Un progetto di Comunità energetica nella zona industriale di Imola

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Nella zona industriale di Imola un progetto di CER punta a ridurre la spesa energetica delle imprese. Un processo intrapreso da un'azienda a partecipazione pubblico-privata.

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Comunità energetiche a partire da gruppi di imprese che realizzano capacità fotovoltaica e mettono a disposizione l’energia non autoconsumata.

È la sperimentazione di Bryo spa, una società a partecipazione pubblico-privata, che coinvolge quattro imprese della meccanica nella zona industriale di Imola.

Nata nel 2010 per volontà di Con.Ami, consorzio che raggruppa 23 Comuni, insieme a Sacmi, Cefla e CTI, cooperative del territorio, Bryo realizza impianti fotovoltaici e offre servizi innovativi mirati all’efficienza energetica in modalità ESCo.

Sul proprio tradizionale modello di business, la Società ha voluto innestare l’innovazione resa possibile dal recepimento anticipato della direttiva europea sulle Comunità energetiche. A tal fine sta per essere ultimata la definizione dello Statuto, del contratto di cessione dell’energia ai produttori e quello che regolerà la CER.

“La nostra azienda si incarica di trovare le risorse, finanziare il progetto, realizzarlo e gestirlo. Le quattro aziende che hanno aderito non avranno costi d’investimento e risparmieranno circa il 20% sul costo dell’energia grazie all’autoproduzione”, ci ha detto Davide Gavanelli, AD di Bryo.

Bryo infatti finanzia gli impianti, incassa i contributi del Gse e cede l’energia con un canone di servizio di 20 anni. Si farà carico anche della gestione delle CER lasciando tuttavia gli incentivi per la condivisione dell’energia alle CER, che saranno gestite dalla Società attraverso un’apposita piattaforma.

I numeri del progetto pilota

Il nucleo di questa prima CER, come detto, è costituito da quattro imprese del settore della meccanica ubicate nella zona industriale di Imola. Ogni impresa sarà dotata di un impianto fotovoltaico dimensionato per l’autoconsumo.

I quattro impianti FV, due da 200 kWp e due da 50 kWp, saranno messi a disposizione della CER per la quota di energia non autoconsumata, equivalente rispettivamente al 25 e 10%.

Considerando che la riduzione del prelievo dalla rete, rispetto al fabbisogno, è limitata al 25% (vedi grafico a sinistra), avendo le imprese consumi ben superiori, in questa prima fase l’energia eccedente non sarà condivisa, ma immessa in rete.

Un investimento di 500mila euro sarà necessario per realizzare gli impianti e sarà finanziato in equity per il 20% e con accesso al credito per la restante parte e determinerà 64mila euro/anno di ricavi.

Pagata la rata di restituzione del finanziamento a Bryo, pari a 32mila euro/anno, le quattro imprese conseguiranno un risparmio di circa 29mila euro/anno, al netto delle imposte.

Una base solida, quindi, per aggregare nuovi impianti e nuovi membri e dar vita alla Comunità Energetica vera e propria.

Genesi e evoluzione del progetto

“Idealmente il progetto nasce ben prima del recepimento della direttiva sulle CER – ci dice Gavanelli – nel tentativo di superare il vincolo che impediva la condivisione dell’energia autoprodotta con una pluralità di soggetti limitrofi”.

“Grazie al supporto dell’Amministrazione locale, che attraverso il nostro socio pubblico Con.Ami ha aperto un canale di interlocuzione trasparente con Hera, il distributore locale, abbiamo potuto fare un’accurata analisi dei soggetti eleggibili per costituire una CER secondo quanto previsto dalla normativa.”

Gavanelli ci spiega poi che i primi soggetti identificati hanno sicuramente consumi ben più importanti della produzione che si andrà ad attivare, ma “si tratta di fondare un sistema aperto, che si svilupperà nel corso del tempo aggregando nuovi soggetti. Chiaramente bisognerà adeguare e potenziare le cabine di MT/BT, previo accordo con Hera.”

