Incidenti da gas in Italia: 182 morti in cinque anni

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Oltre 1.100 incidenti, quasi tutti in ambito domestico. Costi stimati fino a 132 milioni di euro, ma non c'è un bilancio nazionale completo. Un fenomeno costante, con circa 200-270 eventi all’anno, cioè due ogni tre giorni.

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Gli incidenti da gas in Italia continuano a manifestarsi come eventi improvvisi e distruttivi.

L’ultima conferma è arrivata nei giorni scorsi a Roma, dove un’esplosione in una palazzina ha causato due feriti e il crollo parziale dell’edificio, con una dinamica su cui sono ancora in corso accertamenti e l’ipotesi di una fuga di GPL da un serbatoio interrato tra le possibili cause.

Gli incidenti legati al gas in Italia causano ogni anno decine di morti e centinaia di feriti, con un bilancio complessivo di 182 decessi e 1.849 feriti tra il 2020 e il 2024 (vedi in basso: Statistiche Anno 2024) a fronte di 1.179 incidenti complessivi nel solo perimetro degli usi civili e similari.

Il dato sintetizza una realtà diffusa e poco visibile, in cui la quasi totalità degli eventi avviene all’interno delle abitazioni o comunque a valle del contatore, in un ambito cioè di competenza delle famiglie e al di fuori della diretta gestione dei distributori o delle istituzioni.

Nel periodo considerato, gli incidenti annui oscillano tra 201 e 270 casi, mentre i decessi mostrano una forte variabilità, con un picco di 63 morti nel 2021 e un minimo di 19 nel 2023. Anche il numero di feriti resta stabilmente elevato, tra 339 e 395 l’anno.

Questi dati derivano dalla statistica nazionale del Comitato Italiano Gas (CIG), elaborata nell’ambito del mandato regolatorio dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA), che rappresenta oggi il riferimento più strutturato disponibile sul fenomeno.

Per cogliere in modo immediato la relazione tra numero di incidenti e impatto umano, il grafico seguente mette a confronto le due serie nel quinquennio considerato.

Il confronto mostra come il numero di incidenti e quello dei decessi seguano andamenti solo parzialmente correlati: a fronte di variazioni relativamente contenute degli eventi, il numero di vittime oscilla in modo significativo tra un anno e l’altro, segnalando il peso determinante della gravità dei singoli incidenti.

Un fenomeno quasi interamente domestico

La caratteristica più rilevante che emerge dai dati è la forte concentrazione degli incidenti nell’ambito dell’utenza finale. Utilizzando la classificazione impiantistica del CIG, circa il 96% degli eventi (1.130 su 1.179) avviene, come accennato, su impianti domestici o in ogni caso a valle del contatore.

Il CIG stesso evidenzia che la statistica riguarda “gli incidenti occorsi nell’utilizzazione dei gas combustibili per usi civili e similari”, distinguendo tra rete e utenza finale, ma con una prevalenza netta di quest’ultima.

Al contrario, gli incidenti sulle reti di distribuzione rappresentano solo il 4% del totale, pur non essendo trascurabili in termini di gravità. Nel quinquennio analizzato, i decessi restano comunque concentrati sul lato domestico, con 172 morti su 182 complessivi (Incidenti GNL, l’industria sottostima i rischi sulla sicurezza).

Questa distribuzione riflette una dinamica strutturale: il rischio principale non è tanto nella rete, quanto nell’uso quotidiano del gas negli edifici. Impianti interni, apparecchiature e condizioni di ventilazione diventano quindi il fattore determinante per la sicurezza.

Un’ulteriore evidenza riguarda il GPL in bombole o piccoli serbatoi, che in alcuni anni mostra una letalità più elevata per incidente rispetto al gas distribuito. Nel 2024, ad esempio, a fronte di un numero simile di incidenti, il GPL ha causato 31 morti contro 12 del gas canalizzato.

Non più tardi di domenica 22 marzo, ad esempio, si è verificato uno scoppio in una palazzina ad Anzio, nel Lazio, che ha provocato il ferimento di una donna e coinvolto tre appartamenti, dove sarebbero state rinvenute almeno 10 bombole del gas.

Le cause tecniche: combustione, ventilazione e perdite

Dal punto di vista tecnico, le cause principali risultano ricorrenti e riconducibili a pochi fattori chiave.

Per il gas distribuito tramite rete, nel 2023, le due cause più frequenti sono state l’inadeguata evacuazione dei prodotti della combustione e la dispersione di gas, entrambe con circa il 36% degli incidenti. Seguono la cattiva combustione o insufficiente aerazione con circa il 22%.

