo di sostanze tossiche’, ‘biodiversità ed ecosistemi’, ‘pressioni ambientali e climatiche legate alla produzione e al consumo dell’Ue’, ‘condizioni abilitanti’ e ‘vivere bene, entro i confini del pianeta’.

Sono solo 5 su 28 gli indicatori sugli obiettivi climatici dell’Ue al 2030 in cui i risultati già raggiunti e le politiche approvate sono ritenute adeguate, con altri 3 il cui effettivo raggiungimento è considerato “probabile ma incerto”.

Nel 70% degli ambiti, invece, centrare i target del decennio è considerato “improbabile” o “molto improbabile”. Positivo il giudizio sul pacchetto “Fit for 55”, l’insieme di leggi voluto dalla Commissione nel 2021 per impostare il percorso di transizione. La riduzione dei gas serra del 55% entro il decennio rispetto ai livelli del 1990 è “probabile, anche se incerta”.

Se da un lato “è in corso un rafforzamento delle politiche da parte degli Stati membri” e si prevede “una graduale accelerazione nella riduzione delle emissioni di gas serra nei prossimi anni”, dall’altro “le politiche e le misure attuali e previste non sono ancora sufficienti per raggiungere l’obiettivo di emissioni nette del 2030″, spiega il rapporto.

Promosse anche le strategie per abbattere il numero di morti premature dovute alle polveri sottili, l’aumento dei green jobs e la quota della green economy sul totale del pil continentale, la spesa per la tutela dell’ambiente e la promozione dell’innovazione green.

Nella macro-area delle ‘condizioni abilitanti’ solo 1 indicatore su 5 ‘improbabile ma incerto’, vale a dire la riduzione dei sussidi ai combustibili fossili: “Oggi la maggior parte dei Paesi – nota la Eea – non ha piani per il phase out”.

Le note dolenti invece riguardano l’ambito delle ‘pressioni ambientali e climatiche legate alla produzione e al consumo dell’Ue’. Qui nessuno degli indicatori viene dato come potenzialmente realizzabile al 2030.

Gli obiettivi di riduzione dei livelli di consumo di energia primaria e finale rispettivamente a 992,5 e 763 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio sono “altamente improbabili”, così come il raddoppio della percentuale di utilizzo di materiali circolari rispetto al 2020 e la coltivazione del 25% dei terreni agricoli con metodo biologico.

Per quanto riguarda i parametri di risparmio energetico, raggiungere l’obiettivo di ridurre il consumo primario al di sotto di 11.542 TWh e 8.700 TWh di uso finale sembra “molto improbabile”. Garantire che il 42,5% di questa energia sia rinnovabile entro il 2030 appare analogamente “improbabile ma incerto” sulla base delle proiezioni dei tassi di installazione passati.

Relativamente agli obiettivi di adattamento l’8° EAP sottolinea la difficoltà nel raggiungimento di due target in particolare: la riduzione delle perdite economiche causate da eventi climatici disastrosi e la diminuzione delle aree geografiche che subiscono gli impatti della siccità e della perdita di produttività della vegetazione.

Il report non reputa sbagliate le politiche attuate fino ad ora dalla Ue, quanto più “lente”. Una possibile chiave di lettura è infatti quella che vorrebbe una “accelerazione” di quello che sta già accadendo. Diversi obiettivi richiederebbero un ritmo di progresso da due a nove volte più veloce per essere completati entro il 2030.

Su questo aspetto la Eea spinge per una più incisiva attuazione della legislazione esistente da parte degli Stati membri dell’Ue, ma anche l’integrazione di politiche ambientali e climatiche a tutti i livelli della vita politica ed economica comunitaria.

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