Geotermia e calore di scarto per riscaldare e raffrescare

Recuperare il calore, accumularlo nel terreno e mettere in connessione l’efficienza energetica con l’enorme potenziale del geotermico: un podcast analizza queste problematiche con un respiro europeo.

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Nei principali documenti strategici europei sull’energia, la Commissione indica nel recupero del calore di scarto e nello sfruttamento delle risorse geotermiche soluzioni fondamentali per decarbonizzare il settore del riscaldamento e del raffrescamento (heating & cooling), in coerenza con il principio “energy efficiency first”.

Un podcast sull’energia dalle viscere della terra

Per far conoscere meglio questi temi agli addetti ai lavori, ma anche agli utenti finali, l’iniziativa GEO-CLUSTER, che racchiude diversi progetti europei focalizzati sull’energia geotermica, ha realizzato un podcast dedicato.

Nella prima puntata, pubblicata recentemente, dal titolo From Waste Heat to Resilient Energy Solutions (durata: 56′) sono intervenuti rappresentanti dei progetti INTERSTORES, FlexGeo, RE-WITCH e GEOSYN per approfondire e discutere proprio l’argomento del calore di recupero.

Come utilizzare in modo intelligente il calore di scarto prodotto da industrie, infrastrutture e sistemi energetici, trasformandolo in una risorsa utile per ridurre consumi, emissioni e dipendenza dai combustibili fossili, costruendo un sistema energetico più flessibile, efficiente e sostenibile?

Il dibattito, moderato da Abdulrahman Dahash del progetto INTERSTORES, ha evidenziato, innanzitutto, il ruolo chiave delle tecnologie geotermiche e dei sistemi di accumulo termico sotterraneo.

C’è sfasamento tra domanda e offerta

Uno dei temi principali riguarda l’enorme quantità di energia termica che viene oggi dispersa nell’ambiente.

Molti processi industriali, impianti energetici e attività urbane generano calore in eccesso che spesso non viene recuperato. Secondo i relatori intervenuti nel podcast, questa energia è una risorsa ancora largamente sottoutilizzata che potrebbe contribuire in modo significativo alla decarbonizzazione del settore energetico.

Tuttavia, recuperare questo calore non è sufficiente. Una delle principali difficoltà è che la disponibilità del calore di scarto, infatti, non coincide necessariamente con i momenti in cui esiste una domanda energetica: l’energia termica può essere disponibile in certi periodi dell’anno oppure a determinate ore del giorno mentre il consumo avviene in altri momenti. Da ciò nasce la necessità di sviluppare soluzioni di accumulo efficienti.

Perché sfruttare il sottosuolo

Una parte centrale della discussione è stata dedicata alle tecnologie di Thermal Energy Storage (TES) e, in particolare, ai sistemi di accumulo termico sotterraneo.

L’idea è relativamente semplice: conservare il calore nel sottosuolo quando è disponibile e recuperarlo successivamente quando serve, superando così il sopra citato disallineamento temporale tra produzione e domanda di energia termica.

Il sottosuolo offre caratteristiche particolarmente favorevoli, anzi potremmo dire ideali, per questo tipo di applicazioni. Le sue proprietà termiche consentono di immagazzinare energia per periodi molto lunghi, anche su scala stagionale.

Questo significa che il calore prodotto in estate potrebbe essere utilizzato durante l’inverno, contribuendo all’alimentazione di reti di teleriscaldamento o di altri sistemi energetici urbani.

Diversi sono gli approcci tecnologici disponibili e illustrati nel podcast, dove si è sottolineata anche l’importanza di comprendere il comportamento delle acque sotterranee e delle formazioni geologiche per garantire prestazioni elevate e impatti ambientali contenuti.

La ricerca in Europa

Nel corso del podcast si sono elencati anche i contributi provenienti dai progetti partecipanti.

FlexGeo, ad esempio, ha messo l’accento sullo sviluppo di sistemi geotermici più flessibili, lavorando sull’integrazione di tecnologie di superficie e del sottosuolo con l’obiettivo di migliorare la capacità dei sistemi di adattarsi alle variazioni della domanda energetica.

La geotermia, infatti, non deve essere vista esclusivamente come una fonte costante di energia ma deve invece diventare un elemento dinamico capace di interagire con altre fonti rinnovabili e con sistemi di accumulo. Questo approccio consente una maggiore flessibilità operativa e favorisce una più ampia integrazione delle energie pulite nelle reti energetiche.

Un altro tema rilevante è quello dell’economia circolare, affrontato dal progetto GEOSYN: i principi della circolarità possono essere applicati ai sistemi geotermici, favorendo il recupero delle risorse e riducendo la produzione di rifiuti.

Il progetto RE-WITCH, rappresentato dall’Università di Birmingham, ha illustrato il proprio lavoro nel campo del recupero e della valorizzazione del calore residuo, integrando tecnologie avanzate, strumenti di ottimizzazione e nuove strategie di gestione dell’energia.

Calore di scarto, risorsa e non problema

In chiusura di questa prima puntata del podcast, vengono affrontate le principali barriere che rallentano la diffusione delle tecnologie geotermiche e dei sistemi di accumulo termico.

Tra queste emergono le complessità normative, i costi iniziali degli investimenti, la necessità di ulteriori impianti dimostrativi su larga scala e una conoscenza ancora limitata delle potenzialità offerte da queste soluzioni.

Viene inoltre sottolineata l’importanza della formazione di nuove competenze professionali e della collaborazione tra ricerca, industria e decisori politici.

In sostanza, il messaggio principale è che il calore di scarto non deve più essere considerato un problema da eliminare ma una risorsa energetica strategica.

Attraverso l’accumulo termico sotterraneo, le tecnologie geotermiche innovative e i principi dell’economia circolare, l’Europa può infatti aumentare l’efficienza energetica, ridurre le emissioni e rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti.

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