I ministri dell’Energia dei Paesi membri dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo per “eliminare gradualmente” le rimanenti importazioni di gas dalla Russia.
L’intesa si applica sia al Gnl sia agli approvvigionamenti via gasdotto. Ungheria e Slovacchia sono stati gli unici Stati ad aver dato parere contrario.
Secondo quanto stabilito ieri (20 ottobre) nel corso del Consiglio “Trasporti, Telecomunicazioni ed Energia”, lo stop avrà un’attuazione graduale.
Le importazioni saranno infatti vietate a partire dal 1° gennaio 2026, pur mantenendo un periodo di transizione per gli accordi esistenti. In particolare, i contratti a breve termine conclusi prima del 17 giugno 2025 potranno essere mantenuti fino al 17 giugno 2026, mentre quelli a lungo termine potranno valere fino al 1° gennaio 2028.
Saranno inoltre consentite modifiche alle intese già stipulate, ma solo “per scopi operativi strettamente definiti”, e non potranno comportare un aumento dei volumi, fatta eccezione per alcune flessibilità specifiche per gli Stati membri senza sbocco sul mare.
Procedure doganali e autorizzazioni
Il Consiglio ha inoltre semplificato gli obblighi doganali per le importazioni di gas non russo, stabilendo requisiti e procedure documentali più snelle.
In tali casi, prima che il gas entri nel territorio doganale dell’Ue, alle autorità competenti dovrà essere fornita solo la prova del Paese di produzione, mentre per le importazioni di gas dalla Russia durante la fase transitoria saranno richieste maggiori informazioni (tra cui la data e la durata del contratto di fornitura, oppure i quantitativi contrattualizzati).
È stato inoltre introdotto l’obbligo per entrambe le categorie di importazioni di sottoscrivere un regime di autorizzazione preventiva. In particolare:
- per il gas russo e le importazioni che rientrano nel periodo di transizione, le informazioni richieste per l’autorizzazione devono essere presentate almeno un mese prima;
- per il gas non russo, la prova deve essere fornita almeno cinque giorni prima dell’ingresso nel mercato Ue.
Gli Stati membri hanno concordato che questa procedura non si applicherà alle importazioni provenienti da Paesi che soddisfano alcuni criteri, come essere grandi produttori ed esportatori di gas, oppure aver già vietato le importazioni di gas russo. Ciò garantisce che solo le importazioni più rilevanti da controllare siano soggette ad autorizzazione preventiva.
Sono stati anche disposti ulteriori meccanismi di monitoraggio per impedire che il flusso da Mosca entri nell’Ue soltanto per transitare verso altre destinazioni, senza entrare nel mercato comunitario.
Il regolamento proposto dal Consiglio impone poi a tutti gli Stati membri di presentare piani nazionali di diversificazione delle loro forniture di gas. Anche in questo caso sono esentati i Paesi che possono dimostrare di non ricevere più importazioni dirette o indirette di gas russo.
Ricordiamo che proprio in un’ottica di diversificazione la Commissione europea ha stipulato con gli Stati Uniti un contestato piano di acquisto di petrolio, Gnl e combustibili nucleari per 250 miliardi di dollari all’anno per tre anni. Un accordo che oltre ad essere irrealizzabile, fornisce uno sfrontato assist alle fossili (per approfondire Il grande bluff energetico Ue-Usa: 750 miliardi ai fossili, meno sicurezza e transizione).
I prossimi passi
Rispetto alle iniziali proposte della Commissione europea, il Consiglio ha ulteriormente sviluppato le disposizioni sullo scambio di informazioni tra le autorità nazionali, l’Acer e la Commissione europea, e ha chiesto a quest’ultima di riesaminare l’attuazione del regolamento entro due anni dalla sua entrata in vigore.
Ha inoltre chiarito la clausola di sospensione, specificando quali tipi di problemi nella sicurezza dell’approvvigionamento potrebbero giustificare una revoca temporanea del divieto di importazione o del requisito di autorizzazione preventiva.
La presidenza del Consiglio avvierà ora i negoziati con il Parlamento europeo per concordare il testo definitivo di uno specifico regolamento Ue.
Proprio pochi giorni fa, il 17 ottobre, le commissioni per l’Industria, l’Energia e il Commercio internazionale dell’Eurocamera avevano approvato una bozza di piano che prevedeva, oltre allo stop al gas russo, anche il divieto di tutte le importazioni di petrolio da Mosca, compresi i prodotti derivati dal greggio russo.
Il testo votato affrontava esplicitamente anche i rischi di elusione, come le importazioni rietichettate, le flotte ombra e il transito attraverso Paesi terzi, imponendo la certificazione di origine per gli oleodotti, audit trimestrali e un elenco di terminali Gnl ad alto rischio.
L’elettrificazione come motore della transizione
I ministri dell’Energia dei Paesi Ue hanno inoltre discusso ieri del ruolo dell’elettrificazione per garantire “una transizione competitiva e pulita”. Il confronto confluirà nel futuro piano d’azione per l’elettrificazione che la Commissione europea dovrebbe presentare all’inizio del 2026.
Il Consiglio si è concentrato sulle opportunità della decarbonizzazione in settori chiave, con particolare attenzione al potenziale di elettrificazione dell’industria.
Tra i principali argomenti di discussione figuravano il modo in cui l’Ue avrebbe potuto creare il quadro giusto per incentivare l’elettrificazione delle imprese, consentendo al contempo a queste ultime di rispondere in modo flessibile ai segnali di prezzo e alla domanda.
Ci si è interrogati inoltre su quali settori offrissero il maggiore potenziale per una rapida elettrificazione e su come eventualmente supportarli nell’ambito del piano d’azione di prossima emanazione.
Un recente studio del think tank britannico Ember intitolato “Shockproof: how electrification can strengthen EU energy security” entra proprio nel merito dei vantaggi dell’elettrificazione per i Paesi membri Ue. Secondo i dati raccolti, grazie al ruolo crescente dell’energia elettrica nei consumi finali, a livello comunitario si potrebbe quasi dimezzare la percentuale di dipendenza dalle importazioni di fonti fossili nell’energia primaria entro il 2040 (dal 58% nel 2023 al 30% tra quindici anni).
Eliminare definitivamente gli acquisti di gas e petrolio dalla Russia andrebbe in questa direzione, ma occorre anche ridurre l’import fossile dagli altri mercati fornitori e al contempo puntare maggiormente su rinnovabili ed efficienza energetica.


























