“Come raggiungere gli obiettivi climatici dell’Ue sostenendo al tempo stesso le industrie e i cittadini lungo il percorso verso la neutralità climatica nel 2050”.
Si tratta di uno dei punti all’ordine del giorno del Consiglio europeo del 23-24 ottobre a cui prenderà parte Giorgia Meloni.
La stessa presidente del Consiglio è intervenuta oggi (22 ottobre) alle Camere per le comunicazioni in vista dell’appuntamento di Bruxelles, rimarcando con forza la posizione italiana di difesa della filiera automotive attraverso l’uso dei biocarburanti.
Sarebbe questo, secondo Palazzo Chigi, il modo per aggirare il blocco alla vendita di vetture endotermiche dal 2035 imposto dall’Europa, ma non solo.
“Lo ribadiamo: non può esistere solo l’elettrificazione per il futuro dell’auto, tantomeno per quello del trasporto pesante o dell’industria, a partire da quella dell’acciaio, del vetro e del cemento. Dobbiamo al contrario rimanere aperti a tutte le soluzioni, anche i biocarburanti sostenibili, che possono contribuire alla decarbonizzazione e che devono essere consentiti anche dopo il 2035”.
Giorgia Meloni si fa forte di una sponda ricevuta dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che in vista del Consiglio europeo ha aperto a possibili deroghe sui biocarburanti nell’ambito della revisione (prevista entro la fine dell’anno) del regolamento sulle emissioni di CO2 delle auto (si veda anche Rinnovabili nei trasporti, il “giallo” degli obiettivi scomparsi).
“Applicare questo principio significherebbe garantire la sopravvivenza del motore endotermico – secondo la premier italiana – alimentandolo con carburanti alternativi e sostenibili, e quindi salvare gran parte della nostra filiera dell’automotive e del gas. Un obiettivo che ci siamo posti fin dall’inizio del nostro mandato e sul quale non intendiamo arretrare”.
A tal proposito si ricorda che in direzione opposta sono andate le parole di Mario Draghi pronunciate il 16 settembre a Bruxelles, dove ha spiegato che “la scadenza del 2035 per le emissioni zero avrebbe dovuto innescare un circolo virtuoso: obiettivi fermi avrebbero stimolato gli investimenti nelle infrastrutture di ricarica, fatto crescere il mercato interno, stimolato l’innovazione in Europa e reso i modelli di veicoli elettrici più economici” (si veda Draghi alla Ue: ancora più vulnerabili su energia e competitività).
La posizione della presidente Meloni, intanto, è stata condivisa e rilanciata dalla viceministra al Mase, Vannia Gava, che ha ricordato come l’Italia abbia ribadito il concetto alla “pre-Cop” di Brasilia il 14 ottobre, dove il nostro Paese ha lanciato con Brasile, Giappone e India la proposta di quadruplicare entro il 2035 la produzione di fuel sostenibili, partendo dai livelli del 2024.
Le indicazioni per la revisione della legge Ue sul clima
Le richieste sui biocombustibili sono solo una parte di un “cambio di approccio” che la premier chiede all’Europa nell’ambito della revisione della legge sul clima, con i relativi obiettivi pluriennali.
Ciò che si chiede è:
- creare un sistema energetico “equilibrato” in cui le rinnovabili siano integrate da altre fonti;
- definire “condizioni abilitanti” a raggiungere un nuovo target 2040 per non compromettere l’economia europea;
- consentire di coprire fino al 5% degli obiettivi con “crediti internazionali” maturati attraverso il finanziamento europeo a iniziative di decarbonizzazione fuori Ue;
- massima flessibilità nella contabilizzazione delle riduzioni nelle emissioni di carbonio, restando aperti alle nuove tecnologie;
- piena applicazione del principio della neutralità tecnologica a tutta la legislazione climatica, a partire da quella relativa al settore automobilistico e a quello dell’industria pesante.
Rinnovabili e auto elettrica come opportunità
Se il discorso al parlamento italiano della presidente Meloni è stato critico nei confronti dell’elettrificazione degli usi finali, a partire da quella della mobilità, diverso è stato l’approccio di Ursula von der Leyen nel suo intervento al Parlamento europeo, sempre in vista del Consiglio Ue del 23-24 ottobre.
“La domanda per noi è se vogliamo raccogliere i frutti di questo boom globale delle tecnologie pulite o lasciare che altri ne traggano profitto”, ha spiegato il vertice della Commissione europea, citando alcuni fenomeni globali che non si possono ignorare.
“Lo scorso anno, nelle economie in via di sviluppo di Asia, Africa e America Latina, le vendite di auto elettriche sono aumentate del 60%”. Dunque, “c’è un motivo per cui la Cina sta investendo massicciamente in veicoli elettrici, batterie e tecnologie pulite. Naturalmente, vedono l’opportunità economica e vedono quali saranno i mercati del futuro”.
Ancora, “c’è un motivo per cui in Medio Oriente, la patria mondiale dei combustibili fossili, le energie rinnovabili sono quintuplicate negli ultimi cinque anni. C’è un motivo per cui il Sud del mondo sta scegliendo l’energia pulita. Vogliono liberarsi da dipendenze soffocanti e importare energia che non sia solo pulita, ma anche prodotta localmente e accessibile”.
Alla luce di questo scenario, “l’Europa deve controllare le tecnologie che daranno forma al nostro futuro, la produzione che sostiene la nostra prosperità e le materie prime essenziali”.
Da ciò la volontà espressa dalla presidente von der Leyen di sostenere l’automotive europeo e l’energia pulita prodotta internamente, anche perché “i prezzi più bassi dell’energia si registrano nei paesi che producono abbondante energia a basse emissioni di carbonio, che si tratti di energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica o nucleare”.
Sul piano pratico, tutto ciò si traduce anche nelle sette nuove misure per ridurre i costi energetici di famiglie e imprese annunciate il 21 ottobre dal commissario Ue all’Energia, Dan Jørgensen.


























