Dopo le proteste di inizio agosto di diversi comitati locali toscani, a partire da quello di Ribolla (GR), anche il Partito democratico ha acceso un faro sulle attività di aziende israeliane nella realizzazione di impianti fotovoltaici nella regione.
Marco Simiani e altri cinque esponenti PD hanno depositato alla Camera un’interrogazione sulla società israeliana Shikun & Binui, un colosso che da oltre 40 anni si occupa di edilizia, infrastrutture ed energia, “inserita nella lista nera predisposta dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani relativa alle imprese operanti negli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati”, come si legge nell’atto ispettivo (disponibile in basso).
L’azienda israeliana Shikun & Binui e i progetti in Italia
In particolare, gli interroganti richiamano i contenuti di recenti articoli giornalistici (il Manifesto e Il Fatto Quotidiano) e sottolineano come, dal 2024, Shikun & Binui Energy Europe avrebbe costituito in Italia cinque società veicolo (SPV), prive di dipendenti e con capitale sociale minimo.
L’azienda era stata citata nel 2024 dal centro di ricerca Who Profits tra quelle più attive nei progetti pubblici e privati all’interno delle colonie della Cisgiordania e negli insediamenti palestinesi occupati, come abbiamo riportato su QualEnergia.it nell’articolo “Rinnovabili nei territori occupati, il lato oscuro dell’energia green israeliana“.
Tali società avrebbero presentato almeno un paio di progetti agrivoltaici, per un totale di 43 MW, a Collesalvetti, in provincia di Livorno, e a Ribolla, in provincia di Grosseto, attualmente in fase di autorizzazione unica o di valutazione di impatto ambientale presso la Regione, ma già con un giudizio preliminare positivo a maggio. Inoltre, il gruppo israeliano ha nella sua pipeline altri quattro progetti fotovoltaici in Sicilia, per altri 260 MW.
Si legge nell’interrogazione che il dipartimento energetico di Shikun & Binui risulterebbe coinvolto nella realizzazione di non meglio specificate infrastrutture “dual-use” tra la Cisgiordania e il Golan siriano occupato, mentre la casa madre sarebbe impegnata nella costruzione di opere nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est, oltre che in un accordo per lo sfruttamento di giacimenti di gas al largo delle coste di Gaza tramite società controllate, anch’esse censite nella medesima lista Onu (risoluzione ES-10/24 del 18 settembre 2024, rispetto alla quale l’Italia si è astenuta).
Nell’atto ispettivo si invita a tenere presente che, sempre sulla base di ricostruzioni di stampa, è in corso la cessione della divisione energetica di Shikun & Binui alla società israeliana Generation Capital, anch’essa inserita nell’elenco Onu.
I sei esponenti PD muovono dal fatto che l’Italia è tenuta al rispetto degli obblighi derivanti dal diritto internazionale, incluse le risoluzioni e i pareri delle Nazioni Unite in materia di attività economiche connesse agli insediamenti nei territori palestinesi occupati, ritenuti illegali dal diritto internazionale.
Dunque, per gli interroganti, l’eventuale autorizzazione di progetti energetici sul territorio nazionale a soggetti societari riconducibili a imprese inserite nella lista Onu pone una questione di coerenza e di etica tra le politiche energetico-ambientali interne e gli impegni internazionali assunti dall’Italia.
Alla luce di tutte queste premesse, si chiede al ministro della Sicurezza energetica di chiarire se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti, se intenda acquisire elementi puntuali sulla vicenda e se voglia introdurre strumenti capaci di prevenire situazioni simili.
Le proteste dei cittadini e della politica locale in Toscana
Come detto, le forti critiche locali, a partire dal progetto agrivoltaico di Ribolla della società italiana SPV Energy 3 srl, con sede a Milano e di fatto prestanome della Shikun & Binui, hanno contribuito alla presentazione dell’interrogazione e a smuovere la politica locale.
Il collettivo Diritti in Palestina aveva organizzato anche una raccolta di firme a Ribolla e nei comuni vicini coinvolti da questi progetti, raccogliendo oltre 12mila adesioni.
Rimanendo nel perimetro istituzionale, a muoversi è stato Lorenzo Falchi, capogruppo di Avs in Consiglio regionale, che ha annunciato un’interrogazione. “Un totale di 37.000 nuovi pannelli fotovoltaici in Toscana, ma non è una buona notizia, perché fanno parte di interventi di un’azienda israeliana inserita nella ‘watch list’ Onu”, spiega Falchi su Facebook, richiamando all’azione la Giunta.
Falchi spiegava: “Chiariamo un punto: gli impianti servono e le energie rinnovabili sono necessarie per la transizione energetica; il tema è: da dove vengono i soldi per farli?”.
Il 5 settembre, intanto, si è tenuta a Ribolla una manifestazione per dire no a questo tipo di progetti, alla quale ha preso parte anche una rappresentanza locale di Sinistra Italiana, che ha chiesto alla Regione di intervenire. Sul fronte della protesta si sono schierati anche gli esponenti toscani di Rifondazione comunista e del Movimento 5 Stelle. Una nuova manifestazione con la cittadinanza è prevista per sabato 19 settembre.




























