Produrre batterie con maggiore densità energetica e con minore utilizzo di materie prime “controverse”, come il cobalto, è una sfida che si sono poste molte aziende che realizzano accumulatori per veicoli elettrici.

Così Panasonic, riporta l’agenzia Reuters, ha pianificato di incrementare del 20% nei prossimi cinque anni la densità energetica delle celle “2170” fornite a Tesla, e di commercializzare una versione a zero cobalto entro due o tre anni.

Ricordiamo che Panasonic è partner industriale di Tesla nella gigafactory del Nevada, dove produce le celle “2170” introdotte per la prima volta nel 2017 per la Model 3. Queste celle agli ioni di litio sono basate sulla chimica NCA, nickel-cobalto-alluminio.

La versione cobalt-free consentirebbe di rinunciare a una materia prima costosa e sui cui pendono diverse accuse a livello etico, perché il primo produttore mondiale di cobalto è il Congo, dove spesso le condizioni di lavoro nelle miniere non rispettano le più basilari norme di sicurezza e dignità delle persone e dove è anche frequente il ricorso al lavoro minorile.

Senza dimenticare i problemi di approvvigionamento sul lungo termine. A tal proposito si veda anche l’articolo Due criticità degli accumuli: il riciclo e la carenza di cobalto.

E la maggiore densità energetica permetterebbe di realizzare batterie più leggere e con una più elevata autonomia di percorrenza. Insomma, l’auto potrebbe fare più chilometri con una singola carica, anche se restano un po’ di questioni tecniche da risolvere e affinare.

Si tratta, in sostanza, come ha spiegato alla Reuters il dirigente di Panasonic Usa, Yasuaki Takamoto, di rinnovare la composizione chimica e l’architettura complessiva delle batterie, in modo da migliorare la sua stabilità termica.

Tesla intanto ha stretto accordi per le forniture di batterie anche con LG Chem e CATL; quest’ultima sta fornendo all’azienda di Musk batterie al litio-ferro-fosfato (LFP) che non contengono cobalto.

Ricordiamo poi che anche l’industria europea delle batterie al litio sta prendendo forma: in questi giorni la società svedese Northvolt ha raccolto 1,6 miliardi di dollari di nuovi finanziamenti per sviluppare due gigafactory in Svezia e Germania.