Horizon Europe, in piazza a Bruxelles contro i fondi Ue a Israele

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Iniziativa dei cittadini europei il 27 marzo: chiedono la sospensione dell’accordo con Israele e della partecipazione al programma Horizon Europe 2028-2034. Sotto accusa anche i finanziamenti a ricerca e tecnologie con possibili usi militari.

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UeNews riporta la notizia che a Bruxelles venerdì 27 marzo tornerà in piazza il movimento a sostegno della Palestina per chiedere, davanti alle istituzioni europee, di bloccare ed escludere la partecipazione di Israele nel principale programma di ricerca, Horizon Europe, anche in vista della pianificazione del programma per il periodo 2028-2034, con risorse pari a 175 miliardi di euro.

Gli organizzatori della protesta, tra cui Justice for Palestine e Brussels against genocide,  spiegano che “con la crescente militarizzazione e l’adozione di tecnologie a duplice uso, università e aziende israeliane potrebbero ricevere miliardi per i loro strumenti di sorveglianza, repressione e controllo, collaudati sul campo di battaglia a spese dei palestinesi”.

Chi scenderà in piazza, dicono, “non vuole permettere che il proprio denaro finanzi il genocidio”, “che le università europee progettino l’occupazione”, “chiede che l’Ue ponga termine al sostegno finanziario a Israele subito”.

L’evento fa parte dell’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) che, registrata ufficialmente nel novembre 2025 e sostenuta dal gruppo europarlamentare de La Sinistra, ha fatto partire da gennaio la raccolta firme – almeno 1 milione in 7 Stati membri – per chiedere formalmente alla Commissione Europea di presentare al Consiglio una proposta di sospensione totale dell’accordo di associazione con Israele.

L’accordo (pdf), che dal 1995 costituisce il pilastro della cooperazione economica, commerciale e politica tra le due parti, viene da tempo contestato per l’incompatibilità con la condotta israeliana.

“Israele ha inoltre messo in atto un blocco degli aiuti umanitari assimilabile all’uso della fame come arma di guerra, sta violando molteplici norme e obblighi di diritto internazionale e non riesce a prevenire il crimine di genocidio come disposto dalla Corte internazionale di giustizia”, recita il testo depositato. “Ciononostante, l’Unione europea non ha ancora sospeso l’accordo di associazione”, precisa.

Nonostante l’Ue, attraverso il Servizio europeo per l’Azione esterna (SEAE), abbia certificato lo scorso giugno la violazione dell’articolo 2 dell’accordo di associazione, che impone che le relazioni tra le parti si basino sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, Bruxelles ha deciso di imporre una sospensione solo parziale del partenariato con l’UE (limitatamente alle start-up dell’EIC Accelerator).

Inoltre, non ha intrapreso alcuna azione per condannare né sanzionare lo Stato ebraico, nonostante la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) avesse ordinato a Israele di prevenire atti di genocidio e garantire la fornitura di servizi essenziali a Gaza.

L’adesione di Israele a Horizon Europe risale al 2021 di questi fondi UE, 1,11 miliardi di euro sono destinati a imprese, università ed enti pubblici israeliani.

Il sito Follow the Money afferma che tra i 921 progetti che coinvolgono 231 beneficiari israeliani, ci sono aziende strettamente legate all’esercito israeliano. Anche il Ministero della Difesa riceve un finanziamento per un progetto di ricerca (UnderSec) volto alla protezione delle infrastrutture sottomarine, progetto al quale partecipa anche l’azienda israeliana di difesa Rafael Advanced Defense.

Il quotidiano belga De Tijd ha raccolto e analizzato, insieme a Follow the Money, al quotidiano francese Le Monde e all’agenzia investigativa tedesca Paper Trail Media tutti i progetti di ricerca finanziati dall’UE con legami con Israele.

Israele e alcuni altri paesi extra-UE partecipano al programma di ricerca e innovazione Horizon Europe, della durata di 7 anni e con un budget di quasi 100 miliardi di euro. Secondo i dati forniti dalla Commissione europea, Israele ha versato quasi 1,7 miliardi di euro dal 2021 per questo programma.

La Commissione sottolinea che tutte le attività svolte nell’ambito di Horizon devono però “concentrarsi esclusivamente su applicazioni civili. Qualsiasi ricerca destinata ad applicazioni militari non è ammissibile”. Sebbene la maggior parte dei finanziamenti sia destinata a ricerche non controverse, come trattamenti medici o miglioramenti in agricoltura, una parte del denaro viene versata a enti israeliani legati alla difesa.

Le aziende e le università europee coinvolte sottolineano che i progetti non sono incentrati su usi militari, come ad esempio lo sviluppo di un piccolo aereo alimentato a idrogeno per voli passeggeri di breve durata. Tuttavia, alcune delle aziende coinvolte sono importanti fornitori delle forze armate israeliane, come la Israel Aerospace Industries, partner del progetto dell’aereo a idrogeno.

Ricordiamo che QualEnergia.it ha deciso dal 1° settembre di non promuovere aziende israeliane o con capitale israeliano, perché ritiene che diverse tra queste, anche non coinvolte direttamente in operazioni militari, siano interdipendenti con l’apparato politico, logistico e infrastrutturale che sostiene l’occupazione, sia per attività in insediamenti illegali in Cisgiordania, per fornitura di tecnologie per il controllo territoriale, la sorveglianza e la sicurezza oppure per benefici fiscali, logistici o fondi pubblici legati alla presenza nei territori occupati.

Ma anche perché molte non prendono pubblicamente posizione né si dissociano dal sistema di apartheid e segregazione ormai chiaramente documentato, contribuendo così, per omissione, alla sua legittimazione.

Riteniamo che anche il boicottaggio delle aziende green israeliane non parte dalla semplice idea che “tutte siano colpevoli”, ma dalla consapevolezza che nessuna attività sia neutra quando è dentro un sistema economico-finanziario che viola sistematicamente il diritto internazionale.

In assenza di trasparenza, dissociazione e cambiamento strutturale, la sospensione degli accordi e delle collaborazioni è una forma legittima di pressione non violenta sulla società israeliana, coerente anche con i principi di sostenibilità, di giustizia climatica e di diritti umani.

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