Fino a pochi giorni fa la scadenza per presentare osservazioni nell’ambito della Vas sul progetto di rigassificatore nel porto di Taranto era fissata al 3 aprile 2026.
Dalla scorsa settimana, però, il termine è stato anticipato al 4 marzo, senza una precisa spiegazione da parte del Mase, come rilevano in una nota i rappresentanti regionali di Europa Verde – Avs.
Mancano, in particolare, “atto formale pubblico, motivazione e ripubblicazione dell’avviso”.
In assenza di chiarimenti politica e associazioni locali hanno avanzato sostanzialmente due ipotesi: un errore formale o l’inserimento del progetto nella disciplina accelerata Pniec-Pnrr; in entrambi i casi o in altri, comunque, si chiede un chiarimento.
Nel frattempo un’indicazione strategica sul progetto arriva da Peter Kamarás, direttore generale di Flacks, ovvero il fondo americano che sta trattando l’acquisto dell’ex Ilva.
Proprio al polo siderurgico di Taranto è destinata parte del gas prodotto nel futuro rigassificatore, ma in un’intervista a Tele Norba Kamarás ha chiarito che al momento “non vede ragioni” per procedere in questo senso per quanto riguarda Flacks, volendo optare per soluzioni di approvvigionamento alternative.
Le criticità del rigassificatore secondo Wwf e Comune
A inizio febbraio Legambiente Taranto e il sindaco della città, Piero Bitetti, si erano schierati contro il progetto di rigassificatore, motivando la decisione anche per il potenziale effetto negativo che l’infrastruttura nel molo polisettoriale potrebbe avere sullo sviluppo del porto come hub dell’eolico offshore (si veda Legambiente: “a Taranto eolico a rischio con il rigassificatore”).
Ora a prendere posizione è anche il Wwf che in una nota parla di “un’infrastruttura assolutamente inutile dal punto di vista energetico, dannosa sul piano ambientale e profondamente sbagliata sul piano politico e industriale, particolarmente per un territorio fragile e già ampiamente segnato come quello di Taranto”.
Se il problema è di sicurezza energetica nazionale, scrive l’associazione, allora non c’è motivo di puntare ancora su questi terminali visto che i consumi di gas in Italia sono in forte calo: da 76,4 miliardi di mc nel 2021 a 62,2 mld/mc nel 2024; spiega il Wwf citando dati Mase.
“Se verranno raggiunti gli obiettivi climatici al 2030, grazie allo sviluppo delle fonti rinnovabili, il consumo potrebbe scendere verso 50 mld/mc/anno. A fronte di ciò, la capacità di approvvigionamento del sistema italiano superava già gli 83 mld/mc, senza il gas russo da Tarvisio, senza i due rigassificatori di Piombino e di Ravenna e senza contare il raddoppio programmato del gasdotto Tap, che aggiungerà altri 10 mld/mc/anno”.
Nei prossimi giorni il Wwf e altri stakeholder locali verranno ascoltati in audizione dalla commissione Ambiente del Comune di Taranto.
Intanto, il presidente della commissione, Giandomenico Vitale, ha fatto una sintesi delle problematiche riscontrate dal progetto dopo un primo lavoro svolto dagli uffici tecnici dell’amministrazione.
“Sono emersi rilevanti elementi di criticità legati ai profili di sicurezza ambientale, alla sicurezza dell’impianto, alla tutela della fauna, nonché alla compatibilità con la destinazione dell’area e con il contesto paesaggistico, anche in relazione ai residenti delle zone limitrofe”.
Inoltre, “particolari perplessità derivano dal confronto con altri siti precedentemente valutati ed esclusi, come nel caso di Porto Empedocle, Chioggia e Ancona”.


























