La Russia oltre le sanzioni: Gnl e nucleare per restare nel gioco globale

CATEGORIE:

Il presidente del consiglio di amministrazione della russa Novatek apre a partnership sul Gnl con gli Usa. Rosatom rafforza la rete dei reattori nel mondo. Le critiche all'Ue. Alcune posizioni russe emerse nel recente Forum Eurasiatico di Istanbul.

ADV
image_pdfimage_print

Energia nucleare e Gnl sono due pilastri del mercato energetico russo, sia a livello domestico che per l’export.

L’isolamento del Paese da parte Ue, arrivato in seguito all’invasione dell’Ucraina e consolidato con una serie di provvedimenti diretti a limitare la diffusione di prodotti energetici russi, ha portato Mosca a virare da un lato verso altri mercati e dall’altro ad attaccare le decisioni del blocco occidentale.

Sullo sfondo, però, resta il desiderio di un ripristino delle relazioni per portare avanti progetti comuni. Nel settore del Gnl, ad esempio, il soddisfacimento della crescente domanda globale “non potrà che passare da una partnership anche con l’alleato americano”.

È la tesi illustrata da Leonid Mikhelson, presidente del consiglio di amministrazione di Novatek, il secondo principale produttore di gas naturale della Russia (dopo Gazprom), parlando nel corso della 18a edizione del Verona Eurasian Economic Forum tenutosi a Istanbul, di cui abbiamo già documentato i risvolti relativi al presente e al futuro energetico della Turchia (La Turchia, tra transizione green e realpolitik energetica).

Il Forum, organizzato dall’associazione “Conoscere Eurasia”, rappresenta una vetrina in cui oligarchi e lobbisti russi presentano – tra vari temi che spaziano dall’economia alla politica – le proprie posizioni pro-fossili per difendere le strategie di Mosca storicamente reticenti alla transizione energetica.

Dal palco Mikhelson ha aperto a una possibile collaborazione con gli Stati Uniti per sfruttare i giacimenti in Alaska oppure per lanciarsi nell’esplorazione e nella successiva estrazione dall’Artico.

Il numero uno di Novatek ha rivendicato la posizione centrale di Mosca nel mercato globale del Gnl, minacciata dal 19esimo pacchetto di sanzioni dell’Ue. Mikhelson ha ricordato che l’anno scorso il consumo di Gnl a livello globale è stato di 405 milioni di tonnellate, con un tasso di crescita medio del 2% annuo, e del 4% specificamente in Europa.

Le esportazioni dagli Usa, potranno arrivare a circa 17 milioni di tonnellate annue, al di sotto della domanda europea attesa. Se l’Ue aumenterà le richieste al ritmo attuale non c’è nessuna garanzia che le esportazioni americane ne soddisferanno il fabbisogno”, ha spiegato.

Ma la tendenza è in realtà contraria: secondo l’ultimo aggiornamento dell’European LNG tracker della Ieefa (Institute for energy economics and financial analysis) il consumo di gas e le importazioni di Gnl in Europa diminuiranno rispettivamente del 15% e del 20% tra il 2025 e il 2030.

“Oggi la Russia produce più del 10% di tutto il Gnl mondiale – ha aggiunto Mikhelson – ed escludere questi quantitativi dal mercato non è possibile; la crisi sarà enorme e a pagare maggiormente saranno i consumatori europei”.

La Russia contro l’agenda verde Ue

Il magnate ha anche criticato l’agenda verde dell’Ue. “Le energie pulite rappresentano il 14% del bilancio energetico globale, consumano tante risorse finanziarie. Non possiamo continuare a seguire questa strada, altrimenti non saremo in grado di garantire il soddisfacimento della domanda energetica globale. Dobbiamo riportare gli investimenti nel settore delle fossili”. Una tesi non lontana da quella di Trump, insomma, oltre che contraria alle rilevazioni di diversi osservatori internazionali.

Ad esempio, il report ”Electricity 2025” della Iea pubblicato a febbraio rileva come le fonti rinnovabili potranno soddisfare circa il 95% della crescita della domanda elettrica, sottolineando il ruolo centrale delle Fer nei futuri scenari energetici globali. Inoltre, già nell’anno corrente forniranno più di un terzo della produzione totale di elettricità a livello globale, superando il carbone, e nel 2050 arriveranno a coprire quasi la metà della domanda elettrica globale.

Contro l’Ue anche l’intervento dal palco di Konstantin Simonov, direttore generale della Fondazione nazionale per la sicurezza energetica della Federazione Russa. “Hanno creduto che il loro modello fosse l’unico capace di costruire il futuro energetico globale, ma hanno ad esempio sottovalutato la Cina e la sua capacità di produrre batterie e pannelli solari”, ha detto.

