La crisi energetica innescata con la guerra in Medio Oriente sta esacerbando il confronto sulla strategia energetica per l’Italia, portando spesso a contrapposizioni che in altri tempi sarebbero state certamente più mediate.
L’ultimo esempio in ordine di tempo arriva da Confindustria, con il presidente Emanuele Orsini che attacca direttamente gli enti locali che, a suo dire, bloccano lo sviluppo degli impianti.
Presente ad Avellino prima e a Sassuolo poi per degli eventi, Orsini ha spiegato di voler denunciare a mezzo stampa i Comuni che si mettono di traverso nelle autorizzazioni.
Viale dell’Astronomia stima pratiche ferme per circa 4.000 impianti, pari a 147 GW di capacità bloccata. Per questo il presidente ha richiesto ai suoi tecnici elenchi più puntuali sulle istanze in fase di permitting e ha criticato la lungaggine nei tempi di approvazione delle aree idonee a livello regionale e nelle procedure di connessione alla rete.
Sul fronte dei Comuni, invece, si muove Anci, che il 6 maggio ha insediato la sua commissione Politiche energetiche.
I temi evidenziati nel corso dei lavori rispondono almeno in parte alle criticità evidenziate da Orsini, anche se le parole del presidente di Confindustria e l’iniziativa dell’associazione non sono in esplicita correlazione.
I membri della commissione hanno infatti evidenziato la necessità di accelerare nel processo di transizione energetica delle città, favorendo il più possibile l’adozione delle rinnovabili da parte delle amministrazioni locali.
“Il lavoro di confronto avviato oggi deve portare alla formulazione di alcune proposte su due temi prioritari e su cui, entro fine anno, intendiamo presentare un position paper”, ha sottolineato Tommaso Ferrari, presidente della commissione Politiche energetiche di Anci e assessore alla Transizione ecologica di Verona.
Da un lato “come accelerare la transizione energetica nelle città e quindi sugli strumenti che ora mancano ai Comuni, nell’ottica di essere sempre più autonomi energeticamente, soddisfacendo bisogni ambientali e soprattutto sociali”.
Dall’altro “dobbiamo avviare una riflessione sul tema delle rinnovabili che insistono nei nostri territori e che creano ogni tanto delle criticità, non solo di consenso, ma anche di posizionamento”.
Una potenziale risposta alle perplessità sui Comuni avanzate da Orsini la si può trovare anche nelle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Ferrari a QualEnergia.it a febbraio, in occasione di un’intervista, quando fu centrato perfettamente il tema: “Non solo grandi impianti, anche reti e strategia complessiva. Il ruolo dei Comuni qui è fondamentale, ma spesso gli stessi vengono a conoscenza del progetto troppo tardi o senza la necessaria concertazione per apporre migliorie alle iniziative presentate”.
Gli investimenti in rinnovabili “devono essere pensati coinvolgendo i territori interessati, diventando un volano di sviluppo per la comunità. Per riuscirci c’è sicuramente bisogno di maggior dialogo a tutti i livelli, parlando di quale strategia si vuole seguire in Italia per l’energia; un tema su cui oggi il dibattito è troppo polarizzato in tifoserie. Nessuno di noi ha la bacchetta magica, ma si può lavorare per migliorare il punto di incontro tra investimenti, che sono strategici, e autonomia decisionale locale”.
Tornando ai lavori del 6 maggio nella commissione Anci, è stata annunciata la costituzione di due gruppi interni, uno su efficienza e patrimonio, l’altro su fonti di energia e territorio.
Inoltre, il delegato nazionale all’Energia dell’associazione, Mario Conte (sindaco di Treviso e presidente di Anci Veneto), è intervenuto per riferire di un incontro avuto il 22 aprile con il ministro Gilberto Pichetto Fratin.
“Abbiamo espresso le preoccupazioni dei Comuni da un punto di vista energetico, sollecitando a gran voce che venga favorita la transizione. La direzione dell’efficientamento degli edifici comunali è quella corretta – secondo il delegato Anci – ma deve essere accompagnata da risorse adeguate e da una decisa sburocratizzazione delle procedure. Al ministro abbiamo anche chiesto un aggiornamento sul Conto Termico, che ad oggi è un po’ impantanato, rilevando criticità legate alla necessità di riequilibrare il finanziamento dei progetti sul territorio”.
Queste le istanze portate al titolare del Mase, che intanto è impegnato in uno scontro istituzionale su energia e rinnovabili che ormai prosegue da anni: quello con la Sardegna.
Pichetto vs. Todde e le rinnovabili della discordia
Dalla posa della prima pietra legislativa sulle aree idonee, il ministro Gilberto Pichetto Fratin e la presidente della Sardegna, Alessandra Todde, non hanno fatto nulla per mascherare posizioni contrastanti sul tema delle rinnovabili.
L’ultimo scontro a colpi di dichiarazioni alla stampa si è consumato ieri, 6 maggio, con un rimpallo di accuse e controaccuse.
“Il problema delle rinnovabili è anche il Nimby”, come spiegato dal ministro a margine di un evento a Roma. “Abbiamo uno storico allungamento dei tempi che si sta sfoltendo a livello di valutazioni in commissione. Ci sono molte situazioni di dissensi tra ministeri che devono trovare una convergenza e poi ci sono ancora posizioni che hanno una natura più politica e ideologica, con Regioni che dicono no a tutte le istanze”.
Pichetto non ha citato direttamente la Sardegna, ma media e analisti hanno attribuito al Governo dell’Isola il riferimento del ministro; riferimento che è stato riportato alla presidente Todde in una conferenza stampa a Bruxelles.
“Pichetto Fratin accusa la Regione Sardegna di rallentare la transizione delle rinnovabili? Inviterei il ministro a fare i conti con il suo partito. Qui in Sardegna Forza Italia fa il populista con la proposta di legge Pratobello, che vuole dire no in maniera ancora più netta alle Fer”; cioè la Pdl di iniziativa popolare sulle aree idonee attualmente al vaglio del Consiglio regionale.
“La Sardegna ha messo un miliardo di euro di fondi europei e regionali sulle rinnovabili”, sottolinea la governatrice. “Quindi abbiamo preso il burden sharing interamente e non c’è nessun rallentamento. Quello che non è accettabile è che lo Stato centrale voglia fare la pianificazione del nostro territorio. Il tema non è rallentare le rinnovabili, ma decidere dove metterle”, visto che “la pianificazione urbanistica è un punto fondante del nostro Statuto e voler fare diversamente è una compressione della nostra autonomia. Ci stiamo ribellando per questo motivo, non certamente perché non vogliamo le rinnovabili”.



























