Pur potendo teoricamente avere un ruolo nel mix energetico di alcune aree, i gas rinnovabili non saranno in grado di “salvare” tutta la rete attualmente esistente. Gran parte della struttura di distribuzione diventerà presto obsoleta e subentrerà la necessità di dismetterla in maniera pianificata.
Va in questa direzione l’ultima raccomandazione C(2026) 2852 pubblicata dalla Commissione europea (pdf in basso) il 30 aprile, in attuazione dell’articolo 27 della direttiva “Green gas” 2024/1788, che riguarda protezione dei clienti vulnerabili e in povertà energetica dai distacchi e durante la pianificazione dell’uscita dal gas naturale.
“Diversi Stati membri hanno già varato strategie nazionali o regionali di eliminazione graduale del gas naturale, riconoscendo che la transizione sarà un processo lungo, da realizzare in tappe”, si legge. Ad esempio Germania, Olanda, Francia e Danimarca hanno introdotto misure che vanno a vario titolo in questa direzione.
La Commissione raccomanda di “concedere a tutti i soggetti interessati un lasso di tempo sufficiente per pianificare e realizzare l’eliminazione graduale del gas naturale”. Un tempo che viene indicato “idealmente in almeno 10 anni, soprattutto nelle regioni fortemente dipendenti dal gas”.
Gli Stati, prosegue la raccomandazione, dovrebbero “dare la priorità alla riduzione della domanda di gas naturale attraverso l’efficienza energetica, promuovendo l’elettrificazione e la diffusione di tecnologie pulite, l’interruzione volontaria della fornitura e il divieto di nuove connessioni alla rete del gas“.
Allo stesso tempo dovrebbero rendere “più convenienti le alternative pulite, anche attraverso la tassazione, la graduale eliminazione delle sovvenzioni ai combustibili fossili e incentivi mirati per il passaggio a tecnologie alternative”.
La raccomandazione sostiene sia le soluzioni individuali (come pompe di calore ed energia solare termica) sia i sistemi collettivi (come teleriscaldamento e teleraffrescamento efficienti o progetti condivisi basati sulla geotermia o sul calore di scarto), dedicando particolare attenzione all’accessibilità economica per le famiglie e le regioni a basso reddito.
La Commissione europea solleva anche una questione tariffaria rilevante: si raccomanda di evitare che i clienti vulnerabili o in povertà energetica rimasti connessi alla rete gas siano esposti ad aumenti eccessivi delle tariffe. Per farlo, le autorità nazionali di regolazione dovrebbero poter definire criteri per l’ammortamento degli asset dismessi prima della fine della loro vita utile prevista.
La direttiva gas, ricorda l’esecutivo comunitario, deve essere recepita entro il 5 agosto 2026.
L’articolo 38 consente, a condizioni specifiche, il rifiuto di accesso/connessione o il distacco di utenti della rete, se la dismissione è prevista nei piani di sviluppo o nei piani locali di decommissioning; l’articolo 57 impone ai Dso gas sopra una certa soglia di clienti connessi di predisporre piani di dismissione quando è attesa una riduzione della domanda tale da richiedere la chiusura di reti o parti di esse.
Ma l’Italia rema contro
In Italia, però, la rete gas non è affatto in fase di contrazione. Secondo la Relazione annuale Arera 2025 (pdf), nel 2024 la distribuzione gas avveniva su 272.175 km di rete, con la lunghezza che è aumentata di circa 1.000 km rispetto al 2023.
Resta poi da affrontare il discorso della metanizzazione della Sardegna. La regione sta infatti studiando un piano di infrastrutture per portare il metano dove la rete gas non si è mai realmente sviluppata.
Secondo Energia per l’Italia, l’associazione fondata da Vincenzo Balzani che riunisce studiosi e scienziati attivi nei settori dell’energia e dell’ambiente, il progetto per portare il metano in Sardegna rischia di scaricare sui consumatori costi molto elevati, mentre la Regione continua a frenare lo sviluppo degli impianti rinnovabili.
Il conto stimato è il seguente: un investimento da 1,45 miliardi di euro, costi operativi per 157 milioni l’anno e un onere complessivo in bolletta stimato in 285 milioni di euro annui, con un possibile rincaro del 13-14% sulla tariffa di trasporto del gas (si veda Metanizzazione della Sardegna. Il conto ai sardi e il paradosso delle rinnovabili bloccate).
Che senso ha, dunque, costruire oggi nuova infrastruttura gas in un territorio che potrebbe saltare direttamente verso elettrificazione, rinnovabili e accumuli?
Bisognerà interrogarsi su come le due direzioni, quella europea e quella del nostro Paese, al momento opposte, si integreranno a livello normativo.
L’Italia è infatti in fase di recepimento della direttiva: il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare il 27 marzo 2026 lo schema di decreto legislativo di attuazione; il dossier della Camera (pdf) sullo schema di Dlgs è del 14 aprile 2026.
- Raccomandazione Ue (pdf)





