La decisione di tagliare le forniture è stata descritta come un tentativo di usare l’energia come “arma” di ricatto, oltre che una grave mancanza di rispetto, visto che i contratti in essere non verranno rispettati. In particolare, i contratti a breve termine conclusi prima del 17 giugno 2025 potranno essere mantenuti dall’Ue fino al 17 giugno 2026, mentre quelli a lungo termine potranno valere fino al 1° gennaio 2028 (Stop totale al gas russo dal 2028: le decisioni del Consiglio Ue).

Simonov ha aggiunto: “Gli europei hanno distrutto le regole, la Russia è sempre stato un fornitore responsabile. Nel 2022 c’era un coro di voci che mi esortava a bloccare le forniture, ma non mi stancavo di ripetere che dovevamo rispettare i contratti in essere perché di mezzo c’era la reputazione del Paese. Ora non è più così e non per scelta nostra”.

Storicamente però lo strapotere russo nel settore delle fossili è sempre stato un importante strumento di influenza politica che si è ridimensionato soltanto dopo che l’Europa ha iniziato a guardare ad altri fornitori (ad esempio in Nord Africa).

Il nucleare come leva geopolitica

L’altra leva energetica su cui si sta poggiando la Russia, soprattutto come strumento geopolitico, è il nucleare. Attraverso l’azienda pubblica Rosatom il Paese controlla circa il 20% del mercato mondiale dei reattori in costruzione.

Della rilevanza di questo strapotere all’interno dei rapporti internazionali ha parlato nel corso del Forum Kirill Komarov, direttore del dipartimento “sviluppo e business internazionale” di Rosatom.

“Siamo leader mondiali nella gestione delle centrali nucleari, con un portafoglio che comprende 41 unità di produzione di piccola e media potenza, distribuite in decine di Paesi. Di queste, 22 sono attualmente in fase di ricostruzione sotto la supervisione della Russia”, ha spiegato.

Complessivamente Rosatom vanta la realizzazione di 111 unità di produzione, equivalente a circa una centrale su cinque a livello mondiale.

“Perché i Paesi stranieri ci scelgono? Non solo per la nostra tecnologia all’avanguardia, ma anche perché offriamo un modello flessibile di collaborazione. Abbiamo i nostri blocchi precostruiti, ma sappiamo adeguarli al cliente. Ultimamente abbiamo avuto partnership importanti in Kazakistan, Ungheria, Bielorussia, e ora anche in Turchia”, ha spiegato Komarov. Si tratta di accordi che permettono alla Russia di continuare ad avere una certa influenza su questi Paesi.

A differenza del gas, inoltre, il nucleare continua a rimanere escluso da qualsiasi pacchetto europeo di sanzioni. Questo perché persiste una forte dipendenza dell’Ue dall’ecosistema nucleare russo, soprattutto per i servizi legati alla filiera del combustibile (Mosca resta al centro della filiera nucleare europea).

Il “nodo” è rappresentato dai reattori Vodo-Vodianoï Energuetitcheski Reaktor (reattori ad acqua in pressione, VVER), diffusi in Europa centrale e orientale, progettati per funzionare con combustibile russo. Nei Paesi dell’Unione europea (più l’Ucraina) ce ne sono complessivamente 34, tutti, storicamente, riforniti da TVEL, la divisione combustibili di Rosatom.

Nel 2024, le importazioni di elementi di combustibile dalla Russia sono scese a 438 tonnellate, rispetto alle 573 del 2023, ma comunque in aumento rispetto alle 314 del 2022.

Il calo dell’anno scorso non riflette, secondo il report “The World Nuclear Industry Status Report 2025″, compilato da analisti indipendenti e coordinato da Mycle Schneider Consulting, una diminuzione strutturale dalla dipendenza, ma piuttosto una fase di assestamento.

Se è vero che le aziende europee stanno iniziando a testare forniture alternative, finché la sostituzione completa del combustibile non sarà certificata per ogni reattore, la continuità operativa resterà legata, almeno in parte, alla filiera russa.

Tra le principali innovazioni tecnologiche di Rosatom citate da Komarov ci sono poi i reattori di generazione 3+. “Questi impianti sono dotati di un sistema automatico di sicurezza, che opera in autonomia anche senza l’intervento umano, garantendo resistenza a eventi estremi, come alluvioni o tsunami”. Questi reattori sono attualmente in costruzione sia sul territorio russo che all’estero.

Il colosso dell’atomo ha anche oltre 70 progetti attivi relativi a centrali di piccola potenza, una tipologia di impianti che, secondo il numero uno di Rosatom, sta vedendo “un interesse sempre crescente perché capace di fornire energia nelle aree remote”.

In ultimo, Komarov ha spiegato che l’azienda ha “in fase di costruzione” altre centrali nucleari flottanti, simili a quella inaugurata nel 2019 e attualmente operativa nella regione autonoma della Čukotka, nell’estremo oriente russo, la cui produzione ha superato 1 TWh.

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione per aggiungere un contesto alle affermazioni riportate

ADV
×
Privacy Policy Cookie Policy