Continua il braccio di ferro tra la Commissione europea e gli Stati membri sulla mancata trasposizione negli ordinamenti nazionali della direttiva Red 3 2023/2413 sulle energie rinnovabili.
Bruxelles, informa una nota del 24 luglio, ha deciso di avviare procedure di infrazione inviando lettere di costituzione in mora a 26 Stati membri (tutti tranne la Danimarca).
La direttiva è stata adottata nel 2023 e fissa un obiettivo minimo vincolante del 42,5% di rinnovabili sul consumo finale lordo di energia al 2030; i governi avrebbero dovuto notificare alla Commissione Ue il suo recepimento entro il 21 maggio 2025, mentre alcune disposizioni sulle autorizzazioni “accelerate” avrebbero dovuto essere recepite già entro il 1° luglio 2024.
Le nuove norme, evidenzia Bruxelles, puntano ad accrescere la diffusione delle fonti rinnovabili in tutti i settori, non solo la produzione di energia elettrica ma anche nel riscaldamento e raffreddamento, edilizia, trasporti e industria.
Finora però solo la Danimarca ha notificato il pieno recepimento della direttiva entro il termine previsto dalla legge. La Commissione quindi “sta inviando lettere di costituzione in mora a 26 Stati membri”, che ora “hanno due mesi di tempo per rispondere, completare il recepimento e notificare le misure alla Commissione”.
In assenza di una risposta soddisfacente, Bruxelles potrà decidere di emettere un parere motivato, sempre nell’ambito della fase pre-contenziosa, prima quindi di passare all’eventuale fase contenziosa con un ricorso presentato dalla Commissione alla Corte di Giustizia europea.
Il nostro Paese aveva già ricevuto lo scorso febbraio 2025 un parere motivato dalla Commissione europea per mancato recepimento di parte della Red 3, dopo la costituzione in mora sancita per lo stesso motivo nel settembre 2024. In quel caso, la procedura di infrazione era stata avviata riguardo alle disposizioni da recepire entro il 1° luglio 2024 (come appunto le autorizzazioni accelerate).
Come ha segnalato un recente rapporto di SolarPower Europe, i Paesi Ue sono in forte ritardo nell’applicare le nuove norme previste dalla Red 3.
L’associazione di categoria europea del solare FV ha valutato gli sforzi di 20 Paesi nel recepire nove misure-chiave tra cui le zone di accelerazione, il silenzio-assenso, il principio del pubblico interesse prevalente, le regole semplificate per il repowering.
Emerge che la loro trasposizione negli ordinamenti legislativi nazionali oscilla tra il 13% e il 78%, con una media inferiore al 50% del totale richiesto. In sostanza, gli Stati membri hanno “accolto” meno della metà delle disposizioni inserite nella direttiva.
Parlando dell’Italia, SolarPower Europe sottolinea il “cattivo esempio” sulla legislazione delle aree idonee, mentre il dl Infrastrutture approvato in via definitiva al Senato è intervenuto con l’articolo 13 sulle “zone di accelerazione” in cui installare impianti a fonti rinnovabili con procedure autorizzative semplificate, in attuazione della normativa europea in materia.
L’articolo, come abbiamo scritto, interviene sulla disciplina del D.lgs. 190/2024, il Testo unico sulle energie rinnovabili, prevedendo che le zone di accelerazione debbano essere individuate dalle Regioni nelle aree definite idonee ex lege ai sensi dell’articolo 20, comma 8, del D.lgs. n. 199/2021.
Inoltre, sono considerate zone di accelerazione le aree industriali, come definite dagli strumenti urbanistici locali, ricadenti nella mappatura del territorio nazionale operata dal Gse entro il termine del 21 maggio (si veda anche Dl Infrastrutture in Gazzetta e mappa Gse online: cosa cambia per le zone di accelerazione).
Le zone di accelerazione così individuate, costituiscono il contenuto minimo inderogabile di ciascun piano regionale.
Regioni e Province autonome hanno tempo fino al 31 agosto 2025 per sottoporre i loro piani di individuazione delle zone di accelerazione terrestri a valutazione ambientale strategica (Vas). In caso di inottemperanze, il Mase potrà ricorrere ai poteri sostitutivi. La stessa Vas dovrà avere tempi più veloci con termini dimezzati rispetto a quelli ordinari.


























