Più rinnovabili per tagliare un quarto dei consumi europei di gas

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Fotovoltaico, eolico e pompe di calore potrebbero ridurre la domanda Ue di gas di circa il 25% entro il 2030, equivalente al doppio delle possibili forniture dal Qatar in quello stesso anno.

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Centrare gli obiettivi dell’Unione europea su fotovoltaico, eolico e pompe di calore permetterebbe ai 27 Stati membri di ridurre entro il 2030 i consumi totali di gas di circa un quarto. Il volume risparmiato sarebbe pari al doppio del gas naturale liquefatto che la Ue potrebbe importare dal Qatar nello stesso anno.

È la conclusione dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa) in una nuova analisi secondo cui la principale risposta ai rischi geopolitici e alla volatilità dei mercati energetici dovrebbe essere una riduzione strutturale della domanda di combustibili fossili.

Un calo è già stato registrato negli ultimi anni: tra il 2021 e il 2024 la domanda di gas della Ue è diminuita di circa 78,5 miliardi di metri cubi, pari al 20%. La contrazione ha riguardato tutti i principali settori: i consumi domestici sono scesi del 24%, quelli industriali del 20%, quelli dei servizi commerciali e pubblici del 19% e la generazione elettrica e termica del 18%.

Il risultato, osservano gli analisti Ieefa, dipende dal contributo crescente arrivato dalla diffusione delle tecnologie pulite, oltre che dalle misure di contenimento adottate dopo la crisi energetica del 2022. Tra il 2022 e il 2024, infatti, nei Paesi Ue sono state installate circa 7,6 milioni di pompe di calore, con la Francia che ne ha installate il maggior numero (circa 2 milioni di unità), seguita dall’Italia (1,5 milioni) e dalla Germania (quasi 1 milione).

Sono stati aggiunti inoltre 146 GW di fotovoltaico con Germania, Spagna, Polonia, Italia, Francia e Paesi Bassi in testa. Gli impianti utility scale rappresentano il 39% della potenza FV cumulativa dell’Ue, mentre il resto è ubicato sui tetti, secondo SolarPower Europe. Infine, sono stati realizzati oltre 43 GW di eolico, con Germania, Finlandia, Svezia, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Polonia in cima alla lista.

Solo nel 2024, secondo le stime dell’istituto, la maggiore produzione da sole e vento e le nuove pompe di calore avrebbero evitato il consumo di 8,8 miliardi di metri cubi di gas, una quantità equivalente a circa due terzi del Gnl importato dal Qatar dalla Ue nello stesso anno.

Per ampliare questo effetto, l’Europa dovrebbe mantenere nei prossimi cinque anni un ritmo annuale di almeno:

  • 4 milioni di nuove pompe di calore;
  • 75 GW di fotovoltaico;
  • 22 GW di eolico.

Il raggiungimento di questi obiettivi consentirebbe alle tre tecnologie, da sole, di tagliare la domanda di gas di circa il 25% entro la fine del decennio.

La stima non comprende gli ulteriori risparmi che potrebbero derivare dall’efficienza energetica, dalla riduzione dei consumi e dalla trasformazione dei processi industriali. Il potenziale complessivo potrebbe quindi essere superiore a quello calcolato.

Il confronto con il Qatar serve a evidenziare la diversa portata delle due strategie. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione ha aumentato rapidamente gli acquisti di Gnl per compensare il crollo delle forniture russe: tra il 2021 e il 2025 le importazioni europee di gas liquefatto sono cresciute dell’84%, raggiungendo un massimo storico.

Questa diversificazione, tuttavia, non elimina l’esposizione dell’Europa alle crisi internazionali, alle interruzioni delle rotte marittime e alle oscillazioni dei prezzi. La crisi nello Stretto di Hormuz e i danni agli impianti di esportazione del Qatar mostrano, secondo l’istituto, la vulnerabilità di una sicurezza energetica basata su volumi crescenti di Gnl.

Accelerare rinnovabili, elettrificazione ed efficienza avrebbe invece un effetto permanente, riducendo il fabbisogno di importazioni e limitando l’impatto delle tensioni esterne.

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