Stop alle fossili, ecco il compromesso che la Ue porterà alla COP28

La posizione negoziale dell'Ue verso la conferenza sul clima di Dubai, concordata ieri dal Consiglio Ambiente.

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Eliminazione delle fossili a livello globale va bene, ma “graduale e progressiva”, senza una data precisa e solo per le centrali senza cattura della CO2.

Quanto ai sussidi a gas, petrolio e carbone dovranno sparire “il più presto possibile”, ma saranno ammessi con varie eccezioni.

Questo il compromesso trovato dai ministri dell’Ambiente dell’Ue, che ieri, 16 ottobre, al Consiglio Ambiente hanno approvato la posizione negoziale che l’Unione porterà alla COP28, la conferenza delle nazioni unite sul clima del 2023, che si svolgerà a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dal 30 novembre al 12 dicembre.

Nelle sue conclusioni, il Consiglio ha sottolineato l’importanza di “aumentare sostanzialmente” le ambizioni climatiche globali per mantenere a portata di mano l’obiettivo di 1,5 °C stabilito a Parigi. Secondo il Consiglio, si dovrà arrivare a un picco del consumo di combustibili fossili in questo decennio.

La nota sottolinea l’importanza di avere “un settore energetico prevalentemente libero dai combustibili fossili unabated (cioè senza cattura della CO2, ndr) ben prima del 2050”.

Inoltre, si invita a “lottare per un sistema energetico globale completamente o prevalentemente decarbonizzato negli anni ’30, senza lasciare spazio a nuova energia a carbone, dal momento che la riduzione delle emissioni è economicamente vantaggiosa.”

Si chiede inoltre “l’eliminazione graduale il prima possibile dei sussidi” alle fossili, precisando però che ci si riferisce a quegli aiuti pubblici “che non affrontano la povertà energetica o la semplice transizione”.

Nel comunicato, i ministri incoraggiano poi un’azione globale per triplicare, entro il 2030, la potenza da fonti rinnovabili, fino a 11 TW, e raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica.

La posizione europea nei negoziati sul clima è solitamente la più ambiziosa e quella definita ieri nasce da difficili mediazioni tra i vari Stati Ue, che la devono concordare all’unanimità.

Circa 10 dei 27, tra cui Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia, erano i promotori principali dell’eliminazione graduale di tutti i combustibili fossili. Mentre l’Italia, assieme Repubblica Ceca, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia, era invece più cauta chiedendo lo stop graduale solo delle fossili unabated, lasciando una finestra ai paesi per continuare a bruciare carbone, gas e petrolio se usano la tecnologia per “abbattere” (cioè catturare) le emissioni risultanti.

Sui sussidi alle fossili, il fronte degli Stati Ue più ricchi, tra cui Francia e Paesi Bassi, chiedevano di eliminarli gradualmente entro il 2025, mentre le economie più carbon intensive, come la Polonia, si opponevano a una data precisa.

La posizione dell’Ue con questo stop ammorbidito alle fossili dovrà comunque scontrarsi alla COP 28 con il fronte dei grandi consumatori e produttori di petrolio, gas e carbone.

L’Arabia Saudita, ad esempio, negli ultimi incontri, incluso il G20 di quest’anno, ha già stoppato i tentativi di concordare uno stop alle fossili e molto probabilmente proverà a fare altrettanto a Dubai.

Le conclusioni del Consiglio

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