Emissioni Italia, rimbalzo nel 2025 ma l’elettricità emette la metà rispetto al 1990

Il nuovo rapporto Ispra 2026: dopo il calo del 2024 le emissioni italiane tornano a 373 MtCO2eq. Dal 1990 il taglio è del 30,2%, ma trasporti e civile restano fuori strada per i target 2030.

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Le emissioni italiane di gas serra tornano a salire nel 2025, principalmente per un rimbalzo del termoelettrico dovuto a un calo dell’idro. Ma, grazie alle rinnovabili, la CO2 dovuta al settore elettrico è calata di oltre il 50% dal 1990: dove c’è più da fare è nei trasporti e nel residenziale.

Questa la fotografia fornita dal nuovo rapporto Ispra “Le emissioni di gas serra in Italia: obiettivi di riduzione e scenari emissivi”, edizione 2026 (documento in basso).

Il dato 2025

Le emissioni totali, escluso il Lulucf, cioè il cambiamento d’uso del suolo, passano da 363,5 MtCO2eq nel 2024 a 373 nel 2025.

Come anticipavamo, Ispra collega il rialzo tendenziale anche al maggior ricorso al gas naturale nella produzione elettrica, dovuto pure alla minore produzione idroelettrica, anche se, a spulciare il report, nella tabella degli scenari la voce “industrie energetiche” (categoria che comprende produzione di elettricità, e calore nelle centrali che producono anche energia termica utile, oltre a raffinerie, produzione di coke ed elettricità da gas da carbone nelle acciaierie) scende comunque da 63,9 a 62,8 MtCO2eq e gli aumenti più evidenti tra 2024 e 2025 riguardano invece industria manifatturiera e costruzioni, da 46,2 a 55,2 MtCO2eq, e civile, da 66,2 a 71,2.

Dietro c’è una questione contabile, l’autoproduzione: secondo le linee guida Ipcc, ricorda infatti Ispra, l’elettricità autoprodotta e autoconsumata dalle imprese non viene contabilizzata tra le industrie energetiche, ma nella manifattura. Oggi, però, questa quota pesa meno del 10% delle emissioni complessive da produzione elettrica.

I risultati delle Fer

Guardando agli ultimi 35 anni, la trasformazione del settore elettrico è uno dei cambiamenti più evidenti.

Nel 2024 le emissioni dovute alle industrie energetiche sono inferiori del 53,6% rispetto al 1990, un taglio arrivato mentre la produzione elettrica totale è salita da 216,9 a 271 TWh e i consumi elettrici da 218,7 a 292,7 TWh.

Il disaccoppiamento è netto, grazie a rinnovabili, riduzione dell’uso di prodotti petroliferi nella generazione elettrica e, dal 2016, al passaggio dal carbone al gas naturale.

La quota di elettricità da Fer sul consumo lordo, includendo importazioni e perdite di rete, è passata dal 16% del 1990 a oltre il 45% nel 2024, mostra il report Ispra, mentre da dati Terna abbiamo scritto che per il 2025 ci si è attestati appena sopra al 41%.

Il quadro dal 1990

Nel complesso, tra il 1990 e il 2024 le emissioni italiane di gas serra, escluso il Lulucf, sono scese da 520 a 363 MtCO2eq, con un calo del 30,2%.

Il settore energia resta dominante e nel 2024 pesa per l’81% delle emissioni nazionali. Al suo interno, però, le dinamiche sono molto diverse: le industrie energetiche come detto sono a -53,6% rispetto al 1990, manifattura e costruzioni a -49,9%, le emissioni fuggitive (cioè perdite non intenzionali di gas serra lungo la filiera dei combustibili fossili, soprattutto metano) a -68,7%.

Fuori dall’energia, i processi industriali sono scesi del 47% (sempre dal 1990), anche grazie agli abbattimenti nel settore chimico e nella produzione di minerali e metalli.

L’agricoltura segna –22,3%, soprattutto per il calo dei capi allevati, delle superfici e produzioni agricole e dell’uso di fertilizzanti sintetici.

I rifiuti sono invece ancora sopra il 1990, con +5,2%. La gestione è cambiata molto: il conferimento in discarica è calato nettamente. Ma la discarica continua a pesare, con il 77,2% delle emissioni del settore nel 2024.

Sul lato opposto c’è il Lulucf, cioè uso del suolo, cambiamento d’uso del suolo e foreste. Nel 2024 il settore registra assorbimenti netti per 64,1 MtCO2eq. Il miglioramento dipende soprattutto dall’aumento della superficie forestale, cresciuta del 46,4% dal 1990.

Male trasporti e civile

Dove le cose vanno peggio è in trasporti ed edifici.

Nei trasporti, le emissioni sono aumentate del 10,2% tra il 1990 e il 2024. Il comparto pesa per il 31,2% delle emissioni nazionali e il trasporto stradale rappresenta il 92,7% delle emissioni del settore.

Il dato sulle auto dice molto: nel 2024 l’82,2% delle percorrenze è ancora effettuato da vetture con alimentazioni tradizionali, benzina e gasolio. Dopo il crollo del 2020, le emissioni della mobilità sono rimbalzate; nella tabella degli scenari, però, tra 2024 e 2025 il settore risulta già in lieve calo, da 113,3 a 109,6 MtCO2eq.

Tra il 1990 e il 2024, le emissioni della categoria “Energia – Residenziale e altri settori” (abitazioni, servizi e una quota minore di consumi energetici di agricoltura, silvicoltura e pesca, ad esempio per serre e stalle) sono diminuite del 16,1%.

Nel 2025 c’è stato un rimbalzo netto, da 66,2 a 71,2 MtCO2eq, trainato soprattutto dal residenziale, che passa da 39,5 a 44,7 MtCO2eq. Il 2024 aveva infatti visto un dato basso per fattori congiunturali, come temperature miti e costi del gas alti, ma c’è anche un elemento strutturale: la popolazione cala, mentre aumentano i nuclei familiari, parametro usato per stimare le superfici da riscaldare e raffrescare.

Nello scenario di riferimento, dopo il 2025 il civile torna a scendere, spinto da efficienza e maggiore elettrificazione dei consumi termici. Ma la velocità del calo resta decisiva per gli obiettivi climatici.

Gli obiettivi 2020 e 2030

Sul vecchio ciclo Effort sharing, l’Italia ha fatto meglio del richiesto. Ispra ricorda che nel periodo 2013-2020 gli obiettivi sono stati superati ampiamente, di circa 190 MtCO2eq.

Il nuovo quadro al 2030 è molto più stretto.

Per i settori non Ets, cioè trasporti, civile, agricoltura, rifiuti e parte dell’industria, l’Italia deve ridurre le emissioni del 43,7% rispetto al 2005. Nel 2023 e nel 2024, però, ha già superato i tetti annuali: rispettivamente di 0,6 e 9,6 MtCO2eq.

Anche lo scenario con le politiche aggiuntive del Pniec non chiude del tutto il divario: al 2030 Ispra stima 200,8 MtCO2eq di emissioni Effort sharing, contro un obiettivo di 193,9. Mancano ancora 6,9 MtCO2eq.

Va meglio il Lulucf. Per il 2030 il target italiano è un assorbimento netto di almeno 35,8 MtCO2eq e nello scenario di riferimento Ispra indica un assorbimento di 42,8 MtCO2eq.

Ma gli assorbimenti delle foreste non cambiano il punto principale del rapporto: le industrie energetiche hanno già ridotto molto le proprie emissioni; il problema, ora, è far scendere abbastanza in fretta trasporti, edifici e gli altri settori diffusi.

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