Da quando è iniziato il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran con le conseguenti impennate dei prezzi delle fonti energetiche fossili sui mercati globali, il fotovoltaico ha permesso all’Unione europea di risparmiare circa 20 miliardi di euro in importazioni di gas.
In 137 giorni, dal 1° marzo al 15 luglio, la produzione elettrica degli impianti FV nei 27 Stati membri ha evitato l’acquisto di diversi miliardi di metri cubi di gas, “rafforzando la sicurezza energetica europea e proteggendo i consumatori dall’aumento dei costi dei combustibili fossili”.
Lo riporta SolarPower Europe, precisando che il risparmio medio giornaliero delle importazioni “evitate” grazie al fotovoltaico si attesta a 146 milioni di euro a livello Ue, una cifra superiore alla spesa quotidiana della Francia per la difesa (il bilancio della difesa francese per il 2025 ammonta a 52,3 mld €, ossia circa 143 milioni di euro al giorno).
Abbiamo chiesto via mail a SolarPower Europe di precisare come è stata calcolata la cifra dei 20 miliardi, ma al momento di pubblicare questo articolo QualEnergia.it non ha ricevuto una risposta.
A giugno, intanto, il fotovoltaico per la prima volta ha generato un quarto (25%) dell’energia elettrica complessiva nell’Ue, diventando la prima fonte di produzione davanti al nucleare e al gas.
La stessa associazione del solare europeo, nel Global Solar Market Outlook pubblicato a giugno, osserva che la guerra in Medio Oriente ha rafforzato l’importanza delle fonti rinnovabili per la sicurezza energetica, evidenziando che i conflitti geopolitici possono tradursi rapidamente in shock globali dei prezzi dei combustibili e rischi di approvvigionamento.
In particolare, le limitazioni al traffico nello stretto di Hormuz con i suoi effetti sulle forniture di gas e petrolio e sui relativi prezzi, ha contribuito a incrementare la domanda di impianti fotovoltaici, batterie, veicoli elettrici e altre tecnologie pulite, scrive SolarPower Europe.
Questa crisi geopolitica “dimostra che la dipendenza dalle importazioni di fonti fossili è una vulnerabilità strategica anche per le economie avanzate”. Insomma, le crisi energetiche e l’instabilità hanno sempre origine dal tradizionale sistema energetico e non certo dai piani di green deal, come parte dell’opinione pubblica prova ad insinuare.
Pertanto, “la prossima fase delle politiche di sicurezza energetica dovrebbe considerare il fotovoltaico (…) come un’infrastruttura strategica” da integrare con sistemi di accumulo, modernizzazione delle reti elettriche e diffusione delle tecnologie di flessibilità.
Fotovoltaici e rinnovabili per la sicurezza energetica europea
Già dopo l’invasione russa dell’Ucraina a febbraio 2022, il fotovoltaico è diventato uno strumento in grado di sostituire una parte delle importazioni Ue di gas da Mosca, si legge nel secondo capitolo del rapporto di SolarPower Europe, interamente dedicato al ruolo delle rinnovabili per la sicurezza delle forniture energetiche.
Nel 2022, si ricorda, l’Ue ha aggiunto 41,4 GW di nuova capacità fotovoltaica, con un aumento del 47% rispetto ai 28,1 GW installati nel 2021.
La produzione di elettricità da combustibili fossili nell’Ue è diminuita del 19% nel 2023, raggiungendo meno di un terzo del totale, mentre le rinnovabili hanno toccato una quota record del 44%.
Ogni chilowattora aggiuntivo generato dal fotovoltaico ha ridotto la necessità di utilizzare gas, carbone o petrolio per produrre elettricità, diminuendo così l’esposizione dell’Europa ai mercati internazionali dei combustibili fossili.
Nel 2024, la generazione da fotovoltaico ha superato per la prima volta quella da carbone nel mix elettrico dei 27 Stati membri: 304 TWh contro 269 TWh. Al contempo, le importazioni complessive di gas dalla Russia (via tubo e via nave) sono diminuite dal 45% del totale nel 2021 al 12% nel 2025, passando da 152 miliardi di metri cubi a 36 miliardi.
Parallelamente, dal 2021 alla fine del 2025, l’Ue ha installato 260 GW di capacità rinnovabile, di cui oltre l’80% sono impianti soalri fotovoltaici.
Ciò ha comportato un risparmio di 5,6 miliardi di euro per il gas che altrimenti sarebbe stato utilizzato per la produzione di energia nel solo 2025, secondo le stime della Commissione europea.
La produzione di elettricità eolica e fotovoltaica è aumentata di oltre il 50% negli ultimi cinque anni, evidenzia infine il rapporto, portando il contributo totale delle due fonti rinnovabili al 30% dell’approvvigionamento elettrico dell’Ue nel 2025, ormai davanti ai combustibili fossili.




