Ancora una volta si conferma l’importanza dell’accesso e della fruibilità dei dati, che consenta di avere un quadro complessivo della distribuzione delle cabine MT/BT sul territorio e dei POD a queste collegati, all’interno di un rapporto collaborativo e trasparente tra il promotore della CER e i DSO.

In assenza di un simile contesto si crea invece un impedimento rispetto alla possibilità di realizzare Comunità energetiche oltre a un significativo e ingiusto vantaggio competitivo per i DSO, come evidenza l’esperienza di Bryo.

Ci dice Gavanelli: “noi intendiamo replicare il nostro progetto tra i 23 comuni soci di Con.Ami sparsi tra le province di Firenze, Bologna e Ravenna. In buona parte di questi comuni il DSO è e-distribuzione. Purtroppo, finora non siamo stati in grado di accedere alle informazioni minime necessarie ad una prima analisi di fattibilità”.

Arera, interpellata da QualEnergia.it due settimane fa, ha fatto intanto sapere che per quanto riguarda le tempistiche dei distributori “non abbiamo evidenze né segnalazioni in merito a tempistiche particolarmente lunghe da parte dei distributori nel fornire i dati relativi alle cabine secondarie”.

Ma è chiaro che il problema è più ampio e riguarda le modalità di accesso ai dati, come abbiamo fatto rilevare fin dallo scorso mese di dicembre (vedi Comunità energetiche: le difficoltà di accesso ai dati delle cabine secondarie).

La società è partita laddove c’era un contesto favorevole per sperimentare il nuovo modello di condivisione dell’energia, a partire da un modello di business consolidato e con rischio finanziario molto limitato che in questa fase e anche nelle successive prescinde dal vantaggio dell’incentivo sulle Comunità energetiche.

Un segnale importante per le imprese che “ora sanno di poter condividere l’energia prodotta e non autoconsumata”, dice il responsabile di Bryo.

“Nel frattempo – aggiunge – abbiamo in pipeline un secondo progetto di CER, composto di otto soggetti, di cui quattro con autoconsumo limitato rispetto agli impianti FV che saranno realizzati e resi disponibili per la condivisione con consumatori puri”.

La gestione di volumi così importanti di energia lascia intravedere obiettivi di più ampio respiro e più lungo termine.

“Considerando la vicinanza dell’area al casello autostradale – rivela Gavanelli – coinvolgendo anche l’amministrazione locale, stiamo considerando l’opportunità di installare e alimentare colonnine per la ricarica di veicoli elettrici; a nostro avviso una modalità innovativa per l’utilizzo dell’energia prodotta dagli impianti della CER.”

La costituzione della prima CER, inizialmente prevista entro il 30 giugno, è stata spostata al 30 agosto.

“Dal punto di vista autorizzativo non ci sono grandi problemi – dice Gavanelli – sono impianti che si possono realizzare in tre settimane. Abbiamo già condiviso un format per lo statuto, il contratto di somministrazione dell’energia e quello della CER. Permane ancora qualche dubbio sul tema della fiscalità, ma contiamo di poter avere una fiscalità neutra”.

Bryo sta valutando l’adozione di una piattaforma per la gestione delle Comunità energetiche e adeguare la sua organizzazione in vista di questo nuovo business che si aggiunge a quelli storici.

“A brevissimo – aggiunge Gavanelli – metteremo a disposizione delle Amministrazioni socie di Con.Ami un format online di autovalutazione attraverso il quale le imprese nei diversi territori possano inserire i propri dati energetici e valutare con noi l’opportunità di aderire a una CER, anche coinvolgendo la stessa pubblica amministrazione”.

“È un percorso complesso, e sperimentale per certi aspetti, che ha richiesto un notevole impegno di risorse tecniche, ma siamo fiduciosi del buon esito del progetto anche grazie alle relazioni territoriali che abbiamo sviluppato”.

Questa impresa, così come altri soggetti interessati a questi progetti, spera che vi saranno importanti novità per uno sviluppo più snello delle Comunità energetiche, sia in fase di recepimento definitivo della direttiva europea che nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Nel frattempo, continueremo a segnalare idee e iniziative e a evidenziare gli ostacoli a una diffusione delle CER in Italia.

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