I rischi climatici iniziano a fare breccia nei bilanci delle società quotate

Le analisi di Deloitte su 266 aziende della Borsa italiana. Sintesi e studio in allegato.

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Il cambiamento climatico sta entrando nei bilanci delle aziende, anche se in modo ancora disomogeneo e con diverse lacune.

La tendenza emerge dallo studio di Deloitte che ha analizzato i bilanci di 226 società quotate sulla Borsa italiana: il 42% delle relazioni finanziarie esaminate, spiega la società di consulenza in una nota di sintesi dello studio, include un’informativa climate, seppure con livelli di dettaglio molto diversificati tra loro.

Da queste analisi, commenta Stefano Dell’Orto, Audit & Assurance Leader di Deloitte, “traspare un buon grado di consapevolezza […] rispetto al fatto che il climate change costituisca un elemento rilevante nel contesto dei rischi aziendali e in quanto tale necessiti di essere incorporato nella strategia di gestione dei rischi e quindi nella relativa informativa di bilancio”.

Nello svolgimento dell’analisi, Deloitte si è focalizzata sulla presenza di informative in merito al cambiamento climatico, sulla loro collocazione all’interno della relazione finanziaria annuale e sul livello di approfondimento, prendendo come riferimento anche i principi della Task Force on Climate-Related Financial Disclosures (TCFD).

In particolare, evidenzia Deloitte, tra le società che hanno affrontato il tema, la maggior parte ha fornito un’informativa con un livello di approfondimento “basso” (41%) o “medio” (39%), mentre solo il 20% ha fornito un’informativa sul cambiamento climatico con un livello di dettaglio elevato; e in questo 20% ci sono soprattutto aziende che appartengono ai settori Oil, Gas & Chemicals e Power & Utilities e in misura minore, ma comunque significativa, aziende del settore assicurativo e bancario.

La guida TCFD, spiega poi Deloitte, individua le raccomandazioni sulla rendicontazione dei rischi e delle opportunità che il cambiamento climatico può comportare sulle performance aziendali in quattro aree tematiche: governance, strategia, gestione dei rischi, metriche e target.

Più in dettaglio, i rischi correlati al cambiamento climatico sono divisi in due macro-categorie:

  • rischi fisici associati a danni o interruzioni delle attività aziendali dovuti a eventi climatici estremi (inondazioni, siccità, incendi, trombe d’aria);
  • rischi di transizione correlati al traguardo di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5-2 gradi, come stabilito dagli accordi di Parigi; si parla soprattutto di rischi collegati alla ridefinizione dei modelli di business, all’obsolescenza degli asset aziendali (cosiddetti stranded asset), alla compliance normativa e all’accelerazione repentina dell’innovazione tecnologica.

Ma la transizione può offrire anche diverse opportunità, tra cui una maggiore efficienza nell’uso delle risorse e il conseguente risparmio di costi; la conversione delle fonti energetiche fossili in tecnologie pulite; il ritorno economico generato dal processo di innovazione del prodotto e dei servizi offerti; l’accesso a nuovi mercati o il riposizionamento in mercati già esistenti; la resilienza climatica, vale a dire, la capacità di adattamento per rispondere ai cambiamenti climatici.

Intanto S&P Global Ratings, nei giorni scorsi, ha aumentato la sua valutazione di rischio – da “intermedio” a “moderatamente elevato” – per l’intera industria di gas e petrolio a causa di molteplici fattori: volatilità dei prezzi, scarsi profitti, transizione energetica con crescita del mercato delle fonti rinnovabili.

Mentre il gigante mondiale dei fondi di investimento, BlackRock, ha annunciato una nuova accelerata dei suoi piani volti a favorire gli investimenti maggiormente orientati ai criteri di sostenibilità ambientale.

Nella lettera annuale agli amministratori delegati, il presidente di BlackRock, Larry Fink, ha parlato della necessità di “affrontare con maggiore determinazione la minaccia globale del cambiamento climatico”.

Ricordiamo, infine, che l’ultimo rapporto del World Economic Forum ha evidenziato che i rischi climatici sono quelli con le più alte probabilità di minacciare seriamente la tenuta delle economie mondiali nei prossimi dieci anni, soprattutto se governi e istituzioni continueranno a sottovalutare questi rischi.

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