Ecobonus al 65%, così l’Italia potrebbe usare la flessibilità

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Il governo italiano ha chiesto formalmente alla Commissione europea di attivare la clausola nazionale di salvaguardia, che potrebbe valere circa 14 miliardi di euro per l'energia.

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Il governo italiano ha aperto ufficialmente il confronto con Bruxelles sulla clausola di salvaguardia nazionale (National Escape Clause, Nec) per aumentare gli investimenti nell’energia e nella difesa.

La Commissione europea ha confermato venerdì 11 settembre di aver ricevuto la lettera formale in cui l’Italia chiede di attivare la clausola, come riportano le agenzie di stampa.

Il giorno precedente, giovedì 10 settembre, nella seduta n. 187 del Consiglio dei ministri, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha svolto un’informativa in merito alla lettera, in attuazione del precedente passaggio parlamentare.

Nel complesso la richiesta italiana vale intorno ai 36 miliardi di euro: circa 14 miliardi per l’energia, pari allo 0,6% del Pil cumulato nel triennio 2026-2028, più circa 21-22 miliardi per la difesa, pari allo 0,9% del Pil nello stesso periodo.

La clausola consente agli Stati membri di deviare temporaneamente dal percorso di bilancio concordato con l’Ue, a determinate condizioni e per spese che rispettano i criteri previsti.

Quanto all’energia, l’obiettivo è migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, alla luce delle perduranti tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dei loro effetti sui prezzi del gas e del petrolio.

Il via libera europeo alla richiesta italiana potrebbe arrivare al Consiglio Ecofin (Economia e Finanza) del prossimo 9 ottobre.

Resta da chiarire come saranno spesi i soldi “liberati” dalla Nec.

“Valuteremo tutte le opzioni sul campo”, ha dichiarato il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, parlando ai giornalisti il 10 settembre a margine di una conferenza stampa sulla misura Erp del Pnrr.

Ha poi aggiunto: “Se faccio l’elenco di tutti i 14 miliardi, di come tutti ci consigliano di investirli, siamo a 240 miliardi”.

Lo scorso 18 agosto, la Commissione europea ha pubblicato un elenco esemplificativo e non esaustivo di 22 misure energetiche potenzialmente ammissibili nell’ambito della clausola di salvaguardia nazionale, tra cui gli investimenti in fonti rinnovabili, sistemi di accumulo, reti elettriche, produzione di idrogeno mediante elettrolisi, combustibili rinnovabili sostenibili, sicurezza fisica e informatica dei sistemi energetici, centrali nucleari (comunicazione disponibile in basso).

L’elenco comprende anche sovvenzioni e/o prestiti agevolati alle famiglie per la ristrutturazione degli edifici residenziali e sovvenzioni dedicate a una serie di tecnologie, tra cui: impianti geotermici e solari, batterie, sostituzione di caldaie alimentate a fonti fossili con alternative pulite come le pompe di calore, wallbox domestiche per la ricarica dei veicoli elettrici.

Un’ipotesi di utilizzo dei 14 miliardi potrebbe essere dunque la riqualificazione energetica degli edifici.

Secondo quanto anticipato dal Sole 24 Ore, nella prossima legge di Bilancio 2027 potrebbe entrare un nuovo Ecobonus al 65% per le abitazioni principali, destinato ad alcuni interventi come l’isolamento termico, la sostituzione degli infissi, l’installazione di pompe di calore.

La legislazione vigente, ricordiamo, prevede un Ecobonus al 50% nel 2026 per le prime case (36% per le altre) per poi scendere rispettivamente al 36% e 30% nel 2027.

Ovviamente in questi giorni non mancano le proposte dalle associazioni su come usare i fondi sbloccati dalla Nec: ad esempio una recente analisi del think tank indipendente ECCO sottolinea che la clausola di flessibilità potrebbe essere impiegata anche per incentivare l’acquisto di auto a batteria, in modo da accelerare l’elettrificazione dei trasporti stradali (questa misura non figura nell’elenco Ue, che però come detto è esemplificativo e non esaustivo).

L’Italia non potrà in ogni caso destinare le risorse aggiuntive per finanziare interventi spot come il taglio temporaneo delle accise sui carburanti.

La comunicazione Ue, infatti, avverte che “non rientrano nell’ambito di applicazione della flessibilità la riduzione delle accise o di altre imposte sui combustibili fossili, i prezzi fissi, le sovvenzioni per i combustibili fossili, i sostegni basati sul reddito o altri sussidi intesi ad attenuare l’impatto dei prezzi elevati dell’energia”.

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