Consumi di petrolio in calo, ma gli obiettivi Pniec si allontanano

Un'analisi Enea fotografa un semestre segnato in Italia da minore domanda di greggio, elevata crescita elettrica e forti rincari dopo la crisi di Hormuz. Le emissioni scendono troppo poco e il traguardo 2030 rallenta.

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Nei primi sei mesi del 2026 in Itaia i consumi di petrolio sono diminuiti di quasi il 4% e complessivamente in tutta l’Unione europea. 

Dall’inizio della crisi dello Stretto di Hormuz, tuttavia, nel nostro Paese la contrazione registrata nel settore dei trasporti è risultata inferiore di quattro punti percentuali rispetto alla media comunitaria: -1,5% contro -5,5%. 

Il dato emerge dall’analisi semestrale dell’Enea sul sistema energetico italiano, secondo cui nello stesso periodo la domanda elettrica ha segnato la crescita più elevata dell’ultimo decennio (+2,5%), con la sola eccezione del rimbalzo successivo alla pandemia osservato nel primo semestre del 2021. 

“La riduzione dei consumi petroliferi in Italia ha risentito principalmente dell’ulteriore drastico calo della petrolchimica (i cui consumi si sono più che dimezzati, ndr), mentre la domanda nei trasporti sembra aver risentito meno dell’aumento dei prezzi”, commenta Francesco Gracceva, che ha curato l’analisi per Enea. 

Considerando l’insieme dei consumi energetici, la diminuzione è stata più contenuta nell’intera Unione europea rispetto all’Italia, rispettivamente dell’1,5% e del 2%. Un andamento opposto ha invece riguardato le emissioni di CO2, calate meno nel nostro Paese che nel resto d’Europa: -2% contro -3%.

“La modesta riduzione delle emissioni allontana ancora di più il target italiano del Pniec al 2030, che per essere centrato richiederebbe ora una riduzione media annua di circa il 6%”, aggiunge Gracceva. 

La crisi di Hormuz spinge i prezzi dell’energia

Sul versante dei prezzi, l’analisi segnala rincari rilevanti sui mercati energetici di tutta Europa, con un’accelerazione particolarmente forte tra marzo e giugno. A guidare gli aumenti sono state soprattutto le quotazioni del greggio, cresciute del 27% nell’intero semestre e del 50% dopo l’inizio della crisi di Hormuz, nel periodo compreso tra marzo e giugno. 

L’incremento si è trasferito anche sui prodotti petroliferi: tra marzo e maggio, il prezzo medio al consumo del gasolio è salito del 23% in Italia e del 28% nell’Ue. Rialzi consistenti hanno interessato anche il gas, aumentato del 3% nel semestre e del 27% tra marzo e giugno, e l’elettricità, i cui prezzi erano diminuiti nel primo trimestre sulle Borse europee per poi crescere, dopo Hormuz, di oltre il 20% in tutti i Paesi dell’Unione. 

La maggiore domanda di elettricità ha comportato un ricorso più ampio al gas per la produzione elettrica (+4,4%). La generazione da fonti rinnovabili è invece cresciuta complessivamente di poco più dell’1%, come risultato del forte arretramento dell’idroelettrico e dell’espansione dell’eolico, salito del 16%, e del fotovoltaico, cresciuto del 19% (vedi anche “Fotovoltaico ed eolico oltre il 25% della domanda elettrica nel primo semestre“). 

A maggio, eolico e FV hanno raggiunto un nuovo massimo storico, coprendo insieme il 33% della domanda elettrica. Questa dinamica ha contribuito a determinare anche in Italia un numero record di ore con prezzi dell’energia pari a zero sul mercato all’ingrosso: 88 ore, rispetto alle 20 registrate nel primo semestre del 2025. 

La vivacità della domanda elettrica, oltre a sostenere i consumi di gas, ha rallentato e reso più costoso il riempimento degli stoccaggi in vista del prossimo inverno. A fine luglio, il livello di riempimento europeo dovrebbe attestarsi poco sopra il 55%, contro il 70% del luglio 2025. In Italia è invece previsto un tasso del 75%, rispetto all’80% dello stesso periodo del 2025. 

Obiettivi climatici e industria ancora in affanno

Enea evidenzia inoltre una fase negativa per la transizione energetica italiana. A metà 2026 l’indice “Ispred, che misura l’andamento del sistema sulla base di sicurezza energetica, prezzi dell’energia e decarbonizzazione, risulta in diminuzione del 25%. 

A incidere sono soprattutto il nuovo allontanamento dall’obiettivo di decarbonizzazione al 2030, il forte rincaro dei prodotti petroliferi e la persistente debolezza dell’industria energivora.

Sul piano della sicurezza energetica, invece, resta stabile la quota dei consumi di prodotti petroliferi coperta dalla produzione nazionale. Un miglioramento viene segnalato per il jet fuel, per il quale le importazioni soddisfano ora circa un terzo della domanda. 

“Il blocco dello Stretto di Hormuz ha avuto impatti significativi sui prezzi dell’energia, ma inferiori alle attese, se si considera l’ordine di grandezza dei volumi di petrolio e gas coinvolti”, spiega Gracceva.

Secondo l’agenzia energetica, le ripercussioni sul sistema produttivo europeo iniziano a mostrare due segnali tangibili:

  1. la produzione industriale ha continuato a contrarsi nei primi cinque mesi del 2026, soprattutto in Germania che è il principale paese manufatturiero;
  2. da marzo ad aprile in Italia il costo delle importazioni nette di energia (petrolio, prodotti petroliferi, gas ed elettricità) è stato maggiore di oltre 3 miliardi di euro rispetto agli stessi mesi 2025. 
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