L’Unione europea vuole fare sul serio sugli Smr, gli Small modular reactors.
La Commissione ha lanciato il 10 novembre un invito a presentare contributi per definire la prossima strategia sui piccoli reattori modulari, la cui pubblicazione è prevista per la prima metà del 2026.
La consultazione ha una durata di quattro settimane e si concluderà il 4 dicembre 2025. L’intento è accelerare lo sviluppo e l’implementazione di questa tecnologia nel Vecchio Continente già nel prossimo decennio.
L’iniziativa, spiega la Commissione in una nota, parte da tre premesse: l’ambizione dell’Ue di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, l’impegno a eliminare gradualmente le importazioni di energia dalla Russia e quello per migliorare la competitività dell’economia dei Paesi membri.
Nel giugno 2025, la Commissione ha pubblicato il suo Programma illustrativo nucleare (Pinc), che offre una panoramica aggiornata degli investimenti nell’energia nucleare in tutta l’Ue, compresi gli Smr, come delineato anche nel Piano d’azione per un’energia a prezzi accessibili.
Oltre 10 Paesi membri, inclusa l’Italia, hanno espresso interesse nello sviluppo e nell’implementazione di Smr nel prossimo decennio nei loro Piani nazionali per l’energia e il clima aggiornati, spiega la Commissione nel documento (pdf) che accompagna la consultazione. Una scelta non esente da problemi.
Eppure secondo Bruxelles, le iniziative dell’industria e dei governi in questo campo rischiano di essere insufficienti senza un approccio comune a livello europeo.
La strategia per gli Smr si baserà sul lavoro dell’Alleanza industriale europea dei piccoli reattori modulari, lanciata nel febbraio 2024 e comprendente 350 membri, che hanno già individuato una selezione iniziale di progetti.
Nel settembre 2025 l’Alleanza ha approvato il suo piano d’azione strategico per il periodo 2025-2029, con la priorità di introdurre gli Smr nell’Unione europea nel prossimo decennio.
Questa ambizione è sostenuta sia da decisioni politiche che da finanziamenti, come il Net-Zero Industry Act, gli Ipcei (Importanti progetti di comune interesse europeo) e dal programma di ricerca e formazione Euratom.
L’inganno degli Smr
Come abbiamo spesso scritto, la scelta di puntare sul nucleare e sugli Smr è infarcita di criticità e andrebbe a sottrarre tempo e risorse finanziarie alle rinnovabili e all’efficientamento energetico (Nucleare: piccoli reattori modulari troppo costosi, lenti e rischiosi).
Gli Smr sono secondo molti una “reazione” a un problema reale: le nuove centrali nucleari su grande scala (1-1,5 GW) richiedono troppo tempo per essere costruite e sono troppo costose.
L’ultima grande centrale nucleare costruita negli Stati Uniti, quella di Vogtle, è costata tre volte il budget iniziale e ha richiesto il doppio del tempo previsto. Il nuovo reattore francese di Flamanville ha superato di oltre il 200% il budget, anch’esso con notevoli ritardi.
A questi problemi l’industria Smr sta cercando di rispondere, affermando che con componenti modulari prefabbricati si possano realizzare nuove centrali molto più velocemente, anche “in tre o quattro anni”.
Ma non è così. Diverse evidenze dimostrano rinvii e sforamenti anche per questa tecnologia. Un rapporto di JP Morgan (pdf), pubblicato lo scorso marzo, ha ad esempio analizzato gli Smr a livello globale, sottolineando come ne esistano, al momento, soltanto tre al mondo: uno in Cina e due in Russia, con un quarto in costruzione in Argentina.
L’analisi ha rilevato sforamenti di costo del 300% per il progetto cinese, del 400% per quello russo e del 700% per quello argentino. Tutte le unità promettevano tempi di costruzione di 3-4 anni, ma nei fatti ne sono serviti molti di più, fino a dodici.
Andare oltre il budget è la norma nei progetti nucleari: secondo uno studio recente della Boston University, in media i costi per le centrali nucleari si rivelano doppi rispetto ai budget iniziali. I progetti realizzati fino al momento della rilevazione (maggio 2025) hanno avuto uno sforamento medio del 102,5%.
Inoltre, un’analisi pubblicata su Pnas di alcuni scienziati della Stanford University e della University of British Columbia evidenzia come gli Smr, comparati con i reattori ad acqua pressurizzata (Pwr) di scala gigawatt, aumenteranno i volumi equivalenti dei rifiuti nucleari che richiedono gestione e smaltimento, smentendo quindi la tesi secondo la quale i piccoli reattori avrebbero portato una riduzione dei rifiuti associati alle centrali nucleari.



























