Spaccature sul pacchetto europeo Fit for 55. E ora che succede?

Dopo i voti in plenaria a Strasburgo, si dovrà ridiscutere la riforma del mercato Ets (bocciata dagli eurodeputati), mentre lo stop alle auto termiche dal 2035 dovrà affrontare le possibili insidie al Consiglio nei prossimi negoziati.

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Come andrà avanti il dibattito Ue sul pacchetto Fit for 55, dopo gli esiti della plenaria a Strasburgo?

Tra il 7-8 giugno gli eurodeputati hanno votato per approvare o respingere diverse misure del maxi piano presentato a luglio 2021 dalla Commissione europea, con gli obiettivi rafforzati per energia pulita e clima al 2030.

Qualcosa però è andato storto, con la fumata nera per la riforma del mercato Ets (Emissions trading scheme) che quindi dovrà tornare alla commissione Ambiente, mentre la proposta di Bruxelles di vietare la vendita di nuove auto benzina e diesel dal 2035 ha incassato il sì del Parlamento Ue, anche se con un corollario di polemiche.

Non è scontato che lo stop alle auto termiche avrà vita facile: nei prossimi negoziati del Parlamento con il Consiglio, è probabile che i rappresentanti di alcuni Stati membri avanzeranno delle critiche e cercheranno di smussare alcune norme, magari dando un po’ di spazio a biocarburanti e combustibili alternativi.

La spaccatura più evidente a Strasburgo è andata in scena al momento di votare a favore o contro le nuove regole del sistema Ets. Questo, ricordiamo, è il meccanismo di mercato per lo scambio di quote di CO2 nei settori industriali che consumano molta energia e quindi sono responsabili di elevate emissioni, allo scopo di applicare il principio “chi emette di più paga” e così incentivare investimenti in efficienza energetica e tecnologie più pulite. La riforma, tra le altre cose, prevede un allargamento a settori finora esclusi (come edifici e trasporti).

In pratica, in Parlamento si è formato un fronte inedito del no al nuovo Ets, con estrema destra, verdi, socialdemocratici, tanto che la proposta è stata respinta con 340 voti contrari e 265 favorevoli (34 le astensioni).

Di conseguenza, sono stati posticipati a data da destinarsi i voti su due misure strettamente collegate al sistema Ets: il Fondo sociale per il clima e il cosiddetto meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera (Cbam, Carbon border adjustment mechanism).

Ora la commissione Ambiente del Parlamento Ue, presieduta dal centrista francese Pascal Canfin, dovrà ridiscutere tutto e proporre un altro compromesso. Canfin ha annunciato che si cercherà di chiudere il dossier in Commissione entro 15 giorni per poi votare di nuovo a Strasburgo il 23 giugno.

Verdi e socialisti, in particolare, hanno deciso di votare contro perché la riforma del mercato Ets sarebbe stata eccessivamente indebolita dalle richieste dei conservatori. Mentre il tedesco Peter Liese (partito popolare), capo relatore per il Parlamento della revisione del sistema Ets, ha accusato Verdi e socialisti di aver preteso troppo e di aver così affossato il provvedimento.

Il risultato è che un pilastro del pacchetto Fit for 55 tarderà ancora a prendere forma.

Lo scontro maggiore tra le forze politiche è stato sul quando eliminare le quote gratuite di CO2 assegnate a certi comparti industriali, come quelli della chimica e del cemento, al fine di preservare la loro competitività nei confronti delle aziende straniere (soprattutto asiatiche) che producono le stesse merci ma a costi minori, grazie a leggi ambientali meno severe nei Paesi di origine.

Queste quote, infatti, andranno sostituite con un nuovo meccanismo, il già citato Cbam, cioè una tassa alla frontiera sulle importazioni di alcuni prodotti – tra cui cemento, acciaio, alluminio – che incorporano un alto contenuto di CO2, per via dei processi produttivi energivori.

Il punto è che che le due misure – quote gratuite e tassa alla frontiera – non possono coesistere, altrimenti le imprese europee finirebbero per avere un doppio vantaggio, dato dalle quote gratuite assegnate in casa e dalla tassa alla frontiera sui prodotti concorrenti.

E sulle date della prevista eliminazione delle quote gratuite è mancato un accordo: la Commissione europea proponeva di toglierle tra 2026 e 2035, la commissione Ambiente del Parlamento Ue aveva votato per il 2030, il partito popolare spingeva per il 2034, mentre socialdemocratici e Renew Europe puntavano al 2032.

Insomma, la palla torna alla Commissione Ambiente nel tentativo di mettere ordine in questa girandola di date e reciproche accuse.

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