La pubblicazione del CIG evidenzia esplicitamente queste categorie come prevalenti, sottolineando che “l’inadeguata evacuazione dei prodotti della combustione” e la “dispersione di gas” costituiscono le quote principali degli incidenti osservati.

La dispersione di gas può derivare da difetti degli impianti o da condizioni di usura, come indicato nelle classificazioni tecniche del CIG (Caldaie domestiche, i rischi con meno controlli periodici in loco).

La distribuzione delle vittime mostra però una differenza importante: la letalità è particolarmente elevata nei casi di cattiva combustione, spesso associati alla produzione di monossido di carbonio. In questi casi l’evento può risultare letale anche in assenza di esplosioni o incendi.

Le pubblicazioni del CIG richiamano il ruolo della prevenzione tecnica e comportamentale, indicando la necessità di manutenzione corretta, adeguata ventilazione e maggiore informazione agli utenti, oltre a controlli su pratiche non conformi.

I costi economici: una stima senza contabilità nazionale

Sul piano economico, il quadro è molto meno definito. Non esiste un dato nazionale consolidato che quantifichi in modo sistematico i costi degli incidenti da gas, includendo danni materiali, interruzioni di attività, spese pubbliche e costi sanitari.

La documentazione evidenzia che la raccolta delle informazioni avviene attraverso fonti eterogenee, tra cui aziende di distribuzione, associazioni di settore, rapporti di intervento e monitoraggio dei media, ma senza una contabilità economica strutturata dei sinistri.

Per colmare questa lacuna, ci siamo basati sul numero di incidenti annui rilevati dal CIG, a cui abbiamo applicato:

  • una stima della quota di eventi con danni materiali significativi;
  • un costo medio per evento, coerente con le evidenze disponibili su singoli casi;
  • una componente aggiuntiva per la risposta pubblica (soccorso, messa in sicurezza).

Applicando queste ipotesi al periodo 2020-2024, il risultato è un intervallo compreso tra 14 e 132 milioni di euro, con uno scenario centrale di circa 49 milioni di euro.

Si tratta di una stima elaborata a fini analitici e non di un dato consuntivo ufficiale. Il perimetro è limitato agli incidenti negli usi civili e similari e ai costi diretti, escludendo componenti rilevanti come i grandi incidenti industriali, i costi sanitari completi e gli impatti economici indiretti.

In assenza di una contabilità nazionale dedicata, questi valori devono quindi essere interpretati come ordini di grandezza e non come misure puntuali del fenomeno.

Un esempio concreto aiuta a comprendere la scala dei costi: in un’esplosione avvenuta a Roma nel 2025, il solo intervento di ripristino di una scuola danneggiata è stato stimato in circa 2,1 milioni di euro, a conferma della forte variabilità economica tra i singoli eventi.

Un rischio stabile e difficile da comprimere

Nel complesso, gli incidenti da gas non appaiono come eventi residuali, ma come un fenomeno stabile, con circa 200-270 eventi all’anno e un impatto umano che resta significativo nel tempo.

Il quinquennio 2020-2024 offre una fotografia aggiornata, ma non esaurisce la dimensione strutturale del fenomeno. Le serie storiche del Comitato Italiano Gas mostrano infatti che gli incidenti legati all’uso del gas negli edifici si collocano da molti anni su ordini di grandezza simili, con alcune centinaia di eventi annui e un numero di vittime che può variare sensibilmente da un anno all’altro.

Nel tempo non emerge un trend lineare di riduzione, ma piuttosto un andamento oscillante, in cui anni con un numero relativamente contenuto di incidenti possono comunque registrare un impatto umano significativo, e viceversa. Questo scarto tra frequenza degli eventi e numero di vittime riflette il peso determinante della gravità dei singoli incidenti.

La stessa statistica evidenzia limiti informativi, in particolare per le intossicazioni da monossido di carbonio non rilevate o difficili da attribuire, suggerendo una possibile sottostima del fenomeno.

Secondo l’analisi dei dati disponibili, la combinazione tra diffusione degli impianti domestici e variabilità nella manutenzione crea un contesto in cui anche errori tecnici relativamente semplici possono tradursi in incidenti gravi. Il rischio dipende quindi meno dalla frequenza degli eventi e più dalle condizioni degli impianti, dalla ventilazione degli ambienti e dalla qualità dei controlli.

In assenza di una contabilità economica nazionale completa, il fenomeno resta quindi parzialmente invisibile, soprattutto nei costi collettivi legati a un combustibile di per sé più volatile, inquinante e per certi versi più rischioso di altre forme di energia.

